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    Funivia Stresa-Mottarone, perché i freni non hanno funzionato? Le ipotesi

    Il luogo dell'incidente. Foto Ufficio stampa Vigili del Fuoco/LaPresse
    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 25 Mag. 2021 alle 08:20

    Meno di 24 ore prima della tragedia che ha causato la morte di 14 persone, la funivia Stresa-Mottarone è rimasta bloccata per mezz’ora, a causa di un guasto che avrebbe comportato l’intervento dei tecnici. È accaduto sabato 22 maggio, alla vigilia dell’incidente, e a raccontarlo, secondo quanto riporta il quotidiano Repubblica, è stato un testimone. Ma non è chiaro se questo episodio abbia qualche correlazione con la caduta della cabina. A due giorni dall’incidente sono chiari i due eventi che, verificandosi in sequenza, hanno portato al disastro: la rottura della fune traente, che trascina la cabina quando sale, e la mancata o scorretta attivazione dei freni.

    Si tratta di due eventi rari di per sé, che è molto difficile che si verifichino insieme. Il freno, stando all’azienda di manutenzione, la Leitner di Vipiteno, era stato controllato l’ultima volta lo scorso 3 maggio. Inoltre, l’1 dicembre scorso era stati effettuati i “finti tagli“, ovvero simulazioni della rottura della fune traente e la conseguente attivazione del freno d’emergenza.

    “Il cavo era tranciato a terra e il sistema di freni di sicurezza pacificamente non ha funzionato perché la cabina si sarebbe bloccata”, ha detto Olimpia Bossi, procuratrice capo di Verbania, che coordina le indagini. “L’oggetto dell’accertamento che sarà svolto è capire perché questo si sarebbe verificato”. La cabina, ha aggiunto Bossi, “è slittata a valle senza che il sistema di emergenza sia entrato in funzione. Questo è verosimilmente successo e questo è oggetto di indagine”, cioè “se può essere un malfunzionamento o altro: è chiaro che è un fatto meccanico, però dobbiamo capire qual è”.

    Incidente funivia: le ipotesi sui freni

    “In situazioni di questo genere, non esiste mai una sola causa, ma si combinano nella maniera peggiore una serie di concause“, ha detto al Fatto quotidiano Gianpaolo Rosati, ordinario di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano e perito nell’incidente del ponte Morandi, che invita ad avere “molta cautela” nel citare le cause perché, di conseguenza, sono “subito riconducibili le responsabilità”. Per l’esperto “sarà necessario un lavoro intenso, con prove di laboratorio, che coinvolga tutte le parti della struttura, compresi gli argani”.

    Tra le ipotesi sulle ragioni dell’avaria dei freni della funivia c’è quella dello “scarrellamento” dalla fune portante, con il carrello della cabina che potrebbe essere uscito dal proprio binario, sul quale agisce il freno in caso di pericolo. Anche in questo caso, i motivi determinanti potrebbero essere di diverso tipo e sarebbero dunque da chiarire.

    A determinare l’avaria dei freni della funivia potrebbe però essere stata anche una semplice dimenticanza: quella della “forchetta” o “ferro”. Si tratta di uno strumento usato per le prove a vuoto della funivia, che impedisce alle ganasce di scattare, ma che è vietato inserire durante il servizio. “Si usa nei controlli, quando ad esempio di sera si manda su la cabina vuota senza nessun operatore dentro: su certi impianti la inseriscono in modo che non scatti il freno senza nessuno dentro che lo possa ripristinare”, ha spiegato a Repubblica Paolo Sutto, che dal 2003 gestisce il sito funivie.org. Se questa ipotesi dovesse rivelarsi corretta, lo strumento sarà trovato sul posto.

    Per comprendere cosa sia davvero accaduto, gli inquirenti hanno sequestrato l’impianto e acquisito i filmati delle telecamere che inquadrano la tratta. Nel video, già in parte visionato dagli investigatori, si vede la cabina, ormai quasi arrivata a destinazione, scivolare improvvisamente all’indietro. Intanto la procuratrice capo di Verbania, Olimpia Bossi, ha aggiunto nuove ipotesi d’accusa al fascicolo: oltre all’omicidio colposo plurimo per le 14 vittime e alle lesioni colpose per l’unico sopravvissuto, Eitan, 5 anni, che lotta per sopravvivere all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, procede anche per un reato di rara applicazione: disastro colposo connesso all’attentato alla sicurezza dei trasporti.

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