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    ESCLUSIVO TPI: Sea Watch, Malta: “Di Maio non ha deciso nulla, la Germania lo ha ricattato e ha ceduto”

    La nave Seawatch 3. Credit: FEDERICO SCOPPA. Il vicepremier Luigi Di Maio. Credit: Alberto PIZZOLI

    Fonti diplomatiche maltesi a TPI: "Conte aveva già deciso di accogliere donne e bambini. Di Maio ha fatto credere agli italiani di aver preso qualche iniziativa, ma non è così"

    Di Giulio Gambino e Anna Ditta
    Pubblicato il 5 Gen. 2019 alle 13:16 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:34

    ESCLUSIVO The Post Internazionale (TPI.it): La decisione di accogliere donne e bambini a bordo della Sea Watch in Italia non è frutto della generosità del governo italiano, ma anzi, deriva da un “ricatto” della Germania e dalle pressioni Ue. È quanto trapela da fonti diplomatiche maltesi contattate da TPI.it (qui tutti gli aggiornamenti sul caso).

    Per partecipare alla ripartizione delle persone salvate, la Germania avrebbe posto la condizione che anche l’Italia accogliesse una quota di migranti, sostiene la nostra fonte. Anche la Commissione europea ha fatto pressione in tal senso e Conte alla fine ha deciso di accogliere 12 donne e bambine.

    Solo dopo questa decisione, il vicepremier Luigi Di Maio avrebbe deciso di trasformare la decisione in un “guadagno politico”, rendendo la dichiarazione con cui accettava di accogliere donne e bambini che si trovano a bordo della Sea Watch (qui il reportage di TPI.it a bordo della nave). Il ministro ha chiesto a Malta di far sbarcare i profughi a Malta e di mandare le donne e bambini in Italia, che avrebbe coordinato un re allocazione volontaria.

    Nell’arco di 48 ore Malta ha salvato 249 persone da tre diverse imbarcazioni. “Lo abbiamo fatto perché era nostra responsabilità salvarli e sono sbarcati a Malta senza polemiche e senza clamore sulla stampa”, sostiene la nostra fonte.

    In effetti, risulta che le autorità maltesi abbiano soccorso tra il primo e il 2 gennaio 180 migranti a bordo di due imbarcazioni alla deriva nel tratto di mare che divide l’arcipelago dalla Libia.

    Il primo gennaio erano stati soccorsi da una motovedetta dell’esercito maltese 28 migranti che si trovavano a bordo di un gommone a circa 71 miglia nautiche a sud-ovest di Malta. Altre 152 persone erano state recuperate il 2 gennaio da un’altra imbarcazione in difficoltà posta più a sud.

    Queste due operazioni seguivano il soccorso di 69 migranti avvenuto domenica 30 dicembre sempre in acque maltesi.

    Sommando questi numeri si arriva ai 249 migranti salvati da Malta di cui parla la nostra fonte.

    Intanto, le navi delle ong Sea Watch e Sea Eye invece hanno salvato rispettivamente 32 e 17 persone mentre si trovavano in acque libiche.

    “Le ong hanno chiesto lo sbarco in Italia, ma l’Italia ha detto no. Dopo un paio di risposte negative dall’Italia sono venuti vicino a Malta e noi abbiamo detto no allo sbarco ma sì a ripararsi dal maltempo dentro le nostre acque territoriali”, sostiene la fonte.

    “Abbiamo detto no all sbarco perché nel frattempo la Commissione europea stava negoziando la ripartizione di tutte le 300 persone salvate e la Germania ha accettato di prenderne 50 condizione che anche l’Italia partecipasse alla ripartizione”.

    “Francia e Paesi Bassi sarebbero state disponibili ad accogliere entrambe 50 persone senza condizioni, Portogallo, Lussemburgo, Romania e Svezia ne avrebbero presi meno e Malta ne avrebbe finito con accogliere un centinaio. Ma la Commissione europea ha fatto pressione sull’Italia e Conte ha accettato, tutto questo in silenzio, senza tweets di Salvini”.

    “Quando ha parlato, Di Maio sapeva che erano già in atto negoziati per la riallocazione e che Malta aveva già preso oltre 200 persone e che Salvini aveva acconsentito a prendere donne e bambini”, aggiunge la nostra fonte. “Ma a quel punto Salvini era costretto a dire che i porti italiani erano chiusi. Tutto questo mentre Conte parlava con Avramopoulos e accettava di partecipare. Gli altri Stati insistevano per la partecipazione dell’Italia perché questi 49 migranti delle ong dovevano avere un porto italiano dall’inizio” (qui la risposta di Salvini a Di Maio).

    “Se davvero l’Italia vuole ‘dare una lezione a tutta l’Europa’, come ha detto Di Maio, allora doveva aprire i porti a queste navi ong più di una settimana fa, quando lo avevano chiesto, e partecipare alla ripartizione volontaria che sta coordinando l’Ue da più di una settimana”, prosegue la fonte diplomatica.

    “Sembra che il vicepremier non fosse a conoscenza della posizione di Conte, che aveva già informato Avramopoulos che l’Italia si sarebbe aggiunta ai paesi per la ripartizione volontaria dei 300 migranti salvati. Ha deciso di fare questo post pubblico per fare credere agli italiani di aver preso qualche iniziativa. Adesso l’Italia è solo l’ultimo paese, non il primo, a decidere di partecipare alla ripartizione volontaria europea”.

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