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    Coronavirus, in Australia scienziati scoprono come agisce il sistema immunitario

    Gli scienziati hanno dimostrato che se il Covid-19 è causato da un nuovo virus, in una persona sana il recupero clinico è simile a quanto abbiamo osservato nella comune influenza

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 17 Mar. 2020 alle 17:16

    I ricercatori del Peter Doherty Institute in Australia hanno osservato le capacità dell’organismo di combattere il Covid-19 e guarire dall’infezione. La lotta contro il Coronavirus è serrata e tutto il mondo scientifico si sta impegnando per trovare al più presto un vaccino. Questa volta sono stati gli studiosi di Melbourne ad aver mappato le risposte immunitarie di una tra i primi pazienti diagnosticati con il Coronavirus e poi guariti in Australia. I dati raccolti permetteranno di valutare l’efficacia di possibili vaccini, secondo la capacità di imitare la risposta immunitaria dell’organismo.

     

    “Abbiamo esaminato l’intera gamma della risposta immunitaria della paziente, utilizzando le conoscenze acquisite in molti anni nello studio delle risposte immunitarie nei pazienti ricoverati con influenza”, scrivono gli studiosi. “Dopo tre giorni, abbiamo individuato l’emergenza di una forte popolazione di cellule immunitarie, un segnale di recupero già individuato durante l’infezione influenzale stagionale. Abbiamo quindi previsto che la paziente era in via di guarigione, e così è stato, dimostrando che anche se il Covid-19 è causato da un nuovo virus, in una persona sana il recupero clinico è simile a quanto abbiamo osservato nella comune influenza” concludono i ricercatori.

    Nello studio pubblicato su Nature Medicine i ricercatori del Doherty Institute – joint venture tra l’Università di Melbourne e l’ospedale Royal Melbourne – riferiscono nelle varie fasi sulla risposta del sistema immunitario della paziente, una donna sui 40 anni tornata da Wuhan in Cina con sintomi come letargia, mal di gola, tosse secca e febbre, da cui i medici avevano prelevato e testato campioni di sangue in quattro diversi tempi prima e dopo la  guarigione.

    Ora i ricercatori sperano di espandere lo studio a livello internazionale per capire perché alcune persone muoiono e altre no e sviluppare risposte rapide anche a futuri virus emergenti.

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