Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » News

Esclusiva TPI: L’ex segretaria di Bossi accusa anche Giorgetti: “I milioni della Lega usati per licenziare i dipendenti”

La seconda parte dell'inchiesta sui fondi della Lega: dopo le rivelazioni che incastrano Salvini e Maroni, la storica segretaria di Umberto Bossi tira in ballo anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "Il partito aveva tanti soldi ma lui mi chiese di stanziare un milione per mandare via i nostri lavoratori". A confermarlo sono anche due ex impiegati del Carroccio

Di Giuseppe Borello e Andrea Sceresini
Pubblicato il 31 Ott. 2018 alle 10:39 Aggiornato il 8 Gen. 2020 alle 20:23

.
ESCLUSIVO • The Post Internazionale (TPI.it) di Giuseppe Borello e Andrea Sceresini – “Giorgetti mi disse che bisognava mettere da parte un milione di euro per incentivare il personale a licenziarsi”. A parlare è ancora Daniela Cantamessa, la ex segretaria di Umberto Bossi, intervistata in esclusiva da Giuseppe Borello e Andrea Sceresini per la seconda parte dell’inchiesta di TPI sui fondi della Lega (qui la prima parte dell’inchiesta, in cui Cantamessa accusa Salvini).

“All’epoca (nei mesi successivi alle dimissioni di Bossi, nda) avevamo 40 milioni in cassa”, ricorda Cantamessa. “Tutte le attività vennero esternalizzate con spese allucinanti e il personale interno fu liquidato, nonostante costasse solo 4 milioni all’anno. Cosa pensammo? Che ci fosse in atto un’azione per chiudere la Lega”.

Così, secondo la ex segretaria del Senatur, sarebbero “scomparsi” i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali su cui sta indagando la magistratura. Dopo la prima parte dell’inchiesta di TPI, la donna è stata interrogata dai pm di Genova.

La cacciata dei dipendenti, secondo Daniela Cantamessa, sarebbe stata perfettamente funzionale all’operazione. “Il concetto era semplice”, spiega. “Io prendo dei mercenari e li pago per fare ciò che devono fare. I dipendenti, essendo anche militanti, avrebbero certamente rotto le scatole. Perciò andavano licenziati”.

E i licenziamenti effettivamente ci furono: tra il 2015 e il 2017, infatti, la quasi totalità dei dipendenti leghisti venne messa in mobilità.

TPI hanno intervistato anche due ex impiegati del Carroccio, Roberto Callegari e Andrea Tampieri, i quali confermano le parole di Cantamessa.

“Dopo le dimissioni di Bossi tutti i soldi sono stati sperperati “, dicono. “Fu acquistato, ad esempio, un nuovo programma di contabilità che poi si rivelò inutilizzabile. Il costo, in questo caso, fu di 80mila euro. Anche altre attività furono esternalizzate, comprese quelle relative ai nostri licenziamenti. Siccome non avevano le palle per lasciarci a casa, il lavoro sporco lo hanno fatto fare alla PricewaterhouseCoopers”.

Questa è la seconda puntata dell’inchiesta di TPI su come sono svaniti nel nulla i soldi della Lega. Se hai notizie o vuoi contribuire a questa inchiesta scrivi a inchieste@tpi.it 

Nel portare avanti questa inchiesta ai due giornalisti Giuseppe Borello e Andrea Sceresini è stato impedito di riprendere la facciata esterna della storica sede milanese del Carroccio di via Bellerio.

Nella prima parte di questa inchiesta Daniela Cantamessa, storica ex segretaria di Umberto Bossi, ha accettato di parlare a volto scoperto per la prima volta in esclusiva a TPI dei 49 milioni della Lega svaniti nel nulla.

Nella video-intervista la donna racconta che, finché c’era Bossi, le casse della Lega erano piene (circa 40 milioni di euro). Quando arrivò Roberto Maroni le finanze del Carroccio furono letteralmente dilapidate in poco più di due anni.

Il tutto con l’assenso di Matteo Salvini, che non mosse un dito nonostante la stessa Cantamessa gli avesse espressamente chiesto spiegazioni su cosa stesse accadendo alla Lega, allarmata perché le casse si stavano svuotando.

Dopo la pubblicazione dell’intervista esclusiva di TPI, i pm di Genova hanno sentito Daniela Cantamessa nell’ambito dell’inchiesta sui 49 milioni della Lega.

“Fino a quel giorno ero convinta che Salvini fosse uno di noi”, ricorda la donna nell’intervista. “Gli dissi ‘fai qualcosa che qui stanno sparendo tutti i soldi’. Lui mi ascoltò ma non si sbilanciò…”. 

A partire dal 2012 buona parte delle attività contabili e amministrative – fino a quel momento gestite internamente al partito –  furono esternalizzate con subappalti costosissimi a società terze spesso proposte dallo stesso Maroni.

I militanti ex dipendenti della Lega, come la donna che oggi ha deciso di vuotare il sacco, furono licenziati o messi in cassa integrazione proprio in quegli anni della grande abbuffata maroniana.

Leggi anche: Esclusivo TPI, ex tesoriere Lega: “I 49 milioni? Li abbiamo spesi scientemente. Salvini era d’accordo”

Nella terza parte dell’inchiesta, ha parlato per la prima volta l’uomo che sottoscrisse le spese che determinarono, nel giro di pochi mesi, il quasi totale svuotamento delle casse del Carroccio. Si tratta di Stefano Stefani, tesoriere della Lega durante la segreteria di Maroni e successore di Francesco Belsito.

Incalzato dalle domande di Giuseppe Borello e Andrea Sceresini, in una intervista inedita ed esclusiva per The Post Internazionale, Stefani ammette: “Io non contavo un cazzo, ero un mero esecutore”.

Parte dei 40 milioni rimasti in cassa dopo le dimissioni di Bossi – frutto, almeno parzialmente, dei rimborsi elettorali nel mirino della magistratura – sarebbero stati spesi in modo ingiustificato, assumendo costosissimi professionisti esterni “amici di Maroni” e finanziando la campagna elettorale del futuro governatore della Regione Lombardia.

“Feci presente più volte a Maroni e Salvini, sia in pubblico che in privato, che si stava spendendo troppo e troppo in fretta – dice Stefani -. Mi fu detto che non potevamo fare altrimenti, perché in quel momento eravamo sotto schiaffo”.

“Nessuno, all’interno del Consiglio Federale, si oppose a questa politica – ribadisce l’ex tesoriere -. Tantomeno Salvini, che all’epoca aspettava solo di diventare segretario”.

Il ministro dell’Interno e leader leghista Matteo Salvini ha sdoppiato in due il suo partito. Due formazioni parallele con statuti e simboli diversi. Il tesseramento taglia a metà la penisola: a Nord è (ancora) la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. A Sud, la Lega per Salvini Premier. E, al telefono con TPI, gli uffici della Lega sostengono di “essere stati costretti a farlo per questioni giudiziarie”

di Ambra Orengo e Sara Del Dot inviate a Milano – Marta vive a Milano e Giacomo è di Taranto. Entrambi si sono iscritti alla Lega, ma le tessere che hanno ricevuto non sono uguali. Su una c’è scritto Lega – Salvini Premier, sull’altra Lega per Salvini Premier. A cambiare, all’apparenza, è soltanto il simbolo. In realtà è qualcosa che ha a che fare con i quasi mille chilometri che li separano.

Per chiarirlo, TPI ha chiamato il numero dedicato al tesseramento, reperibile sul sito della Lega. “Se lei è di Milano deve tesserarsi sul sito leganord.org. Il suo fidanzato pugliese, invece, deve accedere al link tesseramento.legapersalvinipremier.it”.

Chi risponde indirizza le persone a due link diversi in base alla provenienza geografica. E se le si chiede se le due tessere saranno quindi diverse, risponde: “Hanno lo stesso significato, sono tutte e due tessere da sostenitore. Diciamo che quella che si fa a Milano, dalla Valle D’Aosta a Marche e Umbria, è compresa come Lega Nord, e invece quelle che si fanno dal Lazio in giù sono Lega per Salvini Premier”. [Continua a leggere]

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Mostra tutto
Exit mobile version