Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Iran, la polizia del regime lancia l’ultimatum ai manifestanti: “Avete tre giorni per arrendervi”

    Credit: AGF

    I vertici dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario della Repubblica islamica hanno promesso di “punire con decisione” gli istigatori del “terrorismo”. Fonti citate dall'Onu parlano di almeno tremila morti e 25mila arresti

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 20 Gen. 2026 alle 13:24

    Le autorità di polizia dell’Iran hanno lanciato un ultimatum ai manifestanti che da oltre 20 giorni scendono in piazza contro il regime, impegnato in una sanguinosa repressione delle proteste, concedendo tre giorni ai giovani dimostranti per arrendersi.
    Scoppiate il 28 dicembre scorso contro il costo della vita, le proteste hanno scatenato una mobilitazione di massa che ha assunto dimensioni nazionali, sfidando apertamente la Repubblica islamica, che ha risposto con violenza inaudita. Alcune ong con sede all’estero, come Iran Human Rights (IHRNGO) e Human Rights Activists in Iran (HRANA), e canali vicini all’opposizioni come Iran International parlano di un numero di vittime compreso tra le 3mila e le 20mila. Cifre impossibili da verificare, anche se nel suo ultimo discorso in pubblico la stessa Guida suprema della Rivoluzione islamica, ayatollah Ali Khameni, ha confermato che le “rivolte” in corso in Iran hanno già provocato “diverse migliaia” di morti.
    “I giovani che si sono trovati coinvolti involontariamente nelle rivolte sono considerati persone ingannate, non soldati nemici”, ha dichiarato il capo della polizia iraniano, Ahmad-Reza Radan, intervenendo ieri sera alla tv di stato IRIB. Le autorità, ha aggiunto, concedono agli interessati “un massimo di tre giorni” per costituirsi, assicurando che in questo caso gli arrestati saranno trattati con “maggiore clemenza”. Inoltre, in una nota congiunta diramata sempre dalla tv stato e firmata dal presidente Massoud Pezeshkian, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal presidente della Corte suprema Gholamhossein Mohseni Ejei, i vertici dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario della Repubblica islamica hanno annunciato che avrebbero “punito con decisione” gli istigatori degli “incidenti terroristici”, impegnandosi al contempo a lavorare “instancabilmente” per “risolvere i problemi economici e di sostentamento”.
    Negli ultimi 23 giorni, secondo i dati raccolti dall’organizzazione norvegese Iran Human Rights (IHRNGO) citati anche dalle Nazioni Unite, almeno 3.428 manifestanti sono stati uccisi e almeno 25mila sono stati arrestati dalle forze del regime. Il governo di Teheran però non ha ancora diramato un bilancio ufficiale delle vittime, anche se secondo l’agenzia di stampa locale Tasnim, considerata vicina al Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, centinaia di agenti delle forze di sicurezza sono stati uccisi durante le proteste e circa 3mila persone sono state arrestate. I processi, ha confermato il portavoce della magistratura iraniana Asghar Jahangir all’agenzia di stampa locale Mizan Online, si terranno in tempi “rapidi”. Alcuni imputati, ha precisato, saranno accusati di “Moharebeh”, letteralmente: “guerra contro Dio”, un reato capitale punibile con la morte, secondo il codice penale islamico. Una previsione che aggraverà il problema del rispetto dei diritti umani in un Paese dove, secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk, l’anno scorso sono giustiziate circa 1.500 persone. “La portata e il ritmo delle esecuzioni suggeriscono un uso sistematico della pena di morte come strumento di intimidazione da parte dello Stato”, ha sottolineato ieri Türk in conferenza stampa. Ufficialmente per scongiurare tale esito, negli scorsi giorni, il presidente Usa Donald Trump aveva minacciato un intervento militare contro l’Iran poi rimandato perché, a parere dell’inquilino della Casa bianca, le esecuzioni si sarebbero fermate. Un’affermazione poi smentita dalle stesse autorità iraniane.
    Ma reazione delle autorità ha previsto anche il blocco delle telecomunicazioni, segnale Internet e di telefonia mobile compresi, nei dieci giorni intercorsi tra la notte dell’8 e il 19 gennaio scorso. Una disposizione che, secondo l’opposizione, è servita al regime per mascherare il massacro in corso dei manifestanti. Ripristinato il 18 gennaio il servizio di sms, secondo quanto annunciato ieri dalle autorità iraniane, l’accesso a Internet dovrebbe tornare “gradualmente” alla normalità in settimana.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version