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    Primarie dem, è il Super Tuesday: sfida decisiva per scegliere l’avversario di Trump

    A sinistra Bernie Sanders, al centro Mike Bloomberg, a destra Joe Biden. Credit: Ansa

    Il miliardario Michael Bloomberg si gioca tutto. L'ex vice presidente Biden incassa il sostegno degli ex rivali Pete Buttigeg, Amy Klobuchar e Beto O'Rourke

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 3 Mar. 2020 alle 09:23 Aggiornato il 3 Mar. 2020 alle 09:37

    Primarie dem, è il Super Tuesday: sfida decisiva per scegliere l’avversario di Trump

    È arrivato il “Super Tuesday“, il giorno in cui 14 stati americani si recano al voto per le primarie democratiche in vista delle elezioni presidenziali di novembre. I cittadini di diversi stati, dalla California al Maine, saranno chiamati a scegliere il candidato che competerà con il presidente repubblicano Donald Trump per la guida della Casa Bianca. In corsa ci sono il senatore del Vermont Bernie Sanders, l’ex vice presidente Joe Biden e la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren (oltre alla rappresentante delle Hawaii eletta alla Camera Tulsi Gabbard, che finora non ha conquistato delegati). Entra oggi in gara anche il miliardario ed ex sindaco di New York Mike Bloomberg, che ha speso nei 14 stati coinvolti 350 milioni di dollari in campagna pubblicitaria. Il miliardario Tom Steyer si è ritirato dopo aver investito 200 milioni di dollari e aver perso in Carolina del Sud. Hanno rinunciato alla corsa i candidati moderati Pete Buttigeg e Amy Klobuchar, come anche Beto O’Rourke, ex membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Texas. Tutti e tre hanno deciso di fornire il loro endorsement a Biden, sembra quindi sempre più isolato Bernie Sanders, dell’ala più a sinistra dei democratici.

    Cos’è e come funziona il “Super Tuesday”

    Il Super Tuesday nacque nel 1988 su iniziativa degli stati del sud, che decisero di andare al voto lo stesso giorno per contrastare la cosiddetta “sindrome Iowa”, per cui un piccolo stato del Midwest finiva per contare di più solo perché era il primo ad andare al voto. Se gli stati del sud non potevano essere i primi, fu la teoria, dovevano unirsi per mettere in gioco più delegati e avere quindi un ruolo più pesante nella scelta. In effetti, in genere il Super martedì si rivela determinante per capire chi sarà il candidato alla Casa Bianca o quantomeno dà un chiaro indirizzo in tal senso. Nel 1992 un Bill Clinton in difficoltà, dopo aver perso sia in Iowa sia in New Hampshire, si risollevò proprio al Super Tuesday per poi conquistare la nomination.

    Anche se non si tratta di primarie a livello nazionale, il Super Tuesday è l’appuntamento che più si avvicina a questo concetto, per l’elevato numero di stati coinvolti. Per questo è particolarmente importante per i candidati dem riuscire a ottenere oggi un buon numero di delegati. Saranno coinvolti infatti oggi circa un terzo dei delegati (1.357 su 3.979, 400 dei quali in California) che parteciperanno alla convention di luglio che proclamerà il vincitore. Per ottenere la “nomination” e correre per la Casa Bianca, il candidato deve ottenere la metà più uno dei voti, equivalente a 1.991 delegati. I primi seggi a chiudere saranno quelli in Vermont (l’1 di notte in Italia) e in California (le 5 nel nostro paese). I risultati non saranno tutti disponibili nelle ore successive: serviranno dei giorni per conteggiare quelli in California, perché molti voti vengono espressi per posta.

    Quali stati sono coinvolti

    Saranno coinvolti i seguenti stati: Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, Carolina del Nord, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont e Virginia. A questi si aggiungono anche due giurisdizioni: le isole Samoa americane e gli elettori democratici all’estero. ​Alcuni di questi, come il Massachusetts, hanno una tradizione democratica, mentre altri – come Texas e Oklahoma – sono storicamente conservatori. Sono considerati invece in bilico Colorado, Carolina del Nord e Virginia. Il super martedì è il quinto appuntamento, dopo le primarie in Iowa, New Hampshire, Nevada e Carolina del Sud.

    Come sono andate finora le primarie dem e chi sono i favoriti

    Finora si sono recati alle urne per le primarie dem quattro stati americani. In Iowa il vincitore a sorpresa è stato Pete Buttigeg, che ora si è ritirato dalla corsa, mentre nel New Hampshire ha vinto Bernie Sanders. Anche in Nevada l’anziano senatore si è aggiudicato la vittoria, mentre la Carolina del Sud ha segnato il trionfo di Biden. I due candidati favoriti finora sono Bernie Sanders e Joe Biden, che finora hanno conquistato rispettivamente 58 e 50 delegati, ma resta l’incognita Mike Bloomberg, che attualmente conta zero delegati perché entrerà in gara oggi.

    La grande esposizione ha permesso al miliardario di avanzare nei sondaggi. Dopo l’addio di Pete Buttigieg, i sondaggi danno Bloomberg al 16 per cento dei consensi, un punto sopra la soglia minima per accedere alla spartizione dei delegati, ma lontano dai due rivali favoriti. Secondo la media degli ultimi sondaggi, il miliardario è al terzo posto in California, Texas, Carolina del Nord, Virginia e Massachusetts. Se non dovesse farcela ad affermarsi, avrebbe le risorse per andare avanti, ma con minori possibilità di successo.

    Lo stato-chiave: la California

    La California è considerata uno stato-chiave perché solo lì saranno assegnati 415 delegati. L’ultimo sondaggio a cura di Los Angeles Times e University of California, assegna in questo stato un netto vantaggio a Sanders, seguito dall’altra rappresentante “socialista”, Elizabeth Warren. Segue Biden, davanti a Bloomberg. Solo in California gli elettori saranno 14,5 milioni, di cui il 53 per cento formato da bianchi, 26 per cento ispanici, 15 per cento asiatici e 6,5 per cento neri. La senatrice Kamala Harris, eletta in questo stato ed ex candidata alle primarie, non ha appoggiato ufficialmente nessun democratico. In California nel 2016 vinse Hillary Clinton, con il 53 per cento, contro Sanders che si fermò al 46.

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