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    “Io, psicologa millenial, vi racconto quegli adolescenti sperduti che navigano tra i pericoli di TikTok”

    Francesca Picozzi su TikTok
    Di Milena Rettondini
    Pubblicato il 11 Feb. 2021 alle 20:15

    C’è Sofia che documenta a oltre 70mila follower i suoi frequenti ingressi nel reparto di neuropsichiatria. “Sono finita qui dentro per la quarta volta – racconta – perché ho tentato di gettarmi dalla finestra dell’ottavo piano”. Poi c’è Emma che parla delle litigate con i genitori e posta gli sconfortanti numeri dei suicidi da inizio anno. “Vi racconto di me e della mia mente instabile”, scrive. “Stare da soli fa male alla salute”.

    Alice che si sfoga dicendo “mia madre sostiene che io finga di non stare bene solo per attirare l’attenzione, ma lei cosa ne sa veramente di me?”. Vincenzo si chiede invece “ma che senso ha vivere, fare grandi cose, se poi alla fine finiamo tutti in una tomba?”.

    E poi c’è anche chi, nonostante i blocchi messi dalla piattaforma alla parola “suicidio”, riesce ad aggirare i controlli e promuove “Cinque modi per suicidarsi”.

    TikTok, il social cinese dove si condividono video, balzato di recente agli onori della cronaca per il caso della bambina di 10 anni morta per soffocamento per una challenge, una sfida, è pieno di contenuti di questo tipo. Una giungla digitale dove anche i più piccoli, coloro che ancora non hanno maturato una consapevolezza per gestire le proprie emozioni, sono bombardati da messaggi di dolore e malessere.

    Qualcuno scrive “non posso più andare avanti, mi spiace”. Altri postano video mentre piangono. Altri ancora mostrano i segni di autolesionismo che si infliggono. Ma quali pericoli si nascondono per gli adolescenti dietro all’utilizzo di questo social?

    Risponde Francesca Picozzi, giovane psicologa classe 1995, psicoterapeuta in formazione, che da novembre ha deciso di aprire un canale proprio su TikTok, in pochi mesi letteralmente esploso.

    “Ho iniziato ad utilizzare TikTok con un profilo personale all’inizio del lockdown lo scorso marzo – racconta –, postando video per sperimentarne il funzionamento. Poi lo scorso autunno ho deciso di aprirne uno professionale per parlare di psicologia con parole semplici. E il risultato è stato sorprendente”. In poche settimane infatti Francesca ha raccolto oltre 62mila follower.

    Chi sono i tuoi follower?
    “I miei seguaci sono per lo più adolescenti e preadolescenti, età scuole medie e liceo, che dopo aver visto i miei video su TikTok mi contattano su Instagram, dove non è necessario seguirsi a vicenda per inviare messaggi a qualcuno”.

    Quali le sono le principali problematiche di cui ti parlano?
    “La principale è senza dubbio l’ansia, tra le patologie più diffuse fra i millennials anche prima della pandemia. Un’ansia principalmente legata ora alla didattica a distanza. Molti mi dicono che non riescono più a studiare, non sono motivati, hanno dei crolli emotivi, non riescono a concentrarsi e non sono in grado di fare proiezioni per il futuro. C’è da dire anche che su TikTok c’è una grande ‘disinformazione di massa’. Molti mi scrivono dicendomi ‘sono depresso’, ipotesi totalmente auto-diagnosticata dopo aver letto qua e là informazioni sul web. Se qualcuno di loro si sente giù di umore non si definisce più triste, ma depresso”.

    Hai visto in questi mesi su TikTok contenuti che ti hanno allarmata?
    “Sì, assolutamente. Tra gli ultimi, un video di un ragazzo, maggiorenne e molto popolare con un seguito di oltre 526mila persone, che scherzava sul tema dell’incesto. Lui ha chiesto ai suoi follower di scrivergli in privato dei loro ‘segreti’ e tra questi c’erano anche confessioni di atti sessuali compiuti in famiglia. Li ha poi pubblicati in anonimo e non solo rideva della cosa, ma la sfruttava anche per aumentare il suo seguito chiedendo nello stesso video di mettere like. Il rischio in questi casi è che si normalizzi il tema, facendo passare il messaggio a livello inconscio che questi fatti siano motivo di risata. Questo è gravissimo, si possono creare danni pesanti, soprattutto considerando che le statistiche ci dicono che oltre il 60% di stupri e violenze avvengono all’interno delle mura domestiche”.

    Per iscriversi a TikTok bisogna aver compiuto 13 anni secondo le politiche del social. Ma sono abbastanza?
    “Personalmente, credo di no. Per i contenuti che si possono trovare, consiglierei di non far iscrivere minori sotto i 16 anni di età. Chi ha 13, 14, 15 anni manca ancora di alcune capacità cognitive, è più influenzabile e si fa trascinare facilmente dalla massa. Il rischio è che se delle challenge diventano virali, questi ragazzi si facciano coinvolgere in “giochi” pericolosi. E la triste vicenda della piccola Antonella di Palermo lo dimostra. Come dimostra inoltre che, nonostante gli aggiornamenti degli ultimi giorni, non ci sono adeguati controlli per verificare l’età di chi si iscrive, considerato che lei di anni ne aveva appena 10”.

    Tra i video condivisi dagli oltre 800 milioni di utenti di TikTok, si trovano anche quelli che documentano atti di autolesionismo. Può esserci un pericolo di emulazione?
    “L’autolesionismo è una ‘pratica’ che esiste da sempre. La si riscontra maggiormente negli adolescenti perché per alcuni rappresenta un modo di ribellarsi all’autorità genitoriale, di conoscere il proprio corpo. Non sorprende quindi che ci siano anche questi contenuti. Il rischio è che anche questo diventi motivo di ‘condivisione’. Per esempio, nel 2013 su Instagram si diffuse l’hashtag #cutforBieber, che accompagnava foto dei polsi tagliati delle fan del cantante Justin Bieber. Bufala o meno, un bambino non ha gli strumenti per capire cosa sia ‘troppo’”.

    Cosa consiglieresti ai genitori di figli minorenni che utilizzano TikTok?
    “Dialogo aperto. Non credo sia una buona idea invece creare profili falsi per spiare quello che fanno i figli. I ragazzi non sono stupidi, se ne accorgerebbero e potrebbero decidere di aprirsi altri profili. È giusto che si instauri un rapporto di fiducia in primis, concedendo ai figli i propri spazi, ma lasciando una porta aperta, chiedendo ‘se vedi qualcosa di strano su TikTok vorrei che me ne parlassi’. Si può anche proporre infine di partecipare assieme. Sono infatti moltissimi i profili familiari, o quelli in cui i tiktokers decidono di coinvolgere frequentemente genitori e parenti. TikTok è un ring dove combattono gli adolescenti e inserire un adulto è sempre un elemento di novità”.

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