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    La Francia ha vietato l’ingresso nel Paese al ministro delle Finanze di Israele Bezalel Smotrich

    Il premier israeliano Benjamin Netanyahu (a sinistra) in compagnia del suo ministro delle Finanze Bezalel Smotrich (a destra). Credit: RONEN ZVULUN/POOL/SIPA / AGF

    "Promuove attivamente la creazione di nuove colonie e l'annessione della Cisgiordania e la ricolonizzazione di Gaza", ha denunciato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Insieme al Regno Unito, all'Australia, al Canada, alla Francia, alla Nuova Zelanda e alla Norvegia, Parigi ha anche sanzionato quattro leader di organizzazioni di coloni e 21 loro esponenti violenti. Almeno 7 palestinesi sono stati uccisi e 832 feriti, secondo le Nazioni Unite, nelle violenze dei coloni soltanto l'anno scorso

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 9 Giu. 2026 alle 15:50 Aggiornato il 9 Giu. 2026 alle 16:08

    La Francia ha vietato l’ingresso nel Paese al ministro delle Finanze di Israele, Bezalel Smotrich, nonché a quattro organizzazioni di coloni e a 21 loro esponenti violenti. L’annuncio è arrivato direttamente sui social dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ha criticato il leader del partito di estrema destra Sionismo Religioso per aver attivamente promosso l’annessione della Cisgiordania allo Stato ebraico e la “ricolonizzazione” israeliana di Gaza.

    Le sanzioni contro Smotrich
    “Bezalel Smotrich promuove attivamente l’annessione della Cisgiordania, che rivendica apertamente, la creazione di nuove colonie in Cisgiordania, la ricolonizzazione di Gaza, il collasso economico dell’Autorità palestinese e le sue conseguenze deleterie sulla popolazione palestinese”, ha scritto il capo della diplomazia francese sui suoi profili social. “Si tratta di una politica che la stragrande maggioranza della comunità internazionale non può accettare, restando fermamente attaccata alla soluzione dei due Stati”. D’altra parte, Smotrich è egli stesso un colono, risiedendo nell’insediamento di Kedumim, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale.
    Dopo questo provvedimento, il ministro delle Finanze di Israele non potrà più accedere al territorio francese. Già a fine maggio, l’Eliseo aveva bandito il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano e leader del partito di estrema destra Potere ebraico, Itamar Ben-Gvir, per il trattamento inumano riservato agli attivisti della Global Sumud Flotilla, sequestrati al largo dell’isola greca di Creta dalle forze armate di Israele (Idf) mentre erano diretti nella Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Un episodio per cui lo stesso ministro israeliano risulta indagato dalla Procura di Roma per tortura e sequestro di persona.
    Ma, secondo quanto annunciato oggi dal ministro degli Esteri francese, il bando all’ingresso nel territorio d’Oltralpe sarà applicato anche a quattro leader di organizzazioni di coloni e a 21 loro esponenti accusati di violenze contro la popolazione palestinese. Parigi però non si è fermata qui. “Insieme ai nostri partner britannici, canadesi, australiani, neozelandesi e norvegesi, oggi adottiamo nuove sanzioni contro i responsabili dell’intensificazione della colonizzazione e delle violenze in Cisgiordania”, ha annunciato sui social Barrot.

    Le altre azioni coordinate con gli alleati
    I governi del Regno Unito, dell’Australia, del Canada, della Francia, della Nuova Zelanda e della Norvegia hanno annunciato oggi una serie di sanzioni contro le reti che finanziano e agevolano gli attacchi dei coloni contro la popolazione palestinese nella Cisgiordania occupata.
    I ministeri degli Esteri dei sei Paesi hanno infatti intrapreso “azioni coordinate” in risposta alla “espansione record degli insediamenti e alla crescente violenza dei coloni in Cisgiordania”.
    I provvedimenti adottati, secondo una nota diramata oggi dal governo britannico, mirano a interrompere i flussi finanziari che hanno “permesso ai gruppi di coloni estremisti di agire impunemente” nei Territori occupati, con sanzioni coordinate “contro le reti che finanziano e facilitano gli attacchi dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania”. I soggetti colpiti da questi provvedimenti sono stati identificati come: The Farms Association, Ahavat Gilad, Ari Yshag, Artzenu, Shivat Zion Lerigvey Admata, Eyal Hari Yehuda e Itamar Yehuda Levi.
    “L’espansione degli insediamenti e la violenza sono illegali e rappresentano una minaccia fondamentale alla fattibilità di una soluzione a due Stati, nonché alla pace e alla sicurezza a lungo termine per palestinesi e israeliani”, ha commentato la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper. “Oggi stiamo agendo con i nostri partner internazionali per sanzionare coloro che sostengono e sponsorizzano la violenza contro le comunità palestinesi in Cisgiordania”, ha aggiunto. “Queste misure dimostrano che il Regno Unito, insieme ai suoi partner, è in prima linea nell’individuare e colpire coloro che alimentano questa violenza”.
    “I coloni estremisti e violenti, con l’appoggio dei loro sostenitori, continuano ad attaccare i palestinesi e a violare i loro diritti umani. Usano la violenza per sfrattare i palestinesi, distruggere proprietà e perpetuare l’attività di insediamento illegale, minando la vitalità dello Stato di Palestina e le prospettive di coesistenza pacifica”, si legge in una nota congiunta firmata dai ministri degli Esteri dei sei Paesi. “Per troppo tempo, i coloni violenti hanno potuto agire quasi impunemente, e l’espansione degli insediamenti e la creazione di avamposti continuano con il sostegno e la complicità del governo israeliano. In alcuni casi, la violenza dei coloni si verifica sotto la protezione delle forze di sicurezza israeliane. Continuiamo a sollecitare il governo israeliano ad agire per garantire una reale responsabilità per la violenza in Cisgiordania. Il governo israeliano dovrebbe assicurarsi che ogni attacco venga indagato rapidamente e a fondo, intervenire contro gli avamposti e le organizzazioni che permettono alla violenza di prosperare e fermare l’incitamento alla violenza”.
    Altre quattro organizzazioni e tre leader dei coloni israeliani coinvolti nelle violenze contro i palestinesi – diversi dai soggetti sanzionati oggi da Regno Unito, Australia, Canada, Francia, Nuova Zelanda e Norvegia – erano stati oggetto a inizio maggio di provvedimenti simili da parte dell’Unione europea. Allora, per tutta risposta, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich aveva chiesto l’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania occupata. “L’ipocrisia europea sta raggiungendo nuove vette. Nessuno costringerà Israele ad adottare una politica di suicidio nazionale”, aveva scritto sui social Smotrich. “È ora di chiarire al mondo che chiunque tenti di indebolire il nostro controllo su queste terre subirà le conseguenze opposte. Continueremo a rafforzare gli insediamenti, ad approfondire la nostra presa sulla Terra d’Israele e a combattere il terrorismo senza paura”.

    Violenze continue
    Gli attacchi dei coloni israeliani contro villaggi e terreni agricoli palestinesi, secondo l’ultimo rapporto pubblicato oggi dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite nei Territori palestinesi occupati, sono aumentati vertiginosamente dal 2023, con un incremento del 130%. Almeno 7 palestinesi sono stati uccisi e 832 sono rimasti feriti lo scorso anno in questi episodi violenti, che sono continuati anche nel 2026 “su base quotidiana”.
    “Gli incessanti attacchi quotidiani dei coloni israeliani contro i palestinesi sono intollerabili e devono cessare”, ha dichiarato il presidente della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, secondo cui “la violenza perpetrata dai coloni è la diretta conseguenza delle politiche israeliane che sostengono, agevolano e proteggono le loro azioni”. “Israele deve smettere di sostenere questa violenza e garantire che le sue forze di sicurezza proteggano la popolazione civile palestinese”, ha aggiunto Muralidhar. “La comunità internazionale deve esercitare una pressione concertata su Israele affinché adempia ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale e intraprenda azioni immediate e decisive per smantellare gli insediamenti e gli avamposti e porre fine una volta per tutte alla violenza dei coloni”.
    La Commissione Onu ha documentato casi di aggressioni, rapimenti e abusi su minori palestinesi da parte dei coloni. In un episodio, avvenuto il 19 aprile 2025, una bambina di 12 anni e suo fratello di 3 sono stati rapiti sotto la minaccia di un coltello, trascinati in un uliveto e legati a un albero con delle cinghie di plastica fino all’intervento della famiglia. I coloni, inoltre, hanno commesso o minacciato violenze sessuali per incutere timore nella popolazione, molestando alcune donne palestinesi.
    Il rapporto però ha denunciato anche “la crescente partecipazione delle forze di sicurezza israeliane agli attacchi”, che “equivale a un crollo di fatto della distinzione tra coloni e soldati”. Tali violenze, si legge nel documento, sono volte a promuovere la politica statale, compresa l’occupazione illegale, lo sfollamento dei palestinesi e l’annessione di territori palestinesi a Israele.
    Oltre 500mila coloni, secondo i dati raccolti dall’ong israeliana Peace Now, vivono nei Territori occupati, dove risiedono più di 2,93 milioni di palestinesi. Almeno 141 insediamenti illegali sono stati ufficialmente istituiti dal governo di Tel Aviv in Cisgiordania, Gerusalemme Est esclusa. Alcuni di questi approvati proprio da Smotrich e dal governo Netanyahu. Altri 360 avamposti illegali sono stati costituiti senza l’approvazione ufficiale del governo israeliano nei Territori occupati palestinesi, di cui 210 creati dal ritorno al governo di Benjamin Netanyahu e della sua coalizione di estrema destra nel dicembre 2022 (25 soltanto quest’anno).

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