Almeno 5 palestinesi sono rimasti uccisi e altri tre sono stati feriti nei nuovi attacchi condotti oggi dalle forze armate di Israele (Idf) nella Striscia di Gaza, malgrado la tregua mediata nell’ottobre 2025 dagli Stati Uniti e a poche ore dall’annuncio della partecipazione del primo ministro dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu al “Board” della pace voluto dal presidente Donald Trump.
La notizia dei raid e il bilancio delle vittime sono stati confermati da fonti sanitarie della Striscia all’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa, alla statunitense Associated Press e all’emittente qatariota al-Jazeera, mentre l’Idf non ha commentato le indiscrezioni di stampa, confermando la notizia di una sola vittima.
Una tregua fragile
Tre persone appartenenti alla stessa famiglia, secondo quanto riferito ad al-Jazeera da fonti interne all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa, sono morte oggi a Deir el-Balah, nella zona centrale di Gaza, a seguito di un pesante bombardamento dell’artiglieria di Israele. Tra le vittime, secondo l’agenzia di stampa Wafa, figura anche un bambino di 13 anni, figlio di uno degli uomini uccisi e parente di un altro dei deceduti, un 22enne. Le vittime, secondo l’agenzia di stampa statunitense Associated Press, era uscite in cerca di legna da ardere.
Due persone, secondo quanto riferito dai corrispondenti nella Striscia dell’emittente qatariota, sono state invece uccise in due raid condotti dall’Idf a est di Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza. Secondo fonti dell’ospedale Nasser citate dall’agenzia di stampa statunitense Associated Press, il più giovane è morto nell’area di Bani Suhaila mentre la donna è stata uccisa nella zona di Muwasi. Quest’ultima vittima è stata colpita al di fuori della cosiddetta linea gialla che, secondo il cessate il fuoco in vigore da ottobre, delimita il territorio della Striscia sotto il controllo militare israeliano.
Altre due persone invece, secondo quanto riferito da fonti mediche locali all’agenzia di stampa ufficiale palestinese, sono rimaste ferite sempre a est di Khan Younis mentre un’altra è stata colpita dal fuoco israeliano a est della zona di Juhor ad-Dik, a nord-est del campo profughi di Bureij, nella parte centrale di Gaza.
Le forze armate di Israele (Idf) non hanno confermato né smentito i raid riportati dalla stampa ma attraverso i propri canali social hanno rivelato di aver ucciso nella notte “un terrorista” che dal sud della Striscia aveva oltrepassato la “linea di confine”, avvicinandosi ai soldati. In merito a questa sparatoria però non sono stati forniti ulteriori dettagli.
Almeno 466 persone sono state uccise e 1.294 sono state ferite nella Striscia, secondo il ministero della Salute del governo di Gaza controllato da Hamas, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell’ottobre 2025. A queste vittime si aggiungono 9 minori morti di freddo a causa delle gravi condizioni meteorologiche che hanno colpito il territorio costiero palestinese devastato da due anni di guerra.
Nuove adesioni all’Onu alternativa
Intanto però l’attuazione del piano Trump per Gaza continua: oggi Israele ed Egitto hanno annunciato la partecipazione al “Board” per la pace, previsto dall’accordo per il cessate il fuoco nella Striscia, che nei piani del presidente Usa dovrebbe però lavorare anche alla risoluzione dei conflitti in tutto il mondo, una sorta di Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) alternativa e a inviti.
L’annuncio di questa mattina della partecipazione del premier Benjamin Netanyahu e del presidente Abdel Fattah al-Sisi ha sconfessato le precedenti preoccupazioni segnalate dai rispettivi governi circa il coinvolgimento nell’iniziativa della Turchia e del Qatar, considerati vicini ai Fratelli Musulmani e quindi a Hamas.
Si allunga così la lista dei Paesi partecipanti al nuovo “Board” per la pace, la cui cerimonia di costituzione è attesa domani, 22 gennaio 2026, nel contesto del World Economic Forum che riunisce i grandi della Terra a Davos, in Svizzera, dove verrà firmato l’accordo istitutivo del Comitato. L’invito a sedere nel Consiglio presieduto da Trump è già stato accolto Emirati Arabi Uniti, Armenia, Marocco, Vietnam, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan e Argentina ma non dall’Italia, che però potrebbe partecipare come “Paese osservatore”.
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