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    Afghanistan: ucciso il fotoreporter premio Pulitzer Danish Siddiqui

    Il reporter e fotografo della Reuters Danish Siddiqui è stato ucciso oggi in Afghanistan mentre stava seguendo gli scontri tra le forze di sicurezza afghane e i talebani vicino a un valico di frontiera con il Pakistan. Credit: ANSA/Twitter Danish Siddiqui
    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 16 Lug. 2021 alle 15:57

    Danish Siddiqui, un fotoreporter indiano dell’agenzia di stampa Reuters e vincitore del premio Pulitzer nel 2018, è rimasto ucciso oggi nel sud dell’Afghanistan nel corso di alcuni combattimenti tra i talebani e le forze regolari locali.

    Il fotografo era di stanza nella provincia di Kandahar dove stava comprendo gli scontri tra talebani e forze di sicurezza afgane divampati nel distretto di Spin Boldak, al confine con il Pakistan, quando è stato colpito da un proiettile. Secondo Reuters, il colpo potrebbe forse essere stato sparato da un cecchino.

    Il portavoce del governo provinciale afgano, Bahir Ahmad Ahmadi, ha rivelato che il fotoreporter si trovava nella zona di Kandahar da due settimane. Il decesso di Siddiqui è stato confermato anche dal portavoce del ministero dell’Interno afghano, Tariq Arian, che però non ha fornito ulteriori dettagli sulla morte del giornalista.

    Secondo Najib Sharifi, direttore del Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani di stanza a Kabul, Siddiqui è il secondo fotoreporter straniero a restare ucciso negli scontri avvenuti in Afghanistan, dopo lo statunitense David Gilkey, morto nel 2016.

    Durante la sua carriera, Siddiqui ha documentato le guerre in Afghanistan e Iraq, occupandosi anche della crisi dei rifugiati Rohingya, per cui ha vinto il premio Pulitzer tre anni fa. Il fotoreporter indiano aveva poi coperto le proteste a Hong Kong e il sisma in Nepal.

    Intanto, come mostra la mappa elaborata da The Long War Journal, continua l’avanzata in Afghanistan dei talebani, arrivati a controllare ben 223 su 407 distretti del Paese asiatico, oltre il 54 per cento del territorio nazionale. Gli “studenti delle scuole coraniche” controllano anche quasi tutti i valichi di confine. Il governo di Kabul, sostenuto da Stati Uniti e Paesi europei, controlla principalmente le grandi città e larghe porzioni della vasta area vicina alla capitale.

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