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    Ospedale di Rieti, la situazione è drammatica. Un medico a TPI: “Scappate se potete”

    Credit: ANSA
    Di Paola Corradini
    Pubblicato il 9 Nov. 2020 alle 19:32 Aggiornato il 9 Nov. 2020 alle 19:42

    La situazione al pronto soccorso e nei reparti dell’ospedale De’ Lellis di Rieti è “drammatica”. Questo l’aggettivo più utilizzato da medici, infermieri e pazienti. Nella giornata di oggi, lunedì 9 novembre, oltre ai positivi all’esito dei tamponi effettuati al drive in, si registrano altri 3 decessi (sale così a 15 il numero delle vittime dall’inizio della seconda ondata). Ma la vera emergenza è legata – ormai è chiaro – alla direzione aziendale e alla carenza di posti per malati Covid.

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    Medinef – l’area di degenza multidisciplinare (Internistico-Dismetabolico- Nefrologica) – dovrebbe diventare un reparto Covid con 12 posti letto: il condizionale è legato alla carenza di personale, visto che quello a disposizione non è sufficiente.

    La scorsa notte, come quelle precedenti, il pronto soccorso era nel caos più assoluto con 17 pazienti in attesa di ricovero e posizionati, anche per ore, nella bolla del DEA (dipartimento d’emergenza e accettazione) o nei corridoi. Stessa situazione nel pomeriggio di oggi, come dal portale Salute Lazio-Pronto Soccorso in diretta con 26 pazienti in trattamento, 17 in attesa di ricovero o trasferimento e 4 in attesa. Autoambulanze del 118 che la notte rimangono ferme nel parcheggio, anche per 10 ore, con pazienti sospetti Covid a bordo in attesa dell’accettazione.

    “È dura – dice un operatore – e qualcuno comincia a mollare di testa. Forse si poteva fare qualcosa prima per cercare di arrivare più pronti”. Dopo il caos dei bollettini – dove, negli ultimi giorni, non veniva più riportato il numero dei tamponi eseguiti al drive in – e dopo la scarna comunicazione che ha generato dubbi sui numeri reali dei malati e sui numeri locali, la direzione aziendale della Asl di Rieti in una nota “si scusa con tutti i cittadini per i ritardi che si sono determinati” e dice che “farà tutto il possibile per assicurare che la lavorazione dei tamponi e la consegna dei referti si mantengano nei tempi dovuti”.

    La Asl comunica che “sono stati processati tutti i tamponi, 1.221, presenti presso il Laboratorio analisi del De’ Lellis”.  Quindi, stando ai dati forniti, i positivi sarebbero 1.032 tra Rieti e provincia. Ma in tanti si chiedono come mai si sia aspettato tutto questo tempo per affittare un secondo macchinario per processare i tamponi. “In pratica – dice Giuseppe M. – hanno aspettato che la situazione si aggravasse per dotarsi, in tempo record, di un secondo apparecchio? Ma ci stanno prendendo per il culo?”.

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    Intanto in città la diffusione del Covid sembra fuori controllo. Certamente Rieti non è purtroppo sola, ma l’indice di contagio (Rt a 1,5) è più alto di quello di Roma (Rt 1,2) e, dopo Viterbo, è il più elevato del Lazio. I tracciamenti, se mai fossero partiti, sono saltati del tutto e fino a ieri i referti dei tamponi eseguiti avevano un ritardo anche di dieci giorni. Alcuni ancora aspettano.

    A dichiararlo anche il sindaco Cicchetti, che si è sottoposto a tampone e, fortunato lui, ha avuto il referto dopo due giorni, ma ha tenuto a precisare che il sistema fa acqua da tutte le parti. “Benvenuto tra noi poveri mortali, sindaco – scrive Rita D. – benvenuto tra persone che aspettano i referti dei tamponi da più di 10 giorni, benvenuto tra coloro che stanno in isolamento volontario perché venuti a contatto con positivi e dopo una settimana non vengono contattati dalle ASL, benvenuto tra coloro ai quali non viene ufficializzato l’inizio e la fine della quarantena. Lei ha avuto il suo referto, ma sa quanti reatini escono, vanno al lavoro, a fare la spesa, in luoghi pubblici portando con sé una probabile carica virale? Il primo cittadino è anche colui che risponde della salute pubblica”.

    “Scappate dall’ospedale di Rieti se potete – dice un medico  a TPI – perché è un disastro, ogni giorno nuovi casi Covid nei reparti tra personale e ricoverati”. E sempre oggi nuovi positivi, uno a traumatologia e un altro ad ortopedia, ora week surgery, con ulteriori due sospetti in attesa del referto.

    “Con quasi 40 anni di corsia ospedaliera posso dire che le emergenze in ospedale ci sono sempre state – racconta A.B. medico in pensione – e la ricerca dei posti letto era una continua lotta. L’indice di occupazione era l’incubo di ogni primario. Guai a lasciare posti liberi con il rischio di decurtazione di budget e chiusura del reparto, come troppo spesso è avvenuto. Ora basta, la sanità pubblica deve tornare ad essere un’altra cosa”.

    È evidente che la situazione è ormai diventata ingestibile o comunque particolarmente complessa. E i cittadini sono sempre più confusi e spaventati soprattutto perché rimane il dubbio che una parte dei contagi sia scaturita dagli esiti tardivi dei tamponi con personale sanitario, venuto a contatto con pazienti o colleghi positivi, che ha continuato a lavorare senza sapere di essere positivo. Dicasi lo stesso per altri ambienti lavorativi e per le scuole. Solo il 6 novembre l’Azienda ha bandito un concorso interno per infermieri che effettuino i tamponi nelle scuole rimaste aperte. A settembre il nulla.

    E poi c’è il sindacalista Cgil Luigi D’Antonio che scrive: “Credo che la situazione sanitaria che stiamo vivendo nel nostro territorio abbia bisogno di interventi immediati prima che la situazione vada fuori controllo. Nessun intento polemico ma da cittadino faccio un appello accorato a chi di dovere chiedendogli di fare azioni concrete per migliorare questa condizione. Non si possono fare tamponi ed avere risposte non si sa quando, questo fa saltare tutto il sistema di tracciamento che doveva essere alla base del contenimento del virus. Ci sono persone poi che aspettano giorni prima di essere chiamate per comunicare i contatti. Sono fortemente preoccupato della situazione del nostro ospedale, che da quello che mi viene raccontato è più che complicata. Potremmo stare a discutere per ore dei tagli fatti alla sanità in questi anni e di tutto quello che doveva essere fatto prima e non è stato fatto ma ora credo sia il momento di agire, ci sarà poi il tempo dei bilanci. Non voglio accusare nessuno ma spronare a mettere in campo le dovute azioni e trovare soluzioni, mettendo in campo tutto il possibile e ricordando che la salute viene al primo posto. Di una cosa sono certo, le cose non possono assolutamente andare avanti così”.

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