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    Alexei Navalny è uscito dal coma farmacologico: “È reattivo”

    Alexei Navalny. Credit: Epa

    I medici dell'ospedale tedesco: "Non possiamo escludere conseguenze a lungo termine". La tensione Mosca Berlino rende incerto il futuro del gasdotto Nord Stream 2. La replica del Cremlino: "Assurdi i tentativi di accusarci"

    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 7 Set. 2020 alle 22:22

    Navalny è uscito dal coma artificiale

    Alexei Navalny è uscito dal coma farmacologico ed è reattivo, lo comunica l’ospedale Charité di Berlino nel quale è ricoverato il principale oppositore russo a Vladimir Putin. Le sue condizioni generali mostrano una lenta ripresa, fanno sapere in una nota i medici tedeschi  “Viene progressivamente abituato a far meno del respiratore”, annunciano i dottori aggiungendo che il 44enne “reagisce quando gli si parla”, anche se non si possono escludere “conseguenze a lungo termine del grave avvelenamento”.

    Alexei Navalny era collassato lo scorso 20 agosto durante un volo dalla Siberia a Mosca. Dopo un primo ricovero nella città siberiana di Omsk, dove i medici russi avevano escluso l’ipotesi dell’avvelenamento, su richiesta della famiglie e grazie all’intervento di una Ong, l’oppositore era stato trasferito con un aereo speciale a Berlino, dove da allora viene curato dai medici tedeschi della Charité. In seguito alle analisi effettuati da un laboratorio speciale della Bundeswehr, il governo tedesco ha comunicato che era è “provato oltre ogni ragionevole dubbio” che Navalny è stato avvelenato con l’agente nervino Novichok. lo stesso utilizzato per tentare di mettere a tacere l’ex agente Sergey Skripal. Secondo il governo, i responsabili dell’attentato a Navalny stanno in Russia.

    Ma Mosca continua imperterrita a respingere qualsivoglia responsabilità. Anche oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, definiva “assurdi” i tentativi di collegare la leadership russa al caso Navalny. Peskov ha anche ricordato che Mosca ha chiesto che Berlino condivida le proprie informazioni sull’avvelenamento del dissidente, considerata una condizione necessaria ad aprire un’inchiesta.

    La questione del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2

    Lo strumento per chiamare con durezza Mosca alle sue responsabilità appare essere ogni giorno di più il mega-gasdotto Nord Stream 2, che dovrebbe aumentare decisamente il volume di gas da portare dal Mar Baltico fino alla Repubblica federale. Oggi è stato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, a ribadire che Angela Merkel “non esclude” conseguenze su Nord Stream in seguito all’avvelenamento del dissidente russo. Per essere ancora più chiaro, il portavoce ha aggiunto che Merkel “si collega alle dichiarazioni del ministro degli Esteri Heiko Maas”, che aveva detto di “sperare che le reazioni di Mosca non comportino che si debba ripensare tutto il progetto”.

    Una pressione che di giorno in giorno viene condivisa da altri Paesi. Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha reso noto che il suo governo ha convocato l’ambasciatore russo a Londra per esprimere la propria “profonda preoccupazione” per l’avvelenamento di Navalny, aggiungendo che e “è del tutto inaccettabile che sia stata utilizzata un’arma chimica vietata” e chiedendo alla Russia “un’inchiesta piena e trasparente”.

    E anche l’Italia fa sentire la sua voce. In un’intervista a formiche.net, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha affermato che “quanto accaduto ci indigna profondamente”, pertanto “condanniamo quello che consideriamo un crimine e che chiama in causa la capacità e la volontà del sistema politico russo di assicurare alla giustizia i responsabili”.

    Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è favorevole allo stop del gasdotto russo-tedesco Nord Stream-2. “Sono a favore dello stop del gasdotto russo-tedesco Nord Stream-2”, dice Trump parlando alla Casa Bianca sul caso dell’avvelenamento di Navalny. “Sono stato io”, ha aggiunto, “il primo a sollevare la questione del gasdotto. C’è questa situazione per cui noi stiamo proteggendo i tedeschi dalla Russia mentre Berlino continua a pagare milioni di dollari a Mosca per avere la sua energia”.

    Per quanto riguarda Nord Stream 2, per molto tempo era considerato impensabile uno stop al progetto. A quanto però ripetono in questi giorni i giornali tedeschi, una svolta del governo non si può più escludere: se non altro perché, dopo il cyber-attacco al Bundestag del 2015, per il quale si è puntato il dito contro la Russia, e dopo la crisi diplomatica scatenata dall’omicidio in pieno giorno di un ex ribelle ceceno nel centro della capitale tedesca, a Berlino si fa intendere che con il caso Navalny la misura sia colma.

    E questo nonostante che un fermo della realizzazione del gasdotto sarebbe tutt’altro che semplice, e non solo perché in ballo ci sono almeno 8 miliardi di euro da ammortizzare in caso di fermo dei lavori. Sono circa 120 le imprese provenienti da 12 Paesi europei coinvolte nel progetto, il cui obiettivo è quello di aumentare il volume di gas tra trasportare dalla Russia alla Germania. Forse anche per questo il Cremlino pare escludere l’opzione di un addio a Nord Stream 2. Rispondendo alla domanda se ritenga possibile un fermo dei lavori, il portavoce Peskov ha risposto con un secco “no”.

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