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    Da Roma a Trieste: forze dell’ordine in balia dei criminali? No, solo di errori umani

    Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega e gli agenti scelti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego

    Come il carabiniere accoltellato a Trastevere, anche per i due poliziotti uccisi in Friuli non è questione di impreparazione o cattivo equipaggiamento: la verità è che cerchiamo di eludere la risposta più semplice

    Di Luca Telese
    Pubblicato il 5 Ott. 2019 alle 13:14 Aggiornato il 7 Ott. 2019 alle 12:25

    Sparatoria Trieste | Poliziotti e carabinieri in pericolo? No, solo errori umani

    È colpa dello Stato, erano impreparati perché i loro superiori li mandano allo sbaraglio, erano male equipaggiati perché non ci sono fondi per la sicurezza, è colpa delle fondine che erano obsolete, è colpa di Conte, no, è colpa di Salvini, forse è colpa di Di Maio. È colpa della politica che non li paga bene. C’è davvero qualcosa di folle, illogico e insensato in questo rito collettivo, in questo continuo bisogno di un capro espiatorio, in questo rumoroso coro di ipocriti, in questi soloni intenti a inseguire il lavacro purificatore delle coscienze.

    Purtroppo, a Trieste come a Trastevere non c’è nessun altro colpevole se non l’errore umano. E – si tratti carabinieri o di poliziotti, si tratti di uomini equipaggiati bene o male – quando hai una pistola e sbagli, in un modo o nell’altro, ci può scappare il morto. E quando non hai una pistola e sbagli, in un modo o nell’altro, ugualmente ci può scappare il morto.

    La verità è che se cerchiamo tutte le possibili risposte, rispetto alla tragedia di due uomini morti, o di un carabiniere ucciso, ma eludiamo la risposta più semplice, è ovvio che sia difficile capire. E noi – i media, la stampa, le autorità – abbiamo difficoltà a prendere atto che esiste l’errore umano, siamo culturalmente e socialmente impreparati ad accettare l’errore.

    Come se lo sbaglio fosse una macchia, un’onta, come se l’errore sminuisse il valore delle vite. Mentre è esattamente il contrario, e la lezione che dovremmo apprendere da questi due corpi rimasti a terra – invece – è che tutti sbagliano, tutti possono avere un momento di buio, soprattutto i migliori, tutti possiamo sbagliare.

    Poi, certo: la fondina dovrebbe avere il cinturino di fermo. Gli agenti dovrebbero essere pagati di più. Lo Stato ha la coda di paglia perché non paga gli straordinari. I politici da almeno dieci anni ripetono tutti: diamo più soldi alle forze dell’ordine (ma evidentemente questi soldi non arrivano). Il fatto è che il dolore della verità spesso è insostenibile per chi resta, per tutti noi. Ma prendiamo atto che si può sbagliare, in qualsiasi momento, e che imparare dagli errori è l’unico esercizio in cui gli uomini sono ancora più bravi delle macchine.

    Ricordiamo questi uomini come eroi della normalità, agenti che hanno pagato un tributo enorme alla follia criminale di due energumeni violenti e assassini. Ma impariamo tutti, prima di ogni altra cosa, che l’errore non nega il valore. Ci convive. Ed è proprio la lotta tra questi due concubini – l’errore e il valore – che decide, secondo il capriccio del fato, dei nostri destini e delle nostre vite.

     

     

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