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ESCLUSIVA TPI – “Salvini ci chiese di spiare le ong per far aprire un’inchiesta”: parla la talpa della Lega

In esclusiva video, l'ex poliziotto Pietro Gallo racconta del suo ruolo a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children e dei rapporti con Matteo Salvini e il suo entourage

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 13 Feb. 2019 alle 14:08 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:03

“Salvini voleva essere aggiornato di tutte le anomalie che noi riscontravamo nel Mediterraneo. Io ho consegnato tutto ciò che avveniva sulla nave Vos Hestia di Save The Children. Cercavano un qualcosa per aprire un’inchiesta”.

L’ex poliziotto Pietro Gallo dice di essere pentito per il ruolo che ha avuto in quella che è poi diventata la “macchina del fango delle ong”, la polemica contro le organizzazioni non governative impegnate nei salvataggi di migranti nel Mediterraneo centrale. In esclusiva video a TPI racconta del suo ruolo a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children e dei rapporti con Matteo Salvini e il suo entourage.

Tra il 2016 e il 2017, quando lavorava come agente di sicurezza a bordo della nave, Gallo fornì informazioni e registrazioni sulle ong ai servizi segreti e allo staff di Matteo Salvini; le sue azioni contribuirono a trasformare i salvataggi in mare in un argomento politico controverso e le ong nell’avversario principale di opinionisti e forze politiche contrarie all’immigrazione.

Quando è salito sulla Vos Hestia?

Sono salito a bordo della Vos Hestia il 5 settembre 2016 e avevo il compito della sicurezza a bordo una volta imbarcati i migranti. Vedevamo gli scafisti accompagnare i migranti vicino a queste navi del soccorso umanitario e poi tornavano indietro.

A chi ha proposto inizialmente di fare da talpa?

Inzialmente a nessuno, cercavamo un modo per far uscire quella verità fuori.

Però poi avete contattato i partiti politici.

I partiti li abbiamo contattati dopo aver segnalato le anomalie alle istituzioni. Inizialmente abbiamo mandato un’informativa ai servizi segreti italiani, all’Aise. L’aspetto politico è subentrato in un secondo momento quando, dopo aver informato le autorità italiane non era successo niente.

In che modo vi siete messi in contatto con i partiti?

Abbiamo cominciato a contattare diversi partiti politici, non solo la Lega, anzi, la Lega è stato uno degli ultimi. Abbiamo scritto ad Alessandro Di Battista, che non ci ha risposto. Abbiamo provato a contattare la segreteria di Fratelli d’Italia senza nessun riscontro.

Alla fine abbiamo chiamato la segreteria della Lega a Milano e dopo averla contattata, in dieci minuti, ci ha ricontattato subito l’attuale ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Lei ha parlato direttamente con Salvini?

No, ci ha parlato la mia collega. La Lega ci ha fatto richiamare da Salvini, abbiamo raccontato i fatti come si svolgevano nel Mediterraneo, le cose che ci sembravano strane.

Quel giorno eravamo a Trapani e lui voleva scendere per confrontarsi, ma non ci fu occasione perché dovemmo subito imbarcarci nuovamente. E non si concluse questo incontro.

Come vi eravate accordati?

Dovevamo incontrarci allo sbarco successivo, cosa che non avvenne.

Voi che cosa dovevate dargli?

In quella telefonata lui ci mise in contatto con un suo collaboratore, eravamo rimasti che gli inviavamo tutte le anomalie che riscontravamo nel Mediterraneo.

Salvini voleva essere aggiornato di tutte le anomalie che noi riscontravamo nel Mediterraneo.

Lei ha consegnato anche un audio ai suoi intermediari?

Io ho consegnato tutto ciò che avveniva sulla nave Vos Hestia nel Mediterraneo. Cercavano un qualcosa per aprire un’inchiesta.

Quindi questa richiesta è arrivata da loro?

Si, è arrivata da loro.

Come mai ha deciso di tirar fuori questa storia adesso?

Adesso perché in realtà, in questo momento, come soggetto mi sento abbandonato dallo Stato, e il ministro Salvini rappresenta lo Stato.

Perché il suo comportamento si discosta completamente da quelle che erano le mie, le nostre intenzioni. Noi ci eravamo imbarcati sulla nave non per fare le talpe, ma per salvare delle persone.

Come si sono diradati i rapporti con Salvini e la Lega?

Il 30 novembre si chiude il primo contratto e scendo dalla nave. Si chiudono anche i rapporti con l’enturage di Salvini. Ma rispetto a quanto si dice, non ho mai chiesto un posto di lavoro a Salvini.

Non le era stato detto che in qualche modo veniva protetto per la sua attività?

Quando avevamo fatto presente “guardate che qua se esce fuori qualcosa perdiamo il lavoro”. Dall’altra parte ci era stato risposto di non preoccuparci.

Dall’altra parte chi?

Dall’entourage di Salvini, da Salvini. Non a me personalmente ma alla mia collega. Però le promesse sono state disattese.

Si è pentito di quello che ha fatto?

Pentito di aver dato delle informazioni a un partito politico, sì. Pentito delle segnalazioni che ho fatto no. Perché le segnalazioni non erano per infangare le ong. Certo non mi aspettavo che venissero così tanto strumentalizzate.

Lei racconta di aver subito di minacce?

Sì, ho ricevuto minacce di morte a fine 2018. Ho ricevuto una lettera con proiettile dove c’era scritto il mio nome, quello del ministro Salvini e quelli di due altri operatori che erano a bordo uno della Iuventa, uno a bordo della Vos Hestia.

Ha fatto comunicazione al ministro Salvini di queste minacce?

Sì, immediatamente, all’entourage del ministro e alla segreteria del capo della Polizia. Senza ottenere risposta. Ma una risoluzione del problema, quantomeno una solidarietà.

Ha sentito la risposta del ministro Salvini in merito all’interrogazione parlamentare del question time del 30 gennaio sulle sue rivelazioni?

Sì ma Salvini non ha risposto. Non è stato chiaro nella sua risposta, è stato evasivo. Però Salvini in un articolo ha ammesso di aver incontrato la mia collega a Milano e ha anche detto che è una ragazza coraggiosa e valida.

Quale è stato il ruolo di Cristian Ricci, responsabile della Imi Service, in questa storia?

Cristian Ricci non era assolutamente a conoscenza delle relazioni che abbiamo inviato all’Aise e dell’interrogazione con Salvini. Lui curava l’aspetto commerciale.

Le dichiarazioni di Gallo sono state considerate attendibili dagli organi giudiziari italiani. La procura di Trapani ha indagato 20 persone, tra comandanti delle navi e volontari delle ong Jugend Rettet, Save the Children e Medici senza frontiere.

Attualmente sono in piedi tre procedimenti: uno nella procura di Trapani, sulle navi Juventa, Vos Prudence e Vos Hestia, uno della procura distrettuale di Catania sulla motonave Aquarius, e una di Ragusa sulla motonave Open Arms.

Le altre sono state archiviate. La procura ha sempre precisato: gli eventuali reati sono avvenuti esclusivamente per salvare vite umane.

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