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    Salvare il pianeta costa, anche a livello elettorale. La politica rifugga i populismi e firmi un patto sociale

    Uccidere un intero settore (come può essere quello della produzione di imballaggi) è solo incapacità della politica di governare le trasformazioni

    Di Giulio Cavalli
    Pubblicato il 4 Nov. 2019 alle 17:17 Aggiornato il 4 Nov. 2019 alle 18:04

    Plastic tax: salvare il pianeta costa, anche a livello elettorale

    Salvare il pianeta costa. E se nessuno vuole pagare è un problema. Il problema non è solo la tassa sulla plastica (in tutte le modulazioni che potrà prendere, se alla fine davvero passerà) ma è soprattutto nell’atteggiamento di chi davvero è convinto che la questione ambientale e la conversione ecologica siano risolvibile con buone intenzioni, belle parole e l’impegno minimo quotidiano di tutti i cittadini.

    Se è vero che di fronte al negazionismo e alla sottovalutazione del tema ora finalmente si assiste almeno a una timida presa di coscienza (non dappertutto, per carità, flebili segnali) è anche vero che la complessità del fenomeno andrebbe presa in considerazione: ribaltare le abitudini e i consumi, soprattutto a livello industriale, richiede investimenti enormi e una predisposizione a stravolgere alcune abitudini di vita.

    Quella parte politica che giocherà tutta la propria propaganda nel “non possiamo permetterci di pagare per salvare il pianeta” aggiungerà danno al danno, puntando su un conservatorismo che nuoce a un cambiamento non più differibile (su questo sono d’accordo tutti gli studiosi) e che richiede provvedimenti drastici.

    Sia chiaro: uccidere un intero settore (come può essere quello della produzione di imballaggi) è solo incapacità della politica di governare le trasformazioni (dovrebbe essere il suo lavoro, tra l’altro) ma opporre un mero status quo della situazione attuale non ha nessun senso.

    Di provvedimenti sulla plastica negli imballaggi ne sono stati presi negli anni scorsi da diversi Paesi europei e nessuno si è ritrovato devastato dalle riforme. Nessuno. Certo: si chiede all’industria di accelerare la ricerca, l’innovazione e la conversione dove serve ma questo accade in ogni Stato moderno, da sempre.

    Salvare il pianeta costa anche a livello elettorale, sì. Per questo sarebbe il caso di prendersi la responsabilità di parlare chiaro agli elettori rifuggendo da facili populismi (anche se il periodo non è tra i migliori) e da inutili banalizzazioni: per risolvere la crisi ambientali non bastano e non basteranno comportamenti più responsabili come abbassare di un grado il riscaldamento domestico o impegnarsi a usare meno l’automobile.

    Bisogna andare di fronte agli elettori e al mondo delle imprese e dire “firmiamo un patto sociale, ognuno con le sue responsabilità, per affrontare il futuro”. È sempre successo nei periodi di crisi, di crisi di qualsiasi natura. Non si vede perché non dovrebbe accadere ora.

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