A cavallo tra il 2012 e il 2013 Donald Trump ha attaccato più volte l’allora presidente Barack Obama accusandolo di voler avviare una guerra contro l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni e distrarre l’opinione pubblica da presunte debolezze politiche. A distanza di quattordici anni è avvenuto l’esatto contrario: Obama non ha mai attaccato l’Iran mentre Trump, nel corso dei suoi due mandati, ha già autorizzato tre operazioni militari contro Tehran. A dimostrazione di ciò vi sono una serie di tweet scritti dal tycoon. Il 17 gennaio 2012, ad esempio, Trump ha scritto che Obama avrebbe “attaccato l’Iran per essere rieletto”. A ottobre, invece, l’attuale presidente Usa scriveva: “Ora che i sondaggi di Obama sono in caduta libera, assicuratevi che non lanci un attacco in Libia o in Iran. È disperato”. Una volta ottenuta la rielezione, senza aver attaccato Tehran, Trump ha insistito anche l’anno successivo continuando a presagire un’operazione militare Usa contro l’Iran ordinata da Obama per “salvare la faccia”, “a causa della sua incapacità di negoziare correttamente” o per “mostrare quanto è duro”.
Barack Obama, come detto, non ha mai attaccato l’Iran mentre l’attuale presidente Usa ha lanciato tre operazioni militari contro Tehran o obiettivi legati a esso. Come nel caso del generale Qassem Soleimani, ucciso in Iraq in un raid statunitense ordinato direttamente dal presidente Trump. La seconda operazione, contro i siti nucleari iraniani, è avvenuta lo scorso giugno mentre, lo scorso 28 febbraio, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha dato il via all’operazione “Furia epica” con cui Stati Uniti e Israele hanno iniziato una serie di bombardamenti su Tehran e diverse città dell’Iran uccidendo anche l’ayatollah Ali Khamenei.
Il paradosso è che Trump ora viene accusato di aver iniziato una guerra contro l’Iran proprio per recuperare i consensi in picchiata e distrarre l’opinione pubblica da diversi problemi interni e dallo scandalo degli Epstein Files. Un’operazione, però, che, almeno per il momento, non sembrerebbe aver giovato al presidente statunitense. Secondo un sondaggio a cura di Reuters-Ipsos condotto su 1.282 intervistati, infatti, solamente il 27% è a favore dell’operazione bellica. Il 43 per cento degli intervistati è contrario mentre il 29% è indeciso. Tra i favorevoli, inoltre, il 55% sono elettori repubblicani con la base Maga che è divisa tra l’ala interventista e quella più isolazionista. Ma c’è un dato, forse, ancora più significativo. Il 56% degli intervistati, infatti, ritiene che Trump sia troppo incline all’uso della forza. In questo caso l’opinione è condivisa dall’87 per cento dei democratici ma anche dal 23 per cento dei repubblicani. Il 60%, invece, afferma di non identificarsi in nessuno dei due schieramenti.