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    Euro debole scende sotto il dollaro: come si traduce per per export, materie prime e turismo

    Di Piera Rocco
    Pubblicato il 24 Ago. 2022 alle 14:50

    Un’altra incognita dell’inflazione che raggiunge l’8% è l’impatto sul valore di scambio dell’euro contro l’altra grande moneta mondiale: il dollaro. Il petrolio, valutato con il biglietto verde, e tutti i prodotti provenienti dagli USA, come alcuni oggetti hi-tech e componenti industriali, stavano per diventare più cari per gli italiani il 22 agosto, quando la moneta UE è scesa a 1 euro = 0,9989 dollari. Per non parlare del prezzo del gas naturale americano che abbiamo iniziato a importare da quando Putin ci ha tagliato il rubinetto. Questi rincari sono stati scampati dopo poche ore, con una risalita a 1,0006, ma si è visto che il pericolo è reale.

    Tra l’altro non si tratta di un pericolo per tutti: una moneta più debole significa più esportazioni. Ma l’industria italiana non è in gran forma, con i lavoratori tramortiti dal carovita e le bollette delle aziende che schizzano alle stelle. Persino le economie di punta, come quella tedesca, hanno perso molta competitività. Gli investitori e gli speculatori storcono il naso (o si leccano i baffi) vedendo le fabbriche italiane a rischio di rimanere a secco di energia. Il timore di recessione in Europa fa spostare i capitali oltreoceano, riducendo la richiesta di euro sul mercato e indebolendo cosi la moneta unica.

    Ma il corso dell’euro non dipende solo da Putin. Anche la politica della FED, la banca centrale statunitense in difesa feroce della sua valuta, fa mangiare le unghie ai banchieri centrali di Francoforte. Infatti a Washington stanno facendo aumentare il prezzo del dollaro alzando i tassi d’interessi: essendo più costoso ottenere un prestito, l’economia rallenta e i prezzi vengono contenuti (in teoria). Un mese fa il tasso direttore ha raggiunto il 2,5% dopo l’aumento più rapido dal 1994.

    Anche il valore dell’euro ha conosciuto un balzo storico: non era così basso da almeno vent’anni. Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel si è augurato, secondo il Rheinische Post, che la BCE segua la stessa strategia della FED, alzando i tassi d’interesse per buttare acqua sul fuoco dell’inflazione.

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