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    Direzione Pd | Cosa è successo oggi | Martina segretario reggente | E ora?

    Il segretario reggente Maurizio Martina.

    La Direzione Pd di lunedì 12 marzo, con Matteo Renzi grande assente, ha segnato l'inizio dell'iter verso l'elezione di un nuovo segretario. E ora cosa dobbiamo aspettarci? Anna Ditta, inviata al Nazareno

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 12 Mar. 2018 alle 20:31 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:28

    Lunedì 12 marzo 2018 si è tenuta a Roma la Direzione del Partito Democratico, la prima senza il segretario dimissionario Matteo Renzi dopo le elezioni politiche del 4 marzo che hanno sancito una sonora sconfitta per i dem (sotto il 20 per cento, quasi alla pari della Lega di Matteo Salvini) e il trionfo del M5s come primo partito assoluto (32 per cento). Qui il riepilogo dei risultati.

    La direzione del Pd è importante perché ha segnato l’iter verso l’elezioni di un nuovo segretario e anche per il confronto che ne scaturirà tra la minoranza del Pd, tra cui ad ad esempio Michele Emiliano (più incline a un’alleanza con il M5s), e i fedeli renziani, convinti che il Partito Democratico debba stare all’opposizione dopo il risultato del voto del 4 marzo.

    Cosa è successo oggi? Il riepilogo della giornata a cura di Anna Ditta, inviata al Nazareno

    Se il buongiorno si vede dal mattino, il Pd dopo Renzi non sarà poi così diverso dal Pd durante Renzi.

    La prima direzione del Partito democratico senza Matteo Renzi si pone sostanzialmente sulla linea presa dal segretario il giorno dell’annuncio delle sue dimissioni, ufficializzate oggi con la lettura della lettera di dimissioni da parte del presidente Orfini.

    “Staremo dove i cittadini ci hanno messo, cioè all’opposizione”, è il motto della giornata di oggi.

    Il segretario reggente, Maurizio Martina, ribadisce lo stesso concetto, ma con parole più incisive: “A Lega e Cinque Stelle dico, i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo!”.

    Non manca l’invito, abbastanza scontato, all’unita del Partito Democratico nel momento della difficoltà. “Governerò con la massima collegialità”, è la promessa.

    Mano a mano che arrivavano i membri della direzione hanno confermato che questa è la scelta del partito, escludendo un eventuale appoggio al M5S.

    Unica posizione apertamente contraria quella del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che parla di un appoggio esterno del Pd al Movimento, per aiutare a dare un governo all’Italia.

    Gli altri ignorano la provocazione di Enrico Lucci, conduttore di Nemo che, vestito da attivista penta stellato, supplica un sostegno al governo su presunte “convergenze” politiche.

    Dopo cinque ore di discussione, la direzione ha votato una mozione proposta dal segretario reggente Martina, con nessun voto contario e sette astenuti, presumibilmente appartenenti all’area di Michele Emiliano.

    Qui sotto alcuni dei commenti dei membri della direzione, filmati in diretta da TPI.

    Lo spettro della fine del Pd

    Domenica 11 marzo, a ventiquattro ore dall’inizio della Direzione Pd, il presidente Matteo Orfini, intervistato da Lucia Annunziata a In mezz’ora in più su Rai Tre, ha detto che un governo dei Cinque Stelle vorrebbe dire la fine del Pd. Orfini ha anche aggiunto che “sarebbe legittimo” che M5s e Lega si spartiscano le presidenze di Camera e Senato.

    Anche il ministro dell’Interno uscente, Marco Miniti, in un’intervista alla Stampa, ha dichiarato che ora per la prima volta il Pd rischia di scomparire.

    Cosa succede ora: quali sono le prossime tappe

    All’inizio di aprile sarà convocata un’assemblea nazionale del Pd, che deciderà se indire congresso e primarie o procedere all’elezione del nuovo segretario del partito direttamente in assemblea.

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