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    Ddl Zan, la garante per l’infanzia dell’Umbria: “Poligamia e incesto non saranno più tabù”

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 8 Lug. 2021 alle 17:33 Aggiornato il 8 Lug. 2021 alle 17:38

    “Nel decreto Zan il concetto di identità diventerà qualcosa che il cittadino può decidere arbitrariamente secondo la percezione del momento” così la Garante per l’Infanzia dell’Umbria Maria Rita Castellani in una nota di commento al disegno di legge che sarà votato il 13 luglio in Senato. Secondo Castellani, considerata vicina al senatore leghista Simone Pillon, il Ddl aprirebbe la strada a scenari inediti e caotici in cui ognuno potrà legarsi a chi vuole e decidere in base al momento chi essere, derogando alle leggi dello Stato e mettendo in discussione l’educazione e il concetto di famiglia.

    “Ogni desiderio sarà considerato un bisogno”, scrive la Garante per l’infanzia, “e il bisogno un diritto: il sesso biologico non avrà più importanza, conterà il sesso culturale, cioè quello percepito. E si potrà scegliere l’orientamento sessuale verso cose, animali e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia e l’incesto non saranno più un tabù ma libertà legittime”.

    Un’interpretazione che ha scatenato la dura reazione di associazioni vicine al mondo Lgbtqi, partiti e sindacati. “Castellani, nel suo ruolo di Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Umbria, ha realizzato un’acrobazia pericolosa in bilico tra propri convincimenti personali, pregiudizi inqualificabili e retorica da militante politica”, ha scritto l’associazione Omphalos Lgbti di Perugia in una lettera inviata alla Presidente della Regione Umrbia, Donatella Tesei. 

    Intervista da La Repubblica, Castellani ha chiarito che nel suo comunicato voleva dipingere “uno scenario possibile”, in virtù del fatto che “ci sono già proposte internazionali, che documenterò, e che prospettano quello che io ho scritto”. “Se l’identità è qualcosa di percepito, e non è qualcosa di oggettivo, allora io posso voler essere un gatto. E dire io sono un gatto. Poi lei mi dirà ma no, lei è una donna. E io potrei zittirla dicendole che lei è omofobo, perché non riconosce il modo in cui io mi percepisco”, ha continuato la Garante.

    “Questo non solo a livello singolare, individuale, ma anche molteplice: nel senso che io potrei voler essere più persone. Guardi, forse in Italia sentiamo solo gli echi di queste realtà ideologiche fortissime che si stanno diffondendo negli Stati Uniti, in Sudamerica e in Nord Europa”. Un’ideologia che secondo Castellani sta prendendo il sopravvento, che potrebbe sembrare “salvatrice dell’umanità”, ma che come ogni altra ideologia potrebbe celare una “malvagità intrinseca”. “Come la libertà assoluta: Io sono normativo a me stesso, quindi sarò io a decidere chi sono, cosa faccio, cosa voglio. E questo, per me, mette in discussione l’educazione, in primis, e poi la famiglia e lo Stato”, ha spiegato.

    “La mia non è una battaglia contro qualcuno – ha sottolineato – Io ho sentito il dovere morale, e anche civico, di descrivere uno scenario possibile, che non è esplicitato nel Ddl, ma che mi sembra implicito. Perché ci sono i sentori di quello che può accadere. È difficile oggi in Italia avere un’idea diversa da quella che sta viaggiando in senso unico in tutto l’Occidente”, ha concluso Castellani.

     

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