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Tutti contro il decreto sicurezza Salvini: Bologna e Torino votano la sospensione

Matteo Salvini. Credits: Tiziana Fabi/AFP/Getty Images

Anche il capoluogo emiliano, dopo quello piemontese, ha approvato a maggioranza un ordine del giorno per bloccare le nuove misure e difendere il sistema Sprar

Di Massimo Ferraro
Pubblicato il 2 Nov. 2018 alle 10:22 Aggiornato il 2 Nov. 2018 alle 10:23

La rivolta contro il decreto sicurezza Salvini passa per le città. Prima Torino, con i voti del Movimento 5 stelle e del Pd, poi Bologna – ma qui il M5s si è astenuto – hanno approvato un ordine del giorno per chiedere la sospensione del decreto.

In questo modo si vorrebbe bloccare, almeno in via transitoria – cioè finche il decreto non concluderà il suo iter parlamentare – le disposizioni previste nel testo voluto dal ministro dell’interno Matteo Salvini.

La nuova normativa, tra le altre cose, prevede la fine del modello Sprar, il sistema di accoglienza diffuso sul territorio che per molte realtà locali era diventato una vetrina della propria efficienza.

Bologna e Torino sono le capofila di questa “disobbedienza civile”, un semplice voto con cui i consigli comunali chiedono alle giunte di sospendere gli effetti del decreto finché non sarà convertito in legge, e nel frattempo aprire un tavolo di confronto con il governo e analizzarne le ricadute economiche.

L’Anci ha calcolato che i costi amministrativi delle nuove disposizioni per l’assistenza ai soggetti vulnerabili si aggirano sui 280 milioni di euro, oggi a carico del sistema nazionale e che andranno invece a gravare sui Comuni, sui servizi sociali e sanitari territoriali.

Oltre alle preoccupazioni di natura economica per gli enti locali, il timore è che la cancellazione del modello Sprar vanifichi gli sforzi degli ultimi anni.

Sprar – Lo Sprar è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ed è gestito attraverso gli enti locali con l’essenziale supporto e ausilio del terzo settore, che offre soprattutto servizi per l’accoglienza e l’integrazione dei soggetti beneficiari, in quanto si tratta di strutture ospitanti un numero di posti limitato.

Tra queste strutture ci sono anche gli alberghi i cui gestori danno la disponibilità a ospitare i migranti.

Un modello di accoglienza così pensato, con piccoli centri diffusi sul territorio, aveva il vantaggio di rendere più equilibrata la distribuzione dei migranti nel nostro Paese.

Con la nuova normativa verrà invece favorita la concentrazione delle persone in grandi centri di accoglienza straordinaria, con il rischio che diventino delle vere e proprie aree di isolamento.

Sospensione – Il 22 ottobre 2018 il consiglio comunale di Torino, a maggioranza pentastellata, ha votato per sospendere gli effetti del decreto e valutarne l’impatto in termini economici, sociali e di sicurezza sul territorio.

Una settimana dopo l’ha seguita Bologna, con i voti dei consiglieri Pd e di alcune liste di centrosinistra, l’opposizione del centrodestra e l’astensione del Movimento 5 stelle. “Bologna non abdicherà al modello dell’integrazione diffusa”, ha scritto l’assessore Marco Lombardo.

Il capoluogo emiliano è capofila dello Sprar metropolitano, che coinvolge 43 comuni su 45, mettendo a disposizione 870 posti per nuclei e adulti, di cui 49 posti per adulti vulnerabili e 208 posti per minori stranieri non accompagnati, diffusi in 114 piccole strutture, a cui si aggiungono 80 posti in prima accoglienza per minori non accompagnati distribuiti in 4 strutture.

Ora si attende che altre amministrazioni prendano posizione in merito alle nuove regole del decreto Salvini. Dopo una giunta a 5 stelle e una Pd, potrebbe essere la volta di una di centrodestra. Magari di una città dove il modello Sprar è stato sinonimo di efficienza, come quella di Francesco Maragno, il sindaco di Montesilvano in Abruzzo che vi avevamo raccontato qui.

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