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    Di Battista dice no all’offerta di Di Maio: “Non mi candido alle elezioni europee”

    Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio
    Di Giovanni Macchi
    Pubblicato il 13 Mar. 2019 alle 16:44 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:07

    Il gran rifiuto di Di Battista. Secondo quanto riporta Repubblica, Dibba avrebbe detto di no alla proposta di Luigi Di Maio di candidarsi come capolista alle elezioni europee del maggio prossimo.

    Un no che fa rumore. Il ministro del Lavoro voleva usare Di Battista come “frontman” pentastellato da contrapporre ai big della Lega e del Partito Democratico.

    Niente da fare: Dibba al momento ha altri piani, come quello di rimettersi in viaggio, stavolta destinazione India.

    Ma non è tutto. È infatti un mese che di Di Battista si sono praticamente perse le tracce: niente ospitate in tv, niente dichiarazioni ufficiali, addirittura la diserzione dell’evento del Movimento Cinque Stelle che si è tenuto domenica 10 marzo a Milano, di cui doveva essere ospite d’onore.

    L’ultima apparizione televisiva di Dibba la ricordano in molti: era a La7, ospite di Giovanni Floris a Di Martedì, e se la prese con il pubblico che non lo stava applaudendo abbastanza.

    Da lì il silenzio. La frattura di Di Battista con i vertici del Movimento è sempre più profonda: Dibba non ha gradito la “salvinizzazione” dei pentastellati, la resa al leader della Lega su una serie di questioni che spaziano dalla Tap alla legittima difesa, passando per il caso Diciotti.

    Se da un lato Di Battista sembra spalleggiato da Grillo nel suo tentativo di riportare il Movimento ai valori delle origini, dall’altra tutto “l’apparato” pentastellato è schierato con Di Maio e intenzionato a portare a termine la legislatura, anche se questo dovesse significare ingoiare altri rospi e dire sì ad altre riforme leghiste.

    In questo contesto, le sparate di Di Battista sono state accolte con sempre maggiore freddezza, nel corso dei mesi, da deputati e senatori M5s.

    È come se Di Battista e Di Maio facessero parte di due movimenti diversi, uno di lotta e uno di governo. In questo scenario, il rifiuto di candidarsi alle elezioni europee appare sensato e comprensibile. Ma, allo stesso tempo, destinato ad allargare il fossato tra Dibba e il resto dei grillini, Di Maio incluso.

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