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    Alcuni raid statunitensi hanno ucciso 17 militanti dell’Isis in Libia

    I bombardamenti sono i primi degli Stati Uniti nel paese da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca

    Di Giuseppe Loris Ienco
    Pubblicato il 25 Set. 2017 alle 16:49 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:36

    Il 22 settembre gli Stati Uniti hanno effettuato una serie di raid aerei contro un campo d’addestramento del sedicente Stato Islamico in Libia. La notizia è stata diffusa due giorni dopo dall’esercito statunitense.

    Gli attacchi hanno avuto luogo in un’area a 240 chilometri a sud-est di Sirte e sono stati autorizzati dal presidente Donald Trump, dopo la richiesta del segretario alla Difesa Jim Mattis.

    Nei sei bombardamenti dei droni sono state uccise 17 persone e distrutte tre vetture. In base a quanto affermato dagli ufficiali americani, all’interno del sito colpito erano stipati armi e vari tipi di equipaggiamento da impiegare in possibili attacchi.

    I raid aerei sono stati i primi condotti dagli Stati Uniti in Libia da quando Donald Trump è diventato presidente.

    Il giorno precedente l’insediamento del presidente alla Casa Bianca, più di 80 militanti del sedicente Stato Islamico erano stati uccisi da una serie di attacchi aerei statunitensi contro campi d’addestramento fuori Sirte. Secondo fonti dell’esercito statunitense, alcuni di loro stavano preparando attentati in Europa.

    Tra agosto 2016 e dicembre dello stesso anno sono stati 495 gli attacchi aerei portati avanti dagli Stati Uniti per spingere l’Isis fuori dai confini di Sirte.

    Ufficialmente, Sirte è stata liberata a dicembre 2016 dopo sei mesi di campagna guidata dalle brigate di Misurata con il supporto dell’esercito statunitense. I raid del 22 settembre sono la prova che l’Isis, nonostante le sconfitte degli ultimi mesi, è ancora operativo nella regione.

    In Libia potrebbero esserci ancora diverse centinaia di membri dell’organizzazione jihadista, nascosti nelle vaste aree fuori dal controllo politico. Qui starebbero pianificando nuovi attentati e mandando combattenti nei paesi vicini.

    Dopo la presa di Sirte all’inizio del 2015, i militanti dell’Isis avevano trasformato la città libica nel loro quartier generale fuori dal Medio Oriente, ospitando e addestrando numerosi foreign fighters.

    Amanda J. Dory, funzionaria del Pentagono, aveva recentemente affermato che in Libia “vi sono diversi segni di riorganizzazione in corso da parte dei militanti dell’Isis”.

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