L’impegno degli alleati della Nato per la difesa collettiva sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington è “incrollabile”, Stati Uniti in testa. Riuniti nella cornice ufficiale del Vertice di Ankara 2026, i capi di Stato e di governo dell’Alleanza hanno riaffermato con forza la centralità e la tenuta del legame transatlantico, messo più volte in discussione proprio dal presidente degli Usa, Donald Trump.
Di fronte a uno scenario internazionale in rapida e complessa evoluzione, in una scarna dichiarazione conclusiva del summit ospitato dalla Turchia, i presenti hanno confermato il primo e più importante pilastro della Nato, per poi guardare oltre la sola deterrenza e difesa.
Vecchi minacce, nuovi fondi
Al centro dell’agenda dei lavori figurano la “minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia per la stabilità euro-atlantica” e “il pericolo persistente e diffuso del terrorismo”, due sfide cruciali che spingono gli Alleati a onorare gli impegni assunti l’anno scorso all’Aia, quando gli Stati membri hanno promesso agli Usa di portare al 5% del Pil le spese per la difesa.
D’altronde, i numeri emersi dal Vertice Nato di Ankara evidenziano uno sforzo economico senza precedenti da parte degli Alleati. Se, nel corso del 2025, i partner europei e il Canada hanno incrementato i propri investimenti per la difesa di oltre 139 miliardi di dollari, ad Ankara gli Stati membri hanno annunciato lo sblocco di oltre 50 miliardi di dollari destinati a nuovi appalti militari. Un provvedimento che è stato accompagnato dal preciso impegno collettivo ad ampliare la capacità produttiva e a stringere sinergie più strette con il settore privato per accelerare il passo dell’innovazione tecnologica, eliminando progressivamente e sistematicamente le barriere commerciali che ostacolano il settore della difesa tanto tra le due sponde dell’Atlantico che all’interno del Vecchio continente.
Il contributo europeo e gli aiuti all’Ucraina
L’orizzonte strategico tracciato ad Ankara guarda con decisione alla costruzione del futuro attraverso “un’Europa più forte in una Nato più forte”, delineando il profilo di un’organizzazione in cui il Canada e i partner del Vecchio continente dovranno assumersi maggiori responsabilità per la difesa collettiva. Se la complessa architettura di deterrenza dell’Alleanza continuerà a fondarsi “su un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica”, d’ora in avanti gli Alleati promettono di integrare queste ultime con “risorse spaziali e cibernetiche”. Ma per garantire e mantenere il vantaggio dell’Alleanza nei teatri di combattimento, i Paesi membri stanno anche “sviluppando una rete transatlantica interoperabile per le operazioni belliche e adottando potenti modelli di intelligenza artificiale”.
Un intero capitolo della dichiarazione conclusiva del vertice è poi dedicato all’Ucraina. Qui l’Alleanza ribadisce la compattezza e l’unità dei Paesi membri nel garantire il proprio “incrollabile sostegno” a Kiev “nella difesa della sua libertà, sovranità nazionale e integrità territoriale”. Tanto che, per il 2026, gli Alleati si impegnano a “fornire all’Ucraina 70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento e riaffermano il loro impegno a mantenere almeno livelli equivalenti nel 2027”.
In questo quadro di cooperazione internazionale, i capi di Stato e di governo della Nato hanno accolto con favore la recente decisione dell’Unione europea di garantire finanziamenti pluriennali stabili a Kiev. D’altra parte, attualmente, la maggior parte dell’assistenza alla sicurezza dell’Ucraina viene finanziata e fornita dai partner europei e dal Canada.
Il fronte iraniano
Accanto ai teatri tradizionali però, l’Alleanza continua a monitorare e ad adattarsi a uno scenario globale sempre più instabile, caratterizzato da un’accesa “competizione strategica, da un’instabilità diffusa, da minacce ibride e da shock geopolitici ricorrenti che colpiscono il più ampio contesto di sicurezza” dei Paesi membri. In questa prospettiva, il documento finale lancia un monito esplicito e perentorio all’Iran, ribadendo la posizione irremovibile degli Alleati secondo cui la Repubblica islamica non dovrà mai arrivare a possedere un’arma nucleare e intimando a Teheran il pieno rispetto della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.