Due giornalisti sono stati arrestati ieri sera in Turchia alla vigilia dell’apertura del vertice della Nato ad Ankara. Gli arresti, effettuati nella serata di ieri a Istanbul, si aggiungono ai fermi avvenuti nel fine settimana di altri tre cronisti turchi, mentre un quarto era stato arrestato il 23 giugno scorso.
Gli arresti nella notte
Il giornalista Kayhan Ayhan, che segue il processo per “corruzione” istruito contro l’ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, arrestato nel marzo 2025 e considerato fino ad allora il principale oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan, è stato fermato ieri sera nella sua abitazione con l’accusa di “diffusione di notizie fuorvianti”. L’uomo, secondo quanto denunciato dalla Media and Law Studies Association (MLSA) turca citando il quotidiano locale BirGün, ha trascorso la notte presso la stazione di polizia di Vatan. “Sebbene tutte le domande poste ad Ayhan in commissariato riguardassero il suo lavoro e il processo (contro l’ex sindaco, ndr), l’indagine è stata aperta dall’Ufficio Investigativo Antiterrorismo”, ha fatto sapere l’associazione che fornisce assistenza legale a giornalisti e professionisti perseguitati per la propria attività in Turchia.
Anche il cronista Hazar Dost è stato arrestato nelle stesse ore a Istanbul per aver partecipato a una manifestazione di protesta nel 2018, un’accusa per cui era stato anche processato e assolto in primo grado, sentenza contro cui la Procura aveva proposto appello. “Dost è stato arrestato mentre faceva la spesa da un fruttivendolo nel suo quartiere”, ha fatto sapere la MLSA, secondo cui l’uomo, invece di essere convocato dal pm per un interrogatorio, è stato fermato e ha passato la notte in questura.
Un’ondata di fermi
Ma il fermo di Ayhan e Dost è soltanto l’ultimo episodio simile avvenuto in Turchia alla vigilia del vertice Nato previsto oggi ad Ankara: altri tre giornalisti erano infatti stati arrestati nel fine settimana e un quarto alla fine di giugno.
Buse Söğütlü, caposervizio esteri della testata indipendente T24; Ceren Erdoğdu, direttrice del portale locale OdaTv; e Abbas Vural, cronista di Niha+, sono stati arrestati nel fine settimana nell’ambito di un’operazione disposta dalla Procura Generale di Istanbul contro la sezione giovanile dell’organizzazione THKP/C DEV YOL, considerata un’associazione di matrice terroristica. I tre giornalisti sono stati fermati insieme ad altri 36 sospetti e posti in isolamento per 24 ore.
Vural, secondo quanto riportato dal portale Niha+, è stato arrestato durante un’irruzione dei reparti antiterrorismo nella sua casa di Kocaeli e aggredito fisicamente prima di essere portato via dalla polizia. Il suo legale, Elif Yetigin, ha fatto sapere che le accuse contro il cronista non sono ancora state formalizzato. Intanto, ha denunciato la Media and Law Studies Association (MLSA) turca, il suo fermo è stato esteso ieri di altri quattro giorni.
Ceren Erdoğdu, secondo quanto riportato da OdaTv, è stata invece arrestata nella sua casa di Istanbul e comparirà domani in tribunale, dove la direttrice dovrà rispondere dell’accusa di “appartenere a un’organizzazione” sovversiva. Alla vigilia del summit di Ankara, Erdoğdu aveva firmato un editoriale intitolato “I musulmani contrari all’AKP (il partito di Erdogan, ndr) lanciano una campagna contro la Nato: la raccolta firme prima del vertice”, in cui forniva dettagli sull’iniziativa “No alla NATO”. Anche Erman Öztürk, legale della giornalista Buse Söğütlü della testata indipendente T24, ha fatto sapere che “gli arresti sono collegati al vertice Nato”.
Centinaia di persone sono state fermate in tutta la Turchia alla vigilia dell’incontro dei capi di Stato e di governo dell’Alleanza atlantica, ospitato oggi e domani nella capitale Ankara dal presidente Recep Tayyip Erdogan.
Attacco alla libertà di stampa
In vista del summit, a cui partecipa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il 22 giugno le autorità turche avevano imposto un divieto di manifestazioni di 13 giorni ad Ankara. Da allora, la Procura generale della capitale turca ha disposto l’arresto di 225 persone con l’accusa di “avere legami con organizzazioni terroristiche”. Tra i fermati figurava anche Yıldız Tar, caporedattore della testata Kaos GL, arrestato alle prime ore del 23 giugno nella sua abitazione ad Ankara e da allora detenuto con l’accusa di terrorismo.
“Privare i giornalisti della loro libertà nell’esercizio della loro professione è una pratica grave che mina il principio dello stato di diritto”, aveva protestato sui social l’Associazione dei giornalisti turchi (TGC). “Queste pratiche costituiscono un’evidente attacco alla libertà di stampa e di espressione”, gli aveva fatto eco il sindacato locale DİSK Press-İş. “I tentativi di mettere a tacere i giornalisti che difendono il diritto all’informazione sono incompatibili con i principi di una società democratica. Il giornalismo non è un crimine e i cronisti arrestati devono essere rilasciati immediatamente”.