Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    L’annuncio del Board of Peace: “Nessun ritiro di Israele da Gaza senza il completo disarmo di Hamas”

    Truppe israeliane in azione nella Striscia di Gaza. Credit: IDF/GPO/SIPA / AGF

    L’Idf, hanno chiarito i vertici dell’ente presieduto a vita da Donald Trump dopo un incontro con il premier Netanyahu, non si ritirerà a breve

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 4 Ago. 2026 alle 10:10 Aggiornato il 4 Ago. 2026 alle 10:12

    Il ritiro delle truppe schierate da Israele nella Striscia di Gaza avverrà solo dopo il disarmo “completo” di Hamas. L’annuncio è arrivato ieri sera sui social da parte del Board of Peace, voluto e presieduto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a margine di un incontro tra l’Alto rappresentante dell’ente, Nickolay Mladenov, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

    Marcia indietro
    “Prendiamo atto che il ritiro completo delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) oltre la linea gialla avverrà solo una volta completato il disarmo, a cui Hamas si è impegnato con i mediatori”, si legge nella nota diramata sui social, che si riferisce alla linea di demarcazione tra l’area del territorio costiero palestinese occupata da Israele e il resto della Striscia.
    A fine luglio era stato il presidente Usa nonché capo a vita del Board of Peace, Donald Trump, ad annunciare sul suo social Truth “un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza”, che avrebbe portato al ritiro delle truppe israeliane e allo schieramento di una “Forza Internazionale di Stabilizzazione”, che avrebbe dovuto collaborare con le autorità palestinesi di polizia a livello locale.
    “Israele e il Board of Peace condividono una comprensione comune degli obiettivi finali. L’obiettivo è chiaro e non è in discussione: il disarmo completo nella Striscia e la transizione da un governo armato a un’amministrazione civile”, hanno fatto sapere Mladenov, e il suo team, precisando che il ritiro di Tel Aviv non avverrà immediatamente. “Contrariamente ad alcuni rapporti inaccurati, notiamo che il ritiro delle Idf oltre la Linea Gialla avverrà solo una volta completato il disarmo, a cui Hamas si è impegnato con i mediatori. Ciò vale allo stesso modo per le armi leggere, le armi pesanti e i tunnel”.

    L’inferno nella Striscia
    Intanto Israele continua a occupare la maggior parte della Striscia. A fine maggio, il premier Netanyahu aveva ordinato alle forze armate di avanzare e occupare il 70% del territorio costiero palestinese. Già prima Tel Aviv controllava il 60% di Gaza, una percentuale superiore a quella prevista dall’accordo di tregua con Hamas mediato dagli Stati Uniti e dall’Egitto nell’ottobre scorso. Le mappe pubblicate a marzo dal governo israeliano mostravano infatti un’altra area interdetta alla popolazione locale della Striscia, al di là della cosiddetta “Linea Gialla”, che delimita il 53% del territorio sotto il controllo delle Idf, pari a circa 200 chilometri quadrati, a cui i palestinesi non possono accedere, restando stipati in una porzione sempre più ridotta della Striscia, spesso priva di servizi essenziali. Questa nuova area di interdizione, contrassegnata sulle mappe da una linea arancione, rappresenta circa l’11% del territorio costiero.
    Inoltre, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre scorso, gli attacchi israeliani a Gaza restano all’ordine del giorno. Almeno 19 persone sono state uccise e altre 35 sono rimaste ferite nelle ultime 24 ore, secondo gli ultimi dati diramati dal ministero della Salute della Striscia. Un totale di 1.250 morti e 4.110 feriti sono stati registrati a Gaza dall’inizio della tregua, portando così a 73.375 vittime e 174.220 feriti il bilancio complessivo nel territorio costiero dagli attentati di Hamas e della Jihad Islamica in Israele del 7 ottobre 2023.

    Reazioni diplomatiche
    La situazione si è fatta incandescente anche sul fronte diplomatico. Ieri, i rappresentanti di Qatar, Egitto e Turchia, mediatori della tregua a Gaza, hanno condannato Israele per le sue “continue violazioni” in territorio palestinese. In una nota congiunta, i tre Paesi hanno condannato fermamente quelle che hanno definito “continue violazioni israeliane nella Striscia di Gaza, tra cui il bombardamento di strutture e infrastrutture sanitarie, nonché la perdita di vite civili, comprese donne e bambini”. Questa situazione, secondo Il Caro, Doha e Ankara, costituisce “una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario”.
    Anche la Lega araba è intervenuta nelle stesse ore per condannare “fermamente i brutali attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza, che hanno preso di mira tende per sfollati e appartamenti residenziali, provocando decine di morti e feriti”. Il segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, ha sottolineato in una nota che i raid di Israele, “accompagnati da una vasta campagna militare in Cisgiordania che include operazioni di demolizione e arresti in diverse città”, rappresentano “un chiaro tentativo” da parte di Tel Aviv “di sabotare la tabella di marcia annunciata come base per passare alla seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco e iniziare a porre fine alle sofferenze dei palestinesi nella Striscia di Gaza e cominciare il ritiro israeliano”. Fahmy ha rimarcato “la necessità di ritenere Israele pienamente responsabile delle violazioni contro i palestinesi e dei palesi tentativi di ostacolare gli sforzi di mediazione”, ribadendo che “non bisogna permettere” a Tel Aviv di “raggiungere i suoi obiettivi di espansione dell’occupazione a Gaza”.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version