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    Carminati e Buzzi condannati in via definitiva: la Cassazione rigetta il ricorso

    Di Piera Rocco
    Pubblicato il 30 Set. 2022 alle 14:12

    Giovedì la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, i due protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale. Il primo, l’uomo dei rifiuti, dell’accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e di vari altri settori oggetto delle gare pubbliche, aggiudicate anche con metodo corruttivo e gestite in modo criminale è stato condannato a 12 anni e 10 mesi, quasi otto anni dopo le prime retate che portarono al suo arresto. Carminati invece, il terrorista NAR che gestiva la rete criminale di Roma infiltrata nelle istituzioni, ha ricevuto una pena di 10 anni di reclusione.

    Durante l’udienza il sostituto procuratore generale Lidia Giorgio ha sottolineato, come già riportato nella requisitoria scritta la “gravità della vicenda associativa accertata” (‘inquinando persistentemente e pesantemente, con metodi corruttivi persuasivi, le scelte politiche e l’agire pubblico dell’ente locale’, definito una ‘mucca da mungere’)”.

    Una sentenza che arriva dopo quella del 2019, quando la Corte suprema, facendo esultare gli imputati, aveva fatto cadere per ognuno di loro il 416 bis, l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafiosa, originariamente ipotizzata dalla procura di Roma.

    Carminati in primo grado aveva ricevuto 20 anni contro i 28 richiesti, Buzzi a 19 anni contro i 26 anni e 3 mesi richiesti, mentre nel primo processo di appello, settembre 2018, il primo era stato condannato a 14 anni e mezzo, e il secondo a 18 anni e 4 mesi.

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