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    Bombardamento in Libia: le guardie sparavano ai migranti che cercavano di fuggire

    Il centro di detenzione per migranti in Libia bombardato Credit: AFP
    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 4 Lug. 2019 alle 15:51 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 08:52

    Libia migranti guardie | Morti Tagiura | Raid aereo

    Libia migranti guardie – Le guardie del centro di detenzione dei migranti di Tagiura, a est di Tripoli, in Libia, hanno sparato su alcuni profughi che tentavano di fuggire dai bombardamenti che hanno colpito la struttura martedì notte, tra il 2 e il 3 luglio, e ucciso oltre 100 persone. Lo scrive l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari in una nota citando alcune testimonianze.

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    Libia migranti guardie | I raid aerei 

    Della strage di quella notte hanno dato notizia fonti di soccorso libiche. Un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook del ministero dell’Interno libico ha poi fornito un primo bilancio delle vittime precisando che nella sezione del “centro di accoglienza” colpito si trovavano almeno 120 migranti.

    Il centro di Tagiura, nel complesso, ospita un totale di 610 migranti. Nella nota del ministero è stato precisato che “il bombardamento ha fatto almeno 100 morti”. E il numero dei “feriti fra i migranti illegali” viene indicato in 130.

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    Libia migranti guardie | I commenti

    Nel comunicato del Governo di Accordo Nazionale (GNA) riconosciuto dall’ONU questo attacco viene denunciato come “crimine di guerra” attribuito al generale Khalifa Haftar. Il governo nazionale ha denunciato che le forze pro-Haftar hanno compiuto un attacco aereo “premeditato” e “ben preciso” a Tagiura.

    “Questo attentato costituisce un crimine di guerra perché ha colpito dei civili innocenti con una violenza inenarrabile”, scrive l’ONU nelle prime reazioni.

    L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza uscente, Federica Mogherini, ha mandato una nota in cui denuncia un “attacco scioccante e tragico, il culmine della violenza del conflitto in Libia”.

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    La Libia è l’ennesima resa dei conti tra fazioni per l’egemonia politica e religiosa del mondo arabo

    Libia porto insicuro

    Il capo dell’alto commissariato per i rifugiati Unhcr, Filippo Grandi, ha riportato tre messaggi chiave: ” I migranti non dovrebbero trovarsi in centri di detenzione del genere, i civili non dovrebbero essere messi in condizione di pericolo di vita, la Libia non è un porto sicuro per i rimpatri”.

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    Nonostante un’instabilità persistente, la Libia è un importante paese di transito per i migranti che scappano dai conflitti e dal poco equilibrio di altri paesi dell’Africa o del Medio Oriente. “I rifugiati trovati in mare non possono in nessun modo essere riportati in Libia e i centri di detenzione esistenti devono essere smantellati”, ha sottolineato Lotte Leicht, direttrice della Ong Human Rights Watch.

    Libia migranti guardie | L’annuncio di al Sarraj

    Il 4 luglio il governo libico del premier Fayez al Sarraj “dopo il massacro a Tajoura sta considerando il rilascio di tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, come riferisce The Libya Observer.

     

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