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    Ritirato lo studio contro idrossiclorochina, ma Aifa non sblocca il farmaco in Italia

    Credits: Ansa

    L’assessore alla sanità del Piemonte chiede un confronto con l'Agenzia sull'idrossiclorochina dopo il passo indietro dell'Oms e il ritiro dello studio sui presunti rischi pubblicato su Lancet. Ma dall'Aifa ancora nessuna risposta: "Senza alternative saltano i protocolli a domicilio"

    Di Peter D'Angelo
    Pubblicato il 9 Giu. 2020 alle 12:34 Aggiornato il 10 Giu. 2020 alle 11:21

    Ritirato lo studio contro idrossiclorochina, ma Aifa non sblocca il farmaco in Italia

    “È importante rilevare come i protocolli di cura a domicilio sperimentati in Piemonte nel trattamento precoce del Covid-19, con idrossiclorochina, abbiano dato risultati molto incoraggianti”. Così l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luigi Genesio Icardi, ha chiesto un’audizione all’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) – la settimana scorsa – per l’attivazione di un “registro 648”, procedura per consentire l’erogazione di un farmaco a carico del Servizio sanitario nazionale. Per ora, ancora nulla è cambiato.

    “Dopo il ritiro da parte della rivista scientifica Lancet dello studio che aveva portato alla decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di bloccare le sperimentazioni con l’idrossiclorochina, sarebbe opportuno fare chiarezza”, continua Icardi. La richiesta all’Aifa è ben motivata e nasce dai dati clinici, “Covid a Casa”, prodotti dalla Asl di Alessandria (distretto Acqui Ovada, coordinato da Paola Varese e Claudio Sasso). Il quadro su questi dati lo fa il Direttore del dipartimento di Oncologia, di Acqui Ovada, Paola Varese: “Abbiamo trattato 340 pazienti a livello domiciliare con idrossiclorochina, tra 18 marzo e 30 aprile. Si sono avuti 22 ricoveri e 9 decessi, secondo proiezioni dell’Iss sarebbero dovuti essere 68 i ricoveri attesi, per dare una proporzione, certo, questi dati vanno ulteriormente approfonditi”. Ergo, numeri registrati sono inferiori agli attesi in base ai dati epidemiologici.

    A questo punto vanno comprese le tappe della questione, le date sono importanti: il 22 maggio Lancet pubblica studio contro idrossiclorochina, il 25 maggio Oms sospende le sperimentazioni sul farmaco, Aifa accoglie indicazioni e blocca idrossiclorichina in Italia, poi il 3 giugno l’Oms torna sui suoi passi, il 4 giugno Lancet ritira lo studio “infondato” nel quale attaccava il farmaco. Ma, ad oggi, Aifa ancora non ha ancora ripristinato l’uso dell’idrossiclorochina. Se ci sono validi motivi, è necessario acquisirli. Se, come sostiene il Presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, “una seconda ondata è certa in autunno”, allora è meglio premunirsi e lasciare aperti tutti i possibili trattamenti che possano avere un impatto significativo contro Covid-19.

    Lancet-gate: Spagna, Germania e Gran Bretagna non hanno mai seguito le indicazioni dell’Oms

    Spagna, Germania e Gran Bretagna avevano scelto di continuare le sperimentazioni sull’idrossiclorochina, non accodandosi alle indicazioni dell’Oms – che ne aveva chiesto la sospensione – e la loro scelta si è dimostrata corretta. Il Lancet-gate è molto sentito in Francia, tant’è che Philippe Parola, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Istituto ospedaliero universitario di Marsiglia, non c’ha girato tanto attorno: “Qualsiasi scienziato, qualunque dei miei studenti ha potuto vedere che questo studio era falso”. L’intervento ha contribuito ad arroventare il clima montando il caso Lancet-gate.

    La rivista inglese ha dapprima risposto alle critiche con una nota in cui ha corretto alcuni “errori”, poi, ha scelto di ritirare lo studio, vista la pressione di centinaia di ricercatori. Ancora non sono chiari i motivi che hanno portato alla pubblicazione di un articolo così “anomalo”, che per qualche giorno ha tenuto tutta la comunità scientifica per la collottola e ha bloccato uno dei trattamenti farmacologici finora più interessanti (seppure necessitino ulteriori conferme). Adesso il Lancet dovrà dare adeguate spiegazioni, per non compromettere più di quanto abbia fatto, la sua autorevolezza.

    Studi scientifici della Sorbona e di Yale suggeriscono risultati diversi da quelli pubblicati su Lancet (che infatti ritira lo studio contro idrossiclorochina)

    Lancet, giovedì, ha ritirato lo studio “anomalo”  in cui sosteneva che l’idrossiclorochina aumentasse la mortalità nei pazienti Covid19. Nelle ultime settimane sono state pubblicate due ricerche scientifiche che attaccavano proprio i risultati di Lancet. Secondo lo studio condotto dal Dipartimento di Salute Pubblica della Sorbona di Parigi, l’azitromicina (AZM) e l’idrossiclorochina (HCQ) accelerano il recupero di pazienti con Covid-19 trattati precocemente, entro i primi giorni dalla comparsa della sintomatologia (febbre, ageusia anosmia, difficoltà respiratorie, ecc).

    Nello studio della Sorbona è stata valutata l’efficacia e la sicurezza di AZM da sola o in combinazione con HCQ, prescritti in un ambiente di assistenza primaria (domiciliare). La sfida contro Covid-19 si vince se si prevengono le complicazioni e l’evoluzione fatale della malattia. In questa ricerca 88 pazienti hanno ricevuto 3 trattamenti diversi: un gruppo con HCQ (20 pazienti), uno con HCQ e AZM (34 pazienti), e nel terzo nessun trattamento (34 pazienti). I tempi medi per raggiungere il recupero clinico sono stati rispettivamente di 9 giorni per i pazienti trattati con HCQ e AZM, 12,9 giorni con AZM, e 25,8 giorni per (NST) ovvero senza alcun trattamento. La differenza è significativa. Inoltre, nessuna tossicità cardiaca è stata registrata in nessun paziente.

    Grafico: Tempi di recupero in pazienti Covid-19 con 3 trattamenti a confronto

    NST/nessun trattamento   AZM/Azitromicina  AZM HCQ/Azitromicina più Idrossiclorochina

    Negli Stati Uniti quasi 2 milioni di americani sono stati infettati dal SARS-CoV-2. Un trattamento farmacologico che impedisca il ricovero in ospedale è disperatamente necessario. L’ultima pubblicazione della Oxford Academic, dimostra risultati significativi rispetto alla terapia precoce con il farmaco nei pazienti sintomatici ad alto rischio Covid-19. La ricerca condotta dal dipartimento di Epidemiologia della Yale University indica come l’idrossiclorochina più azitromicina siano stati utilizzati come standard di cura in più di 300mila adulti anziani con multi-comorbilità, con una percentuale stimata di diagnosi cardiaca aritmie attribuibili ai 2 farmaci di 47 casi su 100mila, di cui la mortalità stimata è di 9 casi su 100mila pazienti, (rispetto ai 10mila americani che muoiono ogni settimana). La conclusione dell’abstract del lavoro indica che “questi farmaci devono essere ampiamente disponibili e promossi immediatamente per i medici che li prescrivono”. Infine, uno studio pubblicato il 28 maggio 2020 sull’Indian Journal of Medical Research conclude che la combinazione HCQ funziona come profilassi da SARS-CoV2 con vari dosaggi, ma qui si deve essere prudenti e si attendono ulteriori verifiche su una platea più ampia, gruppo di controllo e randomizzato.

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