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    Israele, missile dalla Siria colpisce l’area di un reattore nucleare. Lo Stato ebraico risponde con bombardamenti

    Il sito atomico era stato identificato dalla stampa iraniana come un possibile obiettivo dopo il sabotaggio dell'impianto di Natanz. Israele ha risposto bombardando un'area della Siria dove sono schierate alcune milizie sostenute dall'Iran

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 22 Apr. 2021 alle 09:57 Aggiornato il 22 Apr. 2021 alle 10:04

    Un missile terra-aria lanciato dalla Siria è esploso nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2021 nel sud di Israele, attivando le sirene di allarme in un’area vicina al reattore nucleare di Dimona, minacciato negli scorsi giorni dalla stampa in Iran, provocando l’immediata reazione militare dello Stato ebraico che ha attaccato diverse batterie missilistiche nel vicino Paese arabo.

    Al momento non sono stati segnalati feriti o danni in Israele, ma secondo il quotidiano locale Jerusalem Post vari residenti nelle zone centrali dello Stato ebraico, vicine al deserto del Negev e a Gerusalemme hanno segnalato “forti esplosioni” che “hanno scosso le case”.

    Alle prime ore di oggi, anche un corrispondente dell’agenzia di stampa Reuters, che stanotte si trovava nel villaggio beduino di Abu Karinat, nel nord-ovest del deserto del Negev, a circa 90 chilometri dal reattore nucleare di Dimona, ha avvertito una forte esplosione, pochi minuti prima della segnalazione di allerta inviata alla popolazione dalle autorità militari israeliane. Secondo l’unità portavoce delle forze armate dello Stato ebraico, il missile siriano era stato lanciato contro alcuni velivoli israeliani, mancando l’obiettivo e raggiungendo l’area di Dimona, minacciata la scorsa settimana sulla stampa iraniana.

    Il 17 aprile, sulle colonne del quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan era apparso un editoriale che chiedeva una “punizione esemplare” contro Israele basata sulla logica “occhio per occhio” per il sabotaggio del sito nucleare di Natanz, colpito l’11 aprile da un improvviso blackout attribuito dalla Repubblica Islamica a un cyberattacco israeliano, definito da Teheran un episodio di “terrorismo nucleare”.

    In risposta all’attacco proveniente dalla Siria, l’aviazione israeliana ha bombardato diverse batterie missilistiche nel vicino Paese arabo, compresa quella da cui sarebbe partito il raid. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale del regime SANA, la contraerea siriana ha invece intercettato l’attacco dello Stato ebraico che ha preso di mira alcune aree alla periferia della capitale Damasco. Almeno quattro militari siriani, secondo l’agenzia del regime, sarebbero rimasti feriti nei raid israeliani.

    Un disertore siriano ha rivelato a Reuters che gli attacchi israeliani avrebbero preso di mira alcune località vicino alla città di Dumair, a circa 40 chilometri a nord est di Damasco, dove sono schierate alcune milizie sostenute dall’Iran, un’area che Israele ha già bombardato ripetutamente in passato.

    Il missile lanciato dal territorio siriano, modello SA-5, non è stato intercetto dalla contraerea israeliana ma non ha colpito il reattore, esplodendo in aria a circa 30 chilometri di distanza e provocando una pioggia di shrapnel. L’attacco, secondo le autorità militari israeliane, sarebbe solo una coincidenza e non avrebbe a che fare con le minacce iraniane. Nelle settimane scorse però, vari media israeliani hanno riportato un rafforzamento delle difese aeree attorno al reattore di Dimona e al porto di Eilat, sul Mar Rosso, in previsione di un possibile attacco missilistico o con droni a lungo raggio da parte delle forze appoggiate dall‘Iran in Siria o addirittura dallo Yemen.

    Israele non ha mai riconosciuto di possedere un arsenale atomico, mantenendo invece una politica di “ambiguità nucleare” pur giurando di non usare mai per prima le armi atomiche in Medio Oriente. L’impianto di ricerca nucleare di Dimona è ufficialmente chiamato Shimon Peres Negev Nuclear Research Center.

    Resta alta la tensione tra Israele e Iran per il programma nucleare di Teheran, oggetto della ripresa dei colloqui in corso a Vienna per rilanciare il Piano d’azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan of Action o JCPOA) del 2015 tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti – insieme a Germania e Unione europea.

    Intanto, mentre proseguono i colloqui a Vienna tra le grandi potenze mondiali e la Repubblica islamica, secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), l’Iran ha installato una serie di centrifughe molto avanzate nell’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, in chiara violazione degli obblighi dell’accordo del 2015, a cui Teheran non si sente più vincolata dopo l’uscita unilaterale degli Stati Uniti decisa negli scorsi anni dall’amministrazione Trump. L’accordo consente all’Iran di produrre uranio arricchito solo nel proprio impianto sotterraneo di arricchimento del combustibile (FEP) a Natanz, limitandosi però all’uso di centrifughe IR-1 di prima generazione, molto meno efficienti dei modelli avanzati appena installati.

    Teheran e Tel Aviv si accusano a vicenda di una serie di attacchi di sabotaggio, che coinvolgono anche altri Paesi della regione. Alle prime ore di oggi, giovedì 22 aprile, la coalizione araba a guida saudita che combatte in Yemen contro i ribelli sciiti filo-iraniani houthi ha intercettato un altro attacco con droni diretto contro la città meridionale saudita di Khamis Mushait.

    Leggi anche: Col sabotaggio della centrale di Natanz Israele vuole affondare gli accordi con l’Iran sul nucleare (di G. Alibrandi)

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