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    Coronavirus, bambina di 4 anni positiva da quattro mesi: “Ha stress e incubi”

    Credit: ANSA/LUCA ZENNARO

    La piccola ha avuto i sintomi a marzo e ha fatto una serie di tamponi tra maggio e giugno risultando debolmente positiva. Ora nessuno si prende la responsabilità di liberarla

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 21 Lug. 2020 alle 10:44

    Coronavirus, bambina di 4 anni positiva da quattro mesi: “Ha stress e incubi”

    Una bambina di 4 anni risulta debolmente positiva al Coronavirus da 120 giorni. Per questo, nonostante non abbia contagiato nessun dei suoi familiari, è di fatto “prigioniera” del virus da 4 mesi. La notizia arriva da Milano ed è stata riportata in un articolo del Corriere della Sera, in cui la madre racconta le conseguenze psicologiche che sta vivendo sua figlia a causa della situazione.

    “Serve un doppio tampone negativo per liberare mia figlia ‘legalmente’, ma non voglio più sottoporla a questo stress”, dice la donna. “È tormentata dagli incubi, si risveglia urlando, parla di mostri e di dottori cattivi”. Le autorità sanitarie, contattate più volte dalla mamma, concordano con lei sul fatto che la piccola non sia più un pericolo per gli altri. Ma nessuno si prende la responsabilità di liberarla.

    La storia di “Forza”

    La bambina – che la madre sceglie di chiamare simbolicamente “Forza” – ha avuto sintomi riconducibili al Covid-19 ormai quattro mesi fa. A marzo alcuni dei familiari avevano avuto sintomi riconducibili al Coronavirus, ma nessuno aveva avuto problemi gravi e nessuno aveva fatto il tampone. Poi la bambina ha avuto la febbre alta e faticava a respirare. Quando i genitori l’hanno portata al pronto soccorso, la piccola è stata rimandata a casa senza test. Per precauzione la madre la tiene in isolamento fino ai primi di maggio.

    La famiglia riprende a uscire, ma a metà maggio sulle mani della bambina compaiono alcune macchie, e la famiglia pensa che possa trattarsi della sindrome di Kawasaki legata al Covid nei bambini. Vanno di nuovo in ospedale, e la donna insiste affinché alla figlia, oltre al test sierologico, sia fatto il primo tampone. Il risultato evidenzia un livello alto di anticorpi Igg al virus, mentre il tampone è debolmente positivo.

    Seguono altri quattro test, che danno risultati contraddittori. Le norme sanitarie richiedono due tamponi negativi a distanza di 24 ore per finire la quarantena, ma questo risultato non arriva. La bambina, inoltre, inizia a manifestare disturbi comportamentali: rifiuta di farsi toccare o salire in auto. La madre a questo punto decide di non sottoporla più ai test e si rivolge alle autorità regionali e nazionali.

    “Tutti mi hanno confermato che la bambina non è più contagiosa, ma nessuno si è assunto la responsabilità di liberarla”, dice. La piccola ora ha ripreso una vita più o meno normale, nonostante manche l’autorizzazione ufficiale. “Ho comunicato anche questo alle autorità: nessuna obiezione”, sottolinea la madre. Tuttavia il timore è che la situazione possa impedire alla piccola l’iscrizione all’asilo. Mentre la comunità scientifica si interroga sulla contagiosità dei “debolmente positivi”, la famiglia chiede che “si valutino altri elementi per la fine della quarantena”.

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