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    In Germania un politico è stato ucciso perché pro-migranti. Fermiamo la barbarie prima che accada anche da noi

    Di Giulio Cavalli
    Pubblicato il 22 Giu. 2019 alle 12:58 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:33

    Il 2 giugno è stato ritrovato a terra, sulla terrazza di casa sua, Walter Lübcke, politico di lungo corso 65enne che apparteneva al partito Unione Critiano-Democratica di Germania (CDU, lo stesso ella cancelliera Merkel), presidente del governo regionale di Kassel.

    La sua fine, secondo gli investigatori, comincia circa 4 anni fa quando, nel 2015, la Germania accolse circa un milione di migranti e Lübcke fu l’uomo incaricato alla gestione del loro smistamento nei centri d’accoglienza locali.

    Proprio in quell’occasione si scontrò con un movimento di estrema destra (ovviamente islamofobo, perché Germania e Italia in questo si assomigliano moltissimo) che si chiama PEGIDA (Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente).

    Walter Lübcke ebbe diversi diverbi con loro e in ogni occasione utile ribadì l’obbligo di accoglienza che la Germania verso gli ultimi. Anzi, rivendicò con forza l’accoglienza come valore fondante della cultura tedesca.

    Per questo in questi ultimi quatto anni Walter Lübcke è stato ricoperto di minacce e di insulti (anche in questo ci assomigliamo, purtroppo) che continueranno imperterriti fino alla sua morte. I giornali tedeschi riportano anche di minacce da parte del gruppo eversivo (I Cittadini del Reich) che si rifanno al nazismo e che, insieme a molti altri, ha salutato con giubilo l’uccisione del politico tedesco.

    Il principale sospettato dell’omicidio è un uomo con precedenti penali che ha contatti con formazioni neofasciste e e che già era stato condannato per un fallito attacco dinamitardo nei confronti di un centro di accoglienza.

    Un omicidio politico (peraltro nei confronti di un uomo che ricopre un incarico istituzionale) non avveniva in Germania da 50 anni e in molti si interrogano sull’onda di violenza che sta attraversando il Paese tedesco anche alla luce di altri politici che, dopo l’assassinio, hanno assunto posizioni favorevoli nei confronti dell’accoglienza.

    Il passaggio dalla violenza verbale alla pistola non è così difficile in un Paese in cui l’odio viene sdoganato e addirittura cavalcato dalla politica.

    Per questo la lezione tedesca (di cui in Italia si è parlato pochissimo) sarebbe da leggere con attenzione e da tenere bene a mente anche qui da noi, dove con molta leggerezza assistiamo a un incattivimento generale che già da mesi ha sdoganato azioni violente, pur senza mai sfociare in un fatto di tale gravità.

    E sarebbe da chiedere al ministro dell’Interno, che mica per niente è il tutore della sicurezza nazionale interna, se non pensa che siano molte e pericolose l’analogia con l’esperienza tedesca. Prima che sia troppo tardi.

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