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    Cosa rischiano adesso Ryanair e le altre compagnie low-cost

    Dopo il caos seguito alla cancellazione dei voli, il modello delle compagnie aeree low-cost è ancora sostenibile?

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 29 Set. 2017 alle 18:26 Aggiornato il 29 Set. 2017 alle 18:26

    Dopo aver esteso la cancellazione di diversi voli fino alla metà di marzo 2018 e aver formalmente rinunciato all’acquisizione di Alitalia, la compagnia low-cost irlandese Ryanair sembra essere entrata in una profonda crisi.

    LEGGI ANCHE: Quali sono le rotte sospese da Ryanair fino a marzo 2018 e gli aeroporti più colpiti

    Centinaia di migliaia di passeggeri hanno visto cancellare i propri voli e il personale è sul piede di guerra. Dipendenti e associazioni per la tutela dei consumatori minacciano azioni legali contro la compagnia, mentre l’amministratore delegato Michael O’Leary ostenta calma. 

    Ma dove ha avuto inizio questa situazione? Può davvero portare alla fine delle compagnie aeree low-cost?

    Il modello Ryanair

    La compagnia aerea è stata fondata nel 1985 dai soci storici Liam Lonergan, Christy Ryan e dal miliardario e filantropo irlandese Tony Ryan, scomparso nel 2007.

    Ryanair ha iniziato i propri affari con un solo aeroplano da 15 posti che volava sulla tratta tra l’aeroporto di Waterford, nell’Irlanda meridionale e quello di Gatwick, vicino Londra.

    Oggi è una delle maggiori compagnie aeree low-cost del mondo e, nel 2016, ha superato persino la compagnia di bandiera tedesca Lufthansa per numero di passeggeri, diventando così il primo vettore del vecchio continente.

    Una delle maggiori intuizioni di Ryan fu la scelta di Michael O’Leary, allora giovane manager irlandese di soli 30 anni, che nel 1991 fu chiamato a risanare i bilanci di Ryanair come vice amministratore delegato della compagnia.

    Promosso nel 1994, O’Leary è il principale fautore del modello low-cost applicato dall’azienda irlandese.

    Ispiratosi all’esperienza della texana Southwest Airlines, la più grande compagnia aerea low-cost al mondo, O’Leary ha esteso il modello dell’azienda statunitense riducendo tutti i “fronzoli” e introducendo politiche d’impresa volte a concorrere con i principali vettori europei.

    Durante gli anni Novanta infatti, le compagnie di bandiera, in gran parte ancora di proprietà statale, dominavano il mercato del trasporto aereo passeggeri in Europa, ma erano influenzate dalle politiche dei governi.

    O’Leary è riuscito a ridurre i costi di gestione della compagnia, tagliando il costo del lavoro, stipulando convenzioni con agenzie di noleggio auto e prenotazioni alberghiere per incrementare la vendita di biglietti e soprattutto negoziando le tariffe aeroportuali con gli enti che amministravano gli scali di atterraggio degli aerei Ryanair.

    Quest’ultima intuizione si è poi rivelata particolarmente vincente, alcuni piccoli aeroporti hanno infatti addirittura eliminato le tasse in modo da aumentare il traffico passeggeri e l’occupazione in questi scali.

    Ryanair è così passata dagli oltre due milioni di passeggeri trasportati nel 1995, quando compì il suo decimo compleanno, agli almeno 72 milioni di viaggiatori del 2010, superando i 117 milioni nel 2016.

    Un’altra novità introdotta dall’azienda è stata la prenotazione online dei voli, grazie al lancio del proprio sito-web nel 2000. Gli introiti pubblicitari, la vendita diretta e politiche di marketing a basso costo hanno contribuito alla diminuzione delle tariffe offerte da Ryanair.

    Ma il vero fattore di successo per la compagnia irlandese è stato probabilmente la liberalizzazione del mercato aereo voluta dall’Unione europea.

    Grazie alla legislazione comunitaria in materia infatti i vettori aerei nazionali sono stati sostituiti da compagnie aeree “comunitarie”, le aziende europee del settore hanno così potuto “fissare liberamente le tariffe nonché accedere a tutte le rotte all’interno dell’Unione” senza la necessità di permessi o autorizzazioni.

    Questo nuovo principio ha permesso così a Ryanair di allargare i proprio orizzonti geografici e offrire il proprio modello ai consumatori di tutta Europa.

    La compagnia è riuscita così a negoziare tasse vantaggiose in diverse aree poco battute dalle compagnie di bandiera e a sfruttare inoltre la possibilità di operare con minori costi rispetto ai propri concorrenti.

    Un altro fattore da considerare nel modello low-cost di Ryanair sono infatti le condizioni di lavoro offerte dalla compagnia ai propri dipendenti.

    Bisogna innanzitutto notare come l’azienda irlandese abbia avuto la possibilità di assumere lavoratori qualificati, come i piloti, a un prezzo più basso rispetto ai concorrenti, sfruttando la crisi delle compagnie aeree di bandiera che, gravate da pesanti debiti, avevano dovuto rinunciare a parte del proprio personale.

    Inoltre, la politica in materia di Ryanair prevede l’assunzione di soltanto una parte dei propri lavoratori, la maggior parte di questi infatti non è assunta dalla compagnia, ma tramite agenzie interinali e lavora per ore di volo.

    LEGGI ANCHE: Il mio assurdo colloquio di lavoro con Ryanair

    A queste condizioni va aggiunta la vera e propria avversione dei vertici dell’azienda per le organizzazioni sindacali, l’amministratore delegato O’Leary ha detto infatti che “ghiaccerà l’inferno” prima che i sindacati saranno accolti in Ryanair.

    Ryanair è poi anche avvantaggiata dal fatto di avere a disposizione una flotta più moderna dei propri concorrenti. Gli oltre 300 Boeing 737 con cui vola l’azienda irlandese consumano meno carburante ed emettono meno gas inquinanti rispetto ai vecchi modelli utilizzati da altre compagnie presenti sul mercato.

    Questo vantaggio tecnologico si è tradotto anche in un risparmio, Ryanair infatti nel 2014 ha registrato una spesa del 2 per cento inferiore ai propri concorrenti per il carburante ed è meno soggetta a multe da parte delle autorità europee nell’ambito del rispetto delle regole ambientali.

    La crisi economica e la conseguente riduzione del potere di acquisto di milioni di consumatori in Europa ha quindi permesso la definitiva affermazione del fenomeno Ryanair e del trasporto aereo low-cost.

    Il modello “no frills”, letteralmente “senza fronzoli”, applicato da O’Leary e che non prevede pasti gratuiti né benefit per i passeggeri e addirittura la sistemazione di un numero maggiore di posti sugli aerei, a discapito della comodità dei viaggiatori, è stato premiato dagli utenti, che hanno preferito partire a un costo minore piuttosto che beneficiare dei comfort offerti a un costo maggiore dalle compagnie tradizionali.

    Cosa rischia Ryanair

    Giovedì 28 settembre la Civil Aviation Authority (CAA) britannica ha fatto sapere di aver avviato un’azione esecutiva contro Ryanair “per aver fornito ripetutamente informazioni ingannevoli ai passeggeri” sui loro diritti, .

    Nella lettera di tre pagine inviata dal direttore esecutivo della CAA, Andrew Haines, a Julius Komorek, capo dell’ufficio legale di Ryanair, le autorità hanno ordinato alla compagnia di inviare un’email a centinaia di migliaia di passeggeri i cui voli sono stati cancellati, offrendo di acquistare loro un posto su un aereo di un’altra compagnia o di rimborsare quanto pagato.

    Come dimostrato dal quotidiano britannico The Independent, Ryanair si era inizialmente rifiutata di offrire questa opzione, ma poi ha accettato di ottemperare a quanto richiesto dalla Civil Aviation Authority.

    Il motivo di questo caos è relativo all’organizzazione delle ferie e dei turni di riposo dei piloti che lavorano per la compagnia, dopo che l’Irish Aviation Authority ha imposto alla compagnia di adeguare il suo anno lavorativo al calendario gregoriano.

    Dal 2018 infatti l’anno lavorativo sarà considerato quello che va dal 1 gennaio al 31 dicembre al contrario del conteggio attualmente usato da Ryanair, che va dal 1 aprile al 31 marzo successivo.

    A farne le spese saranno i passeggeri che avevano già prenotato un volo della compagnia, e in particolare quelli che intendevano viaggiare sulle 34 rotte sospese dalla compagnia durante la stagione invernale, vale a dire da novembre 2017 a marzo 2018.

    Ryanair rischia così di dover spendere milioni di euro in rimborsi e di affrontare azioni legali, non solo da parte delle autorità di controllo aereo europee e dei dipendenti, ma anche delle associazioni a tutela dei consumatori.

    Inoltre, il danno di immagine causato da questa situazione mette a rischio la reputazione dell’azienda, che ora potrebbe perdere milioni di passeggeri e una consistente fetta di mercato del trasporto aereo civile.

    La stessa ordinanza della CAA infatti spinge i consumatori a considerare soluzioni alternative al viaggio con Ryanair, che in alcuni casi si troverà nella condizione di dover pagare suoi concorrenti diretti, come per esempio la low-cost britannica Easyjet, per trasportare i propri passeggeri.

    Al momento non è possibile quantificare i costi della crisi della compagnia irlandese, eppure nonostante si tratterà di milioni di euro di impegni da sostenere e i ribassi degli ultimi due mesi, le azioni, quotate alla borsa di Dublino, non hanno visto alcun tracollo.

    Il prezzo di un’azione di Ryanair, intorno ai 16 euro, è ancora di 4 euro superiore a quello di un anno fa. Se esiste dunque un rischio fallimento dell’azienda, gli operatori sui mercati azionari non sono impegnati in una corsa alle vendite.

    Cosa accadrà adesso all’intero settore

    Alla crisi di Ryanair le compagnie aeree europee sembrano aver risposto con politiche differenti.

    Alcune aziende, come la British Airways nel Regno Unito, hanno cominciato ad approfittare della situazione dei voli cancellati, offrendo ai passeggeri rimborsati dalla compagnia irlandese prezzi superiori a quanto ricevuto da Ryanair.

    Altre aziende invece, come l’ex compagnia irlandese Aer Lingus, hanno scelto di offrire tariffe più vantaggiose sulle tratte abbandonate dal vettore low-cost.

    Qualunque sarà la reazione delle grandi compagnie che negli ultimi anni hanno subito la concorrenza di Ryanair, la preoccupazione dei consumatori riguarda ora il destino di questo modello di business e dei suoi bassi prezzi, che hanno permesso a milioni di persone di viaggiare nel continente.

    Cesare Pozzi, professore di Economia industriale all’università Luiss Guido Carli di Roma, ha spiegato all’agenzia di stampa Adnkronos che il fenomeno low-cost “è destinato a finire quando le condizioni a monte non ci saranno più”.

    Il professore prevede infatti che la struttura dei costi delle compagnie aeree non permetterà più ad aziende come Ryanair di mantenere a lungo prezzi così bassi.

    Quel modello si basa infatti su condizioni particolari, create in parte dal decisore pubblico – la liberalizzazione del mercato aereo e la costruzione di piccoli aeroporti in località poco battute dalle compagnie di bandiera – e in parte sfruttate dal privato, come la possibilità di avvalersi di personale in gran parte non assunto con regolare contratto.

    Una volta esauritesi queste condizioni, l’intero modello non sarebbe più sostenibile. Un’opinione che non trova d’accordo lo scrittore Pól Ó Conghaile, che ha pubblicato diversi libri sul tema del viaggio.

    In un intervento sul quotidiano Irish Independent, lo scrittore sostiene che le tariffe aeree invece continueranno a calare, nonostante la crisi di Ryanair.

    Pól Ó Conghaile nota infatti come le compagnie di bandiera tradizionali, come Air France con la compagnia Joon, per esempio siano impegnate nel lancio di propri vettori low-cost.

    Addirittura nuove compagnie si stanno presentando ora sul mercato, come la IAG di proprietà della British Airways, che proporrà voli tra Barcellona e New York al prezzo di 99 dollari. Un’idea, quella di applicare il modello di business low-cost alle tratte lungo raggio come quelle transatlantiche, già sperimentata da Norwegian Air, che offre voli per gli Stati Uniti da Fiumicino a meno di 200 euro.

    Nonostante la crisi del vettore irlandese abbia messo in dubbio la reputazione di questo metodo d’impresa e ne abbia messo in luce tutti i suoi difetti e abbia sollevato non poche controversie, è il mercato stesso e la domanda dei consumatori a consigliare di non seppellire prima del tempo questo modello di business.

    Anche se Ryanair, come sostiene la rivista britannica The Economist, non dovesse sopravvivere alla crisi che da sola ha innescato, il suo esempio si è imposto al punto da essere seguito persino dai suoi vecchi concorrenti.

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