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    Shinzo Abe ha vinto le elezioni generali in Giappone

    Credit: Afp

    Nel paese asiatico si sono tenute le elezioni generali per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti. I dati dell'affluenza parlano di meno del 50 per cento dei votanti, mentre gli exit poll assegnano al partito di governo una larga maggioranza

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 19 Ott. 2017 alle 13:17 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:16

    Il primo ministro Shinzo Abe ha vinto le elezioni generali per il rinnovo della Camera dei rappresentanti. A conteggio dei voti quasi terminato, è evidente come la coalizione di governo otterrà la maggioranza dei seggi in palio.

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    Domenica 22 ottobre si sono tenute le elezioni anticipate in Giappone per il rinnovo della Camera dei rappresentanti, il ramo più importante della Dieta, il parlamento giapponese. A contendersi la guida del paese asiatico c’erano il Partito liberaldemocratico dell’attuale premier Shinzo Abe e il Partito della speranza, fondato meno di un mese fa dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike.

    La competizione elettorale ha visto la partecipazione di ben otto partiti, in corsa per ottenere 465 seggi. Secondo l’andamento gli ultimi dati elettorali, la coalizione guidata dal premier Abe, tra il Partito liberal-democratico e quello buddhista conservatore, manterrà la maggioranza dei due terzi alla Camera.

    Il principale movimento di opposizione, l’appena formato partito della Speranza, non ha ottenuto il risultato sperato e non riuscirà a contendere al primo ministro Abe la maggioranza dei seggi della Camera.

    Il primo ministro, in carica dal dicembre 2012, otterrà probabilmente un terzo mandato, aprendo la strada a una continuazione della strategia economica del governo giapponese, denominata “Abenomics” e fondata su un aumento della spesa pubblica.

    Il governo di Tokyo ha intenzione anche di reinterpretare l’articolo 9 della costituzione che vieta al Giappone il mantenimento delle forze armate. Abe vuole infatti aumentare il budget per le forze di autodifesa giapponesi e impiegarle sempre di più anche in missioni all’estero.

    Al momento, il principale alleato del partito liberaldemocratico del premier, il Komeito, non ha voluto appoggiare una modifica in senso esplicitamente militarista della costituzione, ma con la nuova composizione del parlamento, il primo ministro potrebbe fare affidamento per questa materia, sui voti di alcuni partiti di opposizione.

    Perché le elezioni anticipate

    Le elezioni anticipate erano state annunciate dal premier nel corso di una conferenza stampa lo scorso 25 settembre. La decisione è stata criticata dai partiti di opposizione, secondo i quali Abe vorrebbe approfittare del buon momento di popolarità per far passare in secondo piano le accuse di clientelismo nei suoi confronti.

    Il primo ministro godeva, prima delle elezioni di una maggioranza schiacciante in parlamento, dove il suo solo partito occupava 407 seggi su 717 in entrambe le camere della Dieta.

    Nella sola Camera Bassa, il premier poteva contare su 286 deputati su 475. Il suo governo era anche allora sostenuto dal partito Komeito, che aveva altri 60 parlamentari. Una situazione non certo instabile dal punto di vista politico.

    La decisione di ricorrere a elezioni anticipate avrebbe potuto addirittura penalizzare lo schieramento del premier Abe. Secondo alcuni analisti però, lo scioglimento anticipato delle legislatura deciso dal primo ministro aveva a che fare proprio con la nascita del nuovo schieramento guidato dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike.

    Abe aveva intenzione cioè di sfruttare la mancanza di organizzazione del suo principale avversario e di capitalizzare il consenso prodotto dalle minacce della Corea del Nord e dalla ripresa economica.

    Forte della propria maggioranza schiacciante, il primo ministro ha governato il Giappone negli ultimi cinque anni. L’opposizione in questo periodo non è infatti mai riuscita a scalfire il consenso del premier.

    È stata proprio la governatrice di Tokyo Yuriko Koike, invece, a cambiare con la sua discesa in campo il panorama politico della nazione asiatica. L’ex ministra della Difesa ed ex appartenente al partito del premier infatti, dopo aver vinto le elezioni comunali della capitale giapponese, aveva deciso di fondare un nuovo movimento, che aveva accolto molti ex appartenenti al Partito democratico giapponese.

    Eppure Koike non è riuscita a ottenere risultati diversi rispetto a quelli ottenuti da altri movimenti di opposizione negli ultimi anni.

    Chi e come ha votato

    Il Giappone è una monarchia costituzionale, in cui il potere legislativo è affidato a un parlamento bicamerale, composto dalla Camera dei rappresentanti e dalla Camera dei Consiglieri.

    La Camera Bassa della Dieta possiede una prevalenza sulla legislazione e può superare il veto della Camera dei Consiglieri grazie a un voto di una maggioranza di due terzi dell’assemblea.

    A differenza della Camera dei rappresentanti, la Camera dei Consiglieri non può essere sciolta dal primo ministro.

    Le elezioni generali dell’ottobre 2017 hanno riguardato solo la Camera dei Rappresentanti, composta attualmente da 475 membri, eletti per quattro anni con un sistema di tipo misto a prevalenza maggioritario.

    295 deputati giapponesi sono eletti nei collegi uninominali, secondo la regola che permette al più votato di vincere il seggio, anche per una sola preferenza in più degli avversari.

    Gli altri 180 membri della Camera dei Rappresentanti invece sono eletti in 11 diversi distretti plurinominali, in base a un metodo proporzionale che prevede la divisione dei voti di ciascuna lista elettorale per il numero di seggi da assegnare.

    Potevano votare tutti i cittadini giapponesi che avessero compiuto 18 anni di età e potevano essere eletti i cittadini del Sol Levante che avessero almeno 25 anni.

    Lo spoglio finale vedrà la proclamazione di soltanto 465 dei 475 deputati della Camera dei rappresentanti, 289 seggi saranno infatti assegnati in collegi uninominali e altri 176 con il sistema proporzionale. Per i seggi in palio si erano candidate 1.021 persone, tra questi il 17,7 per cento era rappresentato da candidate donne.

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