Il presidente di Israele, Isaac Herzog, ha chiesto “originalità e creatività, coraggio e buona volontà” ai leader e ai rappresentanti dei partiti politici eletti alla Knesset con il voto del 27 ottobre, “senza un vincitore”.
Il quadro uscito dalle elezioni per il rinnovo della ventiseiesima Knesset riflette una marcata frammentazione, che potrebbe condurre la politica locale a una potenziale paralisi. I numeri emersi dallo scrutinio attribuiscono alla coalizione del premier uscente Benjamin Netanyahu 53 seggi, mentre l’opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore dell’esercito Gadi Eisenkot ne ha ottenuti 48. A completare l’assemblea figurano i 19 seggi conquistati dalle dalle formazioni arabe della Lista Unita e del partito Ra’am, anch’esse schierate contro Netanyahu, che hanno ottenuto rispettivamente 11 e 8 seggi alla Knesset. Poiché l’asticella per la formazione di una maggioranza è fissata a quota 61 deputati, la matematica parlamentare renderebbe teoricamente possibile per il fronte anti-Netanyahu raggiungere i numeri necessari per governare, mandando a casa l’attuale premier. Tuttavia, in un clima ancora segnato dagli attacchi del 7 ottobre 2023, diversi leader di destra all’interno della coalizione di Eisenkot rifiutano categoricamente qualsiasi accordo con le formazioni arabe, che rappresentano circa il 20% della popolazione di Israele.
L’appello del presidente
Nel corso della cerimonia di consegna formale dei risultati ufficiali, Isaac Herzog ha rivolto un appello pubblico alle forze politiche affinché prendano atto dello scenario parlamentare e mostrino flessibilità. Le diverse fazioni della Knesset, ha detto oggi, devono comprendere che non possono rispettare “ogni impegno e promessa” assunta durante la recente campagna elettorale, allo scopo di evitare nuove elezioni. “Nell’attuale contesto, in cui non c’è un vincitore chiaro dopo le elezioni, chiedo originalità e creatività, coraggio e buona volontà, affinché lo Stato di Israele ne esca vincitore”, ha detto il capo dello Stato, chiarendo tuttavia di non chiedere “a nessuno di rinunciare ai propri valori fondamentali” ma ribadendo che i partiti devono trovare un compromesso. “L’unico criterio che chiedo alle fazioni e ai loro rappresentanti di tenere presente quando verranno qui è questo: cos’è veramente meglio per il Paese in questo momento?”.
In questo contesto di incertezza, la Commissione elettorale centrale israeliana ha confermato al capo dello Stato che i controlli effettuati non hanno riscontrato “nessuna irregolarità o prova indicante che l’integrità delle elezioni sia stata compromessa o che i risultati siano stati alterati”, come invece sostenuto da vari esponenti della coalizione del premier Netanyahu, che denunciano ingerenze straniere in merito allo storico risultato ottenuto dalle liste arabe.
Parallelamente all’avvio delle consultazioni con i rappresentanti dei partiti, destinate a concludersi entro la serata di domani, con la possibilità di una proroga e con il termine ultimo dell’11 novembre per l’assegnazione dell’incarico di formare un nuovo esecutivo, il presidente ha cos’ condannato quelle che ha definito espressioni “volgari” e “razziste” contro la comunità araba. “Condanno la volgarità e le espressioni razziste che abbiamo sentito di recente. Non c’è posto per loro nei confronti di nessuna comunità in Israele”, ha detto Herzog, che ha aggiunto di avere “piena fiducia” nelle istituzioni per indagare sulle accuse di frode elettorale. “Ho piena fiducia nell’operato dello Shin Bet, della polizia israeliana e delle forze dell’ordine. Qualsiasi sospetto di interferenza straniera sovversiva nei risultati elettorali deve essere indagato a fondo dallo Shin Bet e dalla polizia”, ha detto il presidente di Israele, insistendo sul fatto che la comunità araba non deve essere infangata.
Scontro politico
Una risposta al primo ministro uscente Netanyahu, che è riuscito a salvare la propria carriera politica dalla tempesta degli attentati, delle guerre e delle accuse di corruzione e di crimini contro l’umanità e che sin da subito ha sostenuto l’esistenza di brogli su vasta scala, accusando i partiti della minoranza araba, senza fornire prove, di aver comprato voti impiegando fondi provenienti dal Qatar. Nel corso della campagna e durante le fasi di spoglio, Netanyahu ha attaccato direttamente le liste arabe sui social media, definendole “sostenitrici dei terroristi” e affermando che la loro presenza politica minacci di “islamizzare Israele” per annullare lo Stato ebraico. Il suo ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, è andato anche oltre, sollecitando un intervento diretto degli apparati e delle forze dell’ordine e chiedendo allo Shin Bet di “arrestare tutti i leader dei partiti politici arabi” per sottoporli a interrogatorio sui brogli.
Da parte sua, invece, il leader dei Democratici, Yair Golan, la cui formazione aderisce al blocco di opposizione di Eisenkot e che sta cercando di mediare un accordo tra la sua coalizione e le liste arabe, si è espresso a favore dell’uscita di scena dell’attuale premier, affermando che Netanyahu è ormai diventato “pericoloso per Israele”.
Con la validazione dei risultati elettorali, la palla passa ora al presidente Herzog, che da oggi all’11 novembre avrà tempo per decidere a chi affidare il primo incarico per formare un nuovo governo, se al premier Netanyahu, leader del partito Likud, il più votato alle ultime elezioni, e dell’attuale coalizione di governo, o ad Eisenkot. Chiunque otterrà il mandato avrà 28 giorni, prorogabili di altri 14 da Herzog, per trovare la maggioranza necessaria a sostenere un esecutivo.