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    Che aria tira a Londra a due giorni dal voto

    Mentre gli europei residenti nel Regno Unito discutono della Brexit, alle finestre della capitale sono comparsi poster con lo slogan "I'm in"

    Di Laura Stahnke
    Pubblicato il 21 Giu. 2016 alle 18:04 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 00:15

    Nell’ultimo mese, le conversazioni tra gli europei che vivono a Londra hanno spesso avuto un argomento comune: Brexit, ovvero la potenziale uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Infatti, il 23 giugno si terrà un referendum con il quale i cittadini britannici, irlandesi e del commonwealth residenti nel Regno Unito esprimeranno la propria preferenza riguardo al restare o meno in Europa. 

    Nel 2014, durante la campagna elettorale per la carica di primo ministro, David Cameron promise che avrebbe indetto questo referendum per guadagnare i voti dell’elettorato nazionalista britannico.

    Cameron è un grande sostenitore dell’Unione Europea, e ha più volte ribadito la sua posizione a riguardo. All’epoca però nessuno poteva prevedere che così tanti cittadini britannici si sarebbero avvicinati alle posizioni nazionaliste che vogliono il Regno Unito fuori dall’Ue. 

    Gli argomenti a favore dell’uscita del Regno Unito vertono intorno a ragioni di stampo economico e sociale: la quantità di denaro che il Regno Unito versa all’Unione Europea e l’impotenza del governo britannico di fronte alle istituzioni europee in termini legislativi. 

    Il vero cavallo di battaglia della campagna per lasciare l’Unione Europea è stato però l’immigrazione: più voci si sono alzate per definire insostenibile il flusso di europei che stanno invadendo il Regno Unito grazie alla libertà di spostamento garantita ai cittadini dell’Ue.

    Stando a chi vorrebbe vedere il Regno Unito fuori dall’Europa, gli europei (specialmente quelli provenienti dai paesi dell’est Europa) sono un carico troppo pesante per il sistema del welfare britannico e aumentano il tasso di disoccupazione all’interno del paese. 

    Mentre questi argomenti sono molto comuni all’interno della classe più tradizionalista del Regno Unito, un dissenso verso l’Unione Europea è stato levato anche da gruppi (minoritari) della sinistra, che si oppongono all’Ue in quanto istituzione non democratica e neoliberale.

    Chi vuole restare in Europa controbatte che i vantaggi economici che il Regno Unito ricava dall’essere parte dell’Ue sono di gran lunga maggiori delle tasse versate, che milioni di posti di lavoro esistono grazie al fatto che il paese fa parte dell’Europa e che gli europei che vivono nel Regno Unito sono per la stragrande maggioranza lavoratori le cui tasse contribuiscono enormemente alla crescita del paese. 

    Fino alla settimana scorsa le previsioni vedevano Brexit in posizioni di vantaggio. In seguito all’assassinio della parlamantare Jo Cox per mano di un nazionalista britannico il 19 giugno le previsioni sono cambiate, e ora il fronte per rimanere in Europa è in leggero vantaggio. Nel frattempo, alle finestre di molte case di Londra sono apparsi poster che recano lo slogan “I’m in”, “Sono dentro”, a sostegno di un Regno Unito parte dell’Europa. 

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