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    Nato: gli Usa ritireranno truppe, caccia e sottomarini dall’Europa. Ma resta lo scudo nucleare

    Il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il segretario generale della Nato Mark Rutte alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza a Helsingborg, in Svezia, del 22 maggio 2026. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    Dai bombardieri strategici alle portaerei, dai cacciatorpediniere ai droni da ricognizione, Washington ha comunicato agli Alleati che intende ridurre il proprio contributo al Patto atlantico, riportando le lancette a prima dell’invasione russa dell’Ucraina. La transizione sarà coordinata e l'ombrello atomico resterà intatto ma il tempo stringe ed entro il 18 giugno qualcosa dovrà muoversi

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 27 Mag. 2026 alle 11:23 Aggiornato il 27 Mag. 2026 alle 14:47

    Gli Stati Uniti hanno comunicato agli alleati della Nato che intendono ridurre il proprio contributo alla difesa europea nell’ambito del Patto atlantico, riportando il dispositivo militare schierato in Europa a quello precedente all’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. La decisione, secondo quanto riportato dalla rivista tedesca Der Spiegel, è stata comunicata da Alexander Velez-Green, consigliere senior e inviato del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth, ai delegati degli altri 31 Paesi membri durante una riunione riservata tenutasi venerdì scorso a Bruxelles tra i responsabili politici della difesa dell’Alleanza.

    Cosa cambia ora
    La scelta di Washington non rappresenta una sorpresa ma l’entità della riduzione del contributo militare statunitense in Europa potrebbe lasciare il segno. Meno bombardieri strategici, un terzo in meno di caccia, niente più sottomarini, meno cacciatorpediniere e persino i droni da ricognizione Usa dovranno essere rimpiazzati dagli europei. Sul tavolo inoltre ci sarebbe anche la revisione del previsto schieramento di due portaerei statunitensi.
    La lista definitiva, secondo quanto riferito in via anonima all’agenzia di stampa Ansa da diverse fonti diplomatiche interne alla Nato, non è ancora stata formalizzata e non esistono nemmeno scadenze precise. Eppure i tagli appaiono “sostanziali” e gli alleati europei si sentono ora “sotto pressione” per trovare alternative credibili.
    L’unica certezza è che l’ombrello nucleare statunitense non è in discussione. Velez-Green lo ha ribadito esplicitamente durante la riunione. Una rassicurazione confermata anche da diverse fonti diplomatiche, secondo cui non vi sarà alcuna lacuna nella deterrenza dell’Alleanza, almeno su questo fronte.

    Transizione in corso
    C’è però chi cerca di inquadrare gli sviluppi in termini meno catastrofici. Il presidente del Comitato Militare della Nato, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha voluto sgombrare il campo da interpretazioni allarmistiche. “Non lo chiamerei uno sganciamento, ma una distribuzione più equa, di cui avevamo bisogno: ci sarà una presa di maggiore responsabilità da parte degli alleati europei, è un’attività già in corso”, ha detto il militare nel corso della puntata di ieri del programma Cinque minuti condotto da Bruno Vespa su Rai1. “È un’esigenza che, per esempio, l’amministrazione americana ha manifestato non soltanto per gli alleati europei ma anche per i partner nell’Indo-Pacifico”.
    Sul fronte politico, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha scelto toni più diretti. Il riassetto della presenza americana in Europa, ha sottolineato il capo della diplomazia statunitense a margine della riunione ministeriale di Helsingborg, in Svezia, è già in corso e sta avvenendo “in coordinamento con gli alleati” che, sebbene non entusiasti, “certamente ne sono al corrente”. I tempi di aggiustamento però, ha avvertito Rubio, non possono andare avanti in maniera indefinita.
    Intanto il Comandante supremo degli Alleati in Europa (SACEUR), il generale statunitense Alexus Grynkewich, sarebbe “pienamente coinvolto” in questa transizione. “C’è stata un’eccessiva dipendenza dalle forze e dalle capacità statunitensi”, ha notato portavoce della Nato, Allison Hart. “Ma poiché Europa e Canada stanno investendo di più nella difesa, l’equilibrio delle responsabilità può cambiare”. Questa evoluzione, secondo Hart, “rafforza i piani di difesa dell’Alleanza, riducendo la dipendenza da un singolo alleato” e riflette un processo più ampio volto a rendere la Nato più sostenibile nel lungo periodo.

    I prossimi passi
    Questa transizione sarà al centro della Nato Force Generation Conference, prevista il prossimo mese. Allora, nel corso del tradizionale appuntamento in cui i pianificatori militari dei Paesi membri definiscono le capacità che intendono mettere a disposizione dell’Alleanza, si capirà meglio quanto e come gli europei intendono rispondere alla sfida del parziale ritiro statunitense dal Vecchio continente. Ma già prima, entro la riunione dei ministri della Difesa della Nato, in programma il 18 giugno a Bruxelles, qualcosa dovrà muoversi.
    L’orizzonte più ambizioso resta il summit di Ankara del 7 luglio prossimo, un vertice già definito “storico” dal segretario di Stato Usa Marco Rubio, dove dovrà prendere forma il profilo della nuova Alleanza. Intanto il presidente Donald Trump ha già dimostrato quanto rapidamente possano cambiare le carte in tavola. Dopo aver annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, poi rivelatosi includere 4.000 truppe di stanza in Polonia, ha fatto marcia indietro e annunciato il dispiegamento di ulteriori 5.000 militari proprio a difesa di Varsavia. Un segnale che, probabilmente, in questa partita nulla è ancora stato deciso definitivamente.

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