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    Chi è davvero Navalny (di Pietro Guastamacchia)

    Di Pietro Guastamacchia
    Pubblicato il 28 Gen. 2021 alle 19:16 Aggiornato il 29 Gen. 2021 alle 11:23

    Alexey Navalny, avvocato 44enne, attivista contro la corruzione è forse il russo più famoso al mondo oggi dopo Vladimir Putin. I due infatti sono sempre più appaiati per soddisfazione del primo e disgusto del secondo. Il posizionamento politico in Russia si è sempre tracciato con l’accetta e o eri con Putin o eri contro di Putin, e Navalny che capito bene il gioco ora si è fagocitato il secondo campo aggiornando l’equazione a: o sei con Putin o sei con Navalny, binomio ovviamente tutto a vantaggio del secondo. Navalny, c’è da dire, la sua posizione se l’è guadagnata con l’attivismo la tenacia e il sangue freddo davanti al rischio costante di lasciarci la pelle ma anche grazie a una dose notevole di trasformismo.

    Nel lontano 1999 Alexey Navalny entra a far parte del piccolo partito Yabloko (Mela). In una Russia tumultuosa che usciva da un decennio disastroso il piccolo partito offriva una piattaforma liberale di attivismo politico. Influente solo a tratti nella vita politica moscovita il partito non lascia il segno sulla stagione ma è dove diverse anime di quella che diverrà l’opposizione a Putin s’incontrano.

    I primi dieci anni del nuovo millennio sono gli anni in cui Alexei Navalny si avvicina sempre di più alle idee del nazionalismo russo. Per comprendere le motivazioni è necessario capire che la Russia di quegli anni si trova davanti a un dubbio, mai realmente risolto, se mantenere l’eredità geopolitica dell’Unione Sovietica salvando la struttura dell’impero multietnico e multireligioso già fortemente compromessa dal crollo dell’URSS oppure concentrarsi solo sul miglioramento della parte più etnicamente russa.

    La sfida geopolitica di Vladimir Putin è tutta orientata alla prima opzione, Navalny si butta sulla seconda. L’intervento militare russo in Caucaso apre una nuova stagione di terrorismo nella capitale russa, i sentimenti xenofobi e islamofobi si diffondono rapidamente. Per riportare l’equilibrio nel caucaso russo Putin, dopo una massacrante campagna militare, inaugura un sistema basato su sanguinari potentati locali fedeli a Mosca, tra cui il più celebre è quello di Kadyrov in Cecenia. Il caucaso diventa così una colonna portante del consenso del potere putiniano. Aleksey Navalny adatta la sua retorica a questa nuova fase politica.

    Nel 2006 decide di partecipare alla Russki March (Marcia Russa) raduno di forze xenofobe dell’ultradestra russa, nel 2007 fonda il movimento patriottico Narod (Popolo). Del 2007 è uno dei suoi video più controversi in cui paragona gli abitanti musulmani del caucaso settentrionale a scarafaggi contro cui consiglia di usare la pistola.

    In recenti interviste, Aleksei Navalny ha ammesso che oggi non si esprimerebbe più in quel modo ma non ha ritrattato i contenuti. Altro punto controverso del passato nazionalista di Aleksey Navalny è il supporto alle operazioni di guerra del 2008 contro la Georgia a favore dell’intervento russo in Ossezia del Sud e Abkhazia e la richiesta di espulsione di tutti i cittadini georgiani dalla Federazione Russa. Nel 2011 Navalny partecipa alla campagna “Stop Feeding The Caucasus” (basta sostenere il Caucaso) sottolineando come Mosca sostenga regimi sanguinari a discapito degli interessi dei russi e degli abitanti stessi di quelle regioni.

    Con il passare degli anni il suo canale Youtube cresce in popolarità grazie anche al cambiamento della situazione politica russa. La crescita stabile delle condizioni di vita dei cittadini russi, che ha caratterizzato i primi dieci anni della presidenza Putin rallenta, nel paese si affaccia una nuova generazione che avanza sempre più richieste in termini di benessere e di democrazia.

    Il sistema di potere usato da Putin nei primi anni arranca, gli uomini vicini al presidente sono vittime di scandali di corruzione, le elezioni politiche e locali sono sempre più una farsa e l’immagine inscalfibile di Putin stesso perde per la prima volta smalto. L’opposizione guadagna forza, tra il 2011 e il 2013 una serie di manifestazioni note come rivoluzione bianca portano dopo anni l’opposizione russa sulle pagine dei giornali internazionali. Navalny è tra i leader della protesta assieme ad un’altra figura di spicco: Boris Nemtsov.

    Di lì a poco la politica estera travolge la politica interna russa, l’esplosione del conflitto in Ucraina prima e l’intervento russo in Siria poi monopolizzano il dibattito interno, la Russia è sotto attacco politico da ogni fronte tuonano i talk show televisivi il paese si ricompatta attorno al suo presidente e il rating di Putin torna alle stelle. Boris Nemtsov che nel 2014 si era schierato contro l’intervento russo e lavorava a un dossier sulla presenza di truppe russe in Donbass finisce ammazzato nel febbraio 2015, a colpi di pistola e due passi dal Cremlino.

    Aleksei Navalny in questa fase è ondivago, se da un lato continua ad attaccare Putin sul tema della corruzione dall’altro non si sbilancia sull’attualità internazionale. Costretto agli arresti domiciliari per un caso di corruzione che lui definisce “fabbricato ad arte” in una celebre l’intervista di Aleksey Venediktov caporedattore di Radio Echo di Mosca alla domanda “se lei diventasse presidente restituirebbe la Crimea all’Ucraina?” Navalny gira intorno rispondendo “la Crimea non è mica un panino al prosciutto che si prende e si restituisce così”, risposta che gli costa le critiche di altri oppositori come Garry Kasparov, nonché l’ira di mezza Ucraina.

    È nel 2016 che Aleksei Navalny entra nel personaggio conosciuto oggi da mezzo mondo quando annuncia di voler correre alle presidenziali del 2018 contro Vladimir Putin, il quale compie l’errore più grosso: quello di non raccogliere la sfida. Più che per Putin, Navalny è un problema per i suoi uomini, il team di attivisti, che nel frattempo si è arricchito di altri giornalisti e avvocati come Liubov Soboll, continua a proporre inchieste contro governanti, banchieri, imprenditori e star della TV. In molti fanno pressione per fermare la sua corsa. A pochi mesi dalla sua candidatura la corte di Kirov riapre un procedimento per corruzione sospeso in passato e annulla di fatto la sua possibilità di candidarsi. Alle elezioni del 2018 Putin corre praticamente da solo e porta a casa un solido 77 per cento di consensi.

    L’occasione per la vendetta arriva con le elezioni per la Duma di Mosca nel 2019, Navalny e il suo movimento rilanciano sulla piattaforma un sistema di “smart voting” per far confluire tutti i voti dell’opposizione in ogni circoscrizione su un candidato solo opposto a quello di Russia Unita, il partito di Putin. I risultati si vedono in alcuni casi sono eletti perfetti sconosciuti.

    Il resto è storia recente, il 20 Agosto 2020 Navalny si accascia al suolo sul volo che da Tomsk doveva riportarlo a Mosca, dopo giorni di agonia in un ospedale a Omsk la famiglia riesce ad ottenere il trasferimento in Germania. A Berlino i medici certificano l’avvelenamento tramite utilizzo di una sostanza nota come Novichok, utilizzata dai servizi russi. Mosca nega tutto ma in uno spettacolare video Navalny riesce a contattare un funzionario dei servizi segreti russi pretendendo di essere un alto ufficiale.

    Nella telefonata, realizzata grazie all’aiuto di Bellingcat, Navalny riesce estorcere rivelazioni compromettenti sul coinvolgimento dei servizi russi nel suo avvelenamento. Rimesso in salute Navalny torna in Russia il 17 gennaio dove viene arrestato al suo atterraggio per aver violato la sua custodia cautelare. Mentre è trattenuto dagli agenti il suo team rilascia una video inchiesta su un palazzo sfarzoso sul Mar Nero che dovrebbe appartenere a Vladimir Putin, il lusso sfrenato e l’ostentazione di ricchezza vengono sbattuti sullo schermo assieme a considerazioni sul bassissimo standard di vita dei cittadini russi. Il video raccoglie oltre 40 milioni di visualizzazioni in tre giorni. Navalny non se la prende più con gli uomini del presidente, se la prende direttamente con Vladimir Putin.

    La sfida è lanciata ma come scrive Leonid Ragozin, la Russia non è spaccata in due, anche se a entrambi i protagonisti di questa sfida farebbe molto piacere, ma in tre. Due minoranze una molto giovane e agguerrita che supporta Alexey Navalny e una molto ricca e potente che supporta ciecamente il presidente Putin, in mezzo c’è la terza, una massa di oltre 100 milioni di persone che ha tollerato Putin poiché vedeva in lui un beneficio, e che potrebbe accarezzare l’idea di sostenere Navalny, ma che potrebbe altresì scaricarlo immediatamente se dovesse diventare un fattore di instabilità.

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