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    Perché Nike Inc. è stata denunciata per discriminazione basata sul sesso

    Nike ha spesso puntato su messaggi femministi per le proprie campagne pubblicitarie. Credits: Nike.

    La multinazionale che produce calzature e abbigliamento sportivo dovrà affrontare una denuncia per il proprio sessismo

    Di Viola Stefanello
    Pubblicato il 13 Ago. 2018 alle 14:56 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 23:44

    Nike Inc. è stata denunciata presso la corte federale di Portland, nell’Oregon, per discriminazione basata sul sesso.

    La multinazionale americana, che produce calzature, abbigliamenti e accessori sportivi e che prende il nome dalla dea greca della vittoria Nike, ha sede proprio in Oregon.

    Alcune ex dipendenti si sono unite per denunciare il fatto di essere state “svalutate e umiliate” dalla compagnia, che sarebbe solita ignorare le donne quando è il momento di promuovere qualcuno, pagarle meno delle controparti maschili e ignorare le proteste in merito.

    La causa è frutto di una class action che accusa la grande azienda sportiva di violare una legge statunitense, la Federal Equal Pay Act, ovvero la legge sulla parità di retribuzione tra uomini e donne del 1963.

    La legge mira ad abolire la disparità retributiva basata sul sesso – nota anche come divario retributivo di genere o gender pay gap – e prevede che nessun datore di lavoro possa discriminare tra impiegati in base al sesso, pagando salari a un saggio minore del saggio al quale paga i salari ai dipendenti del sesso opposto nello stesso stabilimento.

    Leggi anche: In 104 paesi del mondo esistono leggi che limitano il diritto al lavoro delle donne

    Questo a parità di lavoro in mansioni il cui svolgimento richiede uguale abilità, sforzo e responsabilità e che sono svolte in condizioni di lavoro simili, a meno che il divario non sia causato da un sistema di anzianità, un sistema di merito, un sistema che misura i guadagni per quantità e qualità di produzione o un differenziale basato su qualsiasi altro fattore diverso dal sesso.

    Secondo Sara Johnston e Kelly Cahill, le prime a lanciare la class action, le politiche occupazionali di Nike sono ostili alle donne. “Gli arbitri ultimi di queste politiche e pratiche sono un piccolo gruppo di dirigenti di alto livello, quasi tutti uomini”, dicono.

    Nike, però, ha risposto dicendo che la compagnia “si oppone a ogni tipo di discriminazione e si impegna da tempo a favore della diversità e dell’inclusione”.

    “La gran maggioranza dei lavoratori di Nike condividono i nostri valori di dignità e rispetto nei confronti dell’altro, ha aggiunto la compagnia.

     

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