È ora che l’Europa apra un canale negoziale diretto con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina, senza preoccuparsi di un ritiro degli Stati Uniti dalle basi nel Vecchio continente e continuando a considerare la Nato uno scudo credibile alla propria sicurezza. Il presidente della Finlandia Alexander Stubb, intervistato oggi dal Corriere della Sera, ha tracciato un quadro lucido e per certi versi controcorrente della situazione geopolitica internazionale.
L’apertura a Mosca
“È tempo di iniziare a parlare con la Russia”, ha detto Stubb a Helsinki al cronista Paolo Valentino, cogliendo l’apertura di Vladimir Putin a un negoziato diretto con l’Europa, caldeggiato anche dal presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, precisando però di non sapere ancora “quando questo avverrà”. Tra i leader europei, ha spiegato al Corriere della Sera il capo dello Stato finlandese, è in corso una discussione su chi debba stabilire il primo contatto. “La cosa più importante”, ha precisato, “è che tutto sia coordinato, soprattutto tra gli E5 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia) insieme ai Paesi nordici e baltici”.
Non è detto però che tali colloqui producano un risultato. Gli scenari possibili infatti, secondo Stubb, restano: la prosecuzione del conflitto; una tregua seguita da un accordo di pace, oppure il collasso di una delle parti. “Credo che l’ipotesi di una pace non sia sul tavolo almeno per quest’anno”, ha sottolineato il presidente della Finlandia, che ha invitato gli altri partner europei alla calma in materia di sicurezza comune e di rapporti con gli Usa in ambito Nato.
Difesa europea, Usa e Nato
“Non sono particolarmente preoccupato dall’eventuale ritiro di cinque dei 37mila soldati americani stanziati in Germania”, ha ammesso Stubb, secondo cui “gli Stati Uniti non si ritireranno dall’Europa”. “Se vogliono proiettare il loro potere in regioni come il Medio Oriente, l’Asia o l’Africa, devono avere solide basi qui”, ha spiegato al Corriere della Sera. “Le truppe americane non sono in Europa per proteggerci, ma per consentire all’America di essere una potenza globale”.
Intanto, in materia nucleare, ha accolto con favore l’offerta della Francia di estendere l’ombrello atomico di Parigi a tutta l’Europa. “Siamo in una situazione in cui, per la prima volta in mezzo secolo, non esiste alcun accordo di limitazione delle armi nucleari”, ha però avvertito Stubb. “Russia e America hanno 1.500 testate a testa, la Cina ne ha 600 ma arriverà a mille nel 2030”, ha aggiunto il capo di Stato, secondo cui dopo la fine del trattato New START, scaduto a febbraio, “abbiamo bisogno di un nuovo accordo” in materia.
Il presidente finlandese auspica comunque una condivisione “al 50/50” tra Europa e Stati Uniti dell’onere della difesa del continente europeo. Un obiettivo da perseguire già a partire dal prossimo vertice della Nato previsto il 7 e l’8 luglio prossimo ad Ankara, in Turchia, da cui Stubb si attende “un rinnovato impegno al 5% di spese per la difesa e una Nato più europea e più forte”.
La priorità però è abbassare la tensione con Washington. “Trump non ci ha consultati prima di lanciare l’attacco (all’Iran)”, ha ricordato Stubb giustificando il rifiuto degli alleati europei di affiancare gli Usa e Israele nell’attacco a Teheran, senza però chiudere definitivamente la porta a un contributo del Vecchio continente. “Speriamo che americani e iraniani trovino un accordo per un cessate il fuoco sostenibile”, ha aggiunto. “A quel punto ogni iniziativa che possa riaprire lo Stretto di Hormuz deve vedere impegnata anche l’Europa”.
Per ricucire i rapporti transatlantici però non basta la cortesia personale. Pur riconoscendo di aver costruito un legame personale con Donald Trump, “iniziato su un campo da golf”, Stubb ha infatti ridimensionato la propria influenza sull’inquilino della Casa bianca: “L’idea che io abbia un’influenza su di lui è sbagliata”, ha ammesso. “Se lo convinco di una cosa su dieci, sono felice”.