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    Brexit, cosa prevede l’accordo (semi-definitivo) tra Regno Unito e Unione europea

    La premier britannica Theresa May insieme al presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker. Credit: JOHN THYS

    Abbiamo esaminato punto per punto l'intesa trovata tra i capi-negoziatori di Londra e Bruxelles sull'uscita del Regno Unito dall'Ue

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 20 Mar. 2018 alle 12:03 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:46

    Lunedì 19 marzo 2018, il capo-negoziatore per la Brexit dell’Unione europea, Michel Barnier, ha annunciato che Ue e Regno Unito hanno trovato “in larga misura”, l’accordo sul periodo di transizione successivo all’uscita di Londra dalla comunità.

    L’intesa è stata trovata al termine di un incontro a Bruxelles fra lo stesso Barnier e il suo omologo britannico, David Davis.

    Entrambe le parti hanno parlato di “passo significativo” e auspicano che l’accordo di transizione possa essere firmato dai 27 stati membri europei alla fine di questa settimana, in occasione dell’attesa seduta del Consiglio europeo in programma il 22 e 23 marzo.

    Dopo la notizia dell’intesa, la sterlina ha registrato un’impennata sia sul dollaro sia sull’euro, toccando il livello più alto da un mese e mezzo.

    La stretta di mano è arrivata dopo mesi di negoziati travagliati.

    Nel dicembre 2017 era stata raggiunta una prima bozza di accordo, ma recentemente il primo ministro britannico, Theresa May, aveva definito “inaccettabile” la proposta di Barnier.

    Anche il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, pur mantenendosi fiducioso e aperto al dialogo, un paio di settimane fa aveva detto che la Brexit avrebbe “inevitabilmente” portato a “frizioni” tra Bruxelles e Londra.

    L’accordo raggiunto da Barnier e Davis affronta diversi punti e ne lascia alcuni ancora da definire.

    Il periodo di transizione

    Uno dei punti più controversi nei negoziati sulla transizione era proprio la durata del periodo di transizione.

    Posto che il termine ultimo per la permanenza del Regno Unito nell’Ue è il 29 marzo 2019, la Commissione europea aveva fatto sapere di non voler protrarre la successiva transizione oltre il 31 dicembre 2020, data che coincide con la scadenza del bilancio dell’Unione europea di durata settennale.

    Il Regno Unito, da parte sua, puntava a ottenere un periodo transitorio di due anni, anche se negli ultimi giorni il capo-negoziatore di Londra, Davis, aveva aperto a un periodo più breve.

    Il compromesso è stato trovato a 21 mesi: fino al 31 dicembre del 2020 il Regno Unito continuerà a essere soggetto alle norme europee.

    Barnier ha spiegato che durante questo periodo Londra non avrà alcun potere decisionale all’interno della Ue, ma dovrà sottostare alle sue regole, continuando a far parte del mercato unico e dell’unione doganale.

    Secondo la Bbc l’intesa “significa che che il Regno Unito, dopo aver lasciato l’Ue il 29 marzo del prossimo anno, rimarrà un membro del club in tutto tranne il nome (e alcune altre eccezioni) per altri 21 mesi”.

    Cittadini

    Durante il periodo di transizione resterà tutto come prima della Brexit: i cittadini europei in Gran Bretagna avranno gli stessi diritti e garanzie dei britannici e, viceversa, i britannici negli stati dell’Ue avranno lo stesso trattamento dei cittadini comunitari.

    Commercio

    Nel periodo transitorio post-Brexit il Regno Unito potrà negoziare, firmare e ratificare i propri accordi commerciali, ma non potrà applicarli fino al 31 dicembre 2020.

    Fino al termine del periodo di transizione Londra sarà ancora parte degli accordi commerciali esistenti con altri paesi dell’Ue.

    Pesca

    Nel periodo di transizione i pescatori europei avranno lo stesso accesso alle acque britanniche di cui godono ora. La quota del Regno Unito sul pescato sarà garantita.

    Londra rimarrà parte della politica comune sulla pesca, ma disporrà solo del diritto di essere consultato in caso di modifiche normative, mentre nonavrà invece il diritto di veto.

    Irlanda del Nord

    La questione dei confini nordirlandesi era uno dei punti di più acceso scontro tra Bruxelles e Londra e si è deciso di rinviare la discussione e negoziati futuri.

    La proposta presentata dal capo-negoziatore europeo Barnier prevedeva che l’Irlanda del Nord continuasse a far parte dell’unione doganale Ue per mantenere aperto il confine.

    La premier britannica May aveva bollato la proposta come “una minaccia all’integrità costituzionale” del Regno Unito.

    L’accordo raggiunto tra Barnier e Davis prevede  il cosiddetto ‘backstop’: l’Irlanda del Nord continuerà a far parte del mercato unico e dell’unione doganale in attesa che le parti trovino eventualmente una soluzione alternativa.

    Barnier ha sottolineato che la soluzione dovrà “essere praticabile per evitare un confine fisico e proteggere la cooperazione nord-sud”.

    “Siamo disponibili a guardare a tutte le opzioni che ci permettano di raggiungere i nostri obiettivi in modo costruttivo”, ha dichiarato il capo-negoziatore Ue, secondo cui nel quadro dei negoziati Irlanda e Irlanda del Nord sono due entità distinte.

    “Abbiamo concordato con il Regno Unito un’agenda dettagliata per le discussioni nel corso delle prossime settimane”, ha spiegato Barnier.

    SPECIALE: BREXIT
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