Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » Gossip

“Puzzi troppo”: 52enne bandito dalla compagnia di taxi di cui era fedele cliente

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 09:36 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:01

“Puzzi troppo”. E la compagnia di taxi lo bandisce. È la storia di Stephen Davis, 52 anni, allontanato dalla Andy Cars perché il suo cattivo odore avrebbe a tal punto infastidito gli autisti da non volerlo più a bordo delle loro vetture. Eppure non si trattava di una questione di igiene ma di salute: il 52enne, infatti, ha cercato di spiegare che soffre al momento di una particolare patologia, che causa effluvi non gradevoli, e ha bisogno di essere trasportato perché non autonomo.

Davis, che vive a Gloucester in Inghilterra, ha sofferto di obesità e ha un’infezione della pelle che deve essere medicata tre volte a settimana, procurandogli un gonfiore alle gambe: da qui l’impossibilità di camminare e la necessità di usare il taxi.

“Non è una questione di igiene. Avevo cambiato le bende due giorni prima ma quando si bagnano possono avere un cattivo odore”, ha spiegato l’uomo ma non c’è stato nulla da fare.

La compagnia ha detto addio al 52enne con un messaggio lasciato nella segreteria telefonica: “Ho trovato un messaggio e ho richiamato per capire cosa fosse successo. Pensavo di essermi dimenticato qualcosa a bordo. E invece mi è stato detto che da quel momento in poi mi era vietato l’utilizzo di Andy Cars perché gli autisti si erano lamentati del mio odore”.

Stephen Davis ha chiesto alla ditta di rivedere la decisione presa ma gli è stato detto di “trovare una nuova soluzione. Mi sento offeso e disgustato per questo trattamento. Ho utilizzato questa compagnia tutti i giorni, sono senza parole”.

Andy Cars ha risposto precisando la sua posizione ma non facendo alcun passo indietro: “La situazione era che nessuno voleva prenderlo. Ci hanno detto che l’odore era insopportabile. Se qualcuno ha una condizione particolare, l’autista ha il diritto di rifiutarsi. Abbiamo spiegato la situazione alle autorità competenti e ci hanno detto che era una nostra scelta”.

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Exit mobile version