Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » News

Natale senza messa per “obiezione di coscienza”: il parroco chiude la chiesa contro il decreto Salvini

La clamorosa decisione di Don Paolo Farinella, parrocco della chiesa di San Torpete a Genova: "È un vero e proprio sciopero"

Di TPI
Pubblicato il 7 Dic. 2018 alle 07:10 Aggiornato il 7 Dic. 2018 alle 15:34

Da sabato 24 dicembre 2018 a sabato 5 gennaio 2019 la chiesa di San Torpete di Genova resterà chiusa per “obiezione di coscienza” contro il decreto Salvini.

La decisione è stata presa da un”prete di frontiera”, Don Paolo Farinella (qui raccontiamo chi è), che la definisce un “vero e proprio sciopero” contro il provvedimento “con cui il governo e il parlamento italiani nel silenzio totale dei cattolici e dei cristiani, alla vigilia di Natale, espellono dall’Italia quel Gesù di Nazareth di cui si vorrebbe celebrare la nascita”.

Il sacerdote non è nuovo ad iniziative del genere, lui che il “Natale moderno” lo vorrebbe abolire perché, come scrisse lo scorso anno “è strumento di un sistema economico assassino”.

Uno strumento, continua Don Paolo, “che fomenta lo sperpero, alimenta la falsità dei falsi sentimenti d’occasione (a Natale bisogna essere buoni) e illude perché tutto lo scempio delle ingiustizie, delle immoralità e del buonismo a buon mercato si ritualizza nel contesto di una religiosità blasfema”.

Per quest’anno la chiesa di San Torpete, nel cuore della città vecchia, resterà chiusa per le celebrazioni natalizie.

Stavolta, però, al centro dello “sciopero” di quello che per i genovesi è il “prete di frontiera” non c’è l’istituzione del Natale in quanto tale ma il significato del quale ormai la festività è stata svuotata.

Ogni migrante, per Don Paolo, è Gesù di Nazareth. Ogni migrante espulso è espellere quel Gesù di Nazareth di cui si vorrebbe celebrare la nascita.

Perché quel bambino al quale si inneggia nel presepe “è un profugo che scappa dalla polizia di Erode, ricercato per essere fatto fuori, emigrante in Egitto in cerca di salvezza e di fortuna, nato fuori dall’abitato perché nessuno lo voleva”.

Solo i pastori, gli emarginati “impuri” del tempo lo assistono, “mentre nel tempio di Gerusalemme splendono le luci e si elevano i canti al Dio dei cieli e compagnia cantando”.

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Mostra tutto
Exit mobile version