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    “Sulla funivia c’era un rumore strano, così quel mattino bloccammo i freni”

    Credit: Vigili del Fuoco
    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 29 Mag. 2021 alle 09:39 Aggiornato il 30 Mag. 2021 alle 07:35

    Il mattino di domenica 23 maggio 2021, appena entrata in funzione, la funivia Stresa-Mottarone faceva un rumore strano: era il meccanismo frenante che si azionava per un problema di perdita di pressione. Per evitare il blocco dell’impianto – e la conseguente perdita dell’incasso – i gestori decisero di bloccare i freni d’emergenza con il forchettone.

    È il racconto fatto ai pm di Verbania dal capo servizio Gabriele Tadini, arrestato per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro insieme a Luigi Nerini, titolare della Ferrovie del Mottarone, e a Enrico Perocchio, direttore d’esercizio.

    Poche ore dopo l’avvio dell’impianto, quel mattino, la fune traente della funivia si spezzò – ancora da capire come e perché -, i freni bloccati non entrarono in funzione e una cabina della funivia volò giù, provocando la morte di 14 persone tra cui due bambini.

    “Nonostante la gravità delle condotte contestate e delle conseguenze che ne sono derivate, i fermati non hanno avuto un atteggiamento resipiscente”. “Hanno potuto vedere i corpi delle vittime straziati, giacenti a terra, sbalzati fuori dalla cabina o incastrati dentro la stessa” ma non si sono presentati subito in Procura per assumersi “le proprie responsabilità”, scrivono i pm nell’ordinanza in cui chiedono al gip la conferma degli arresti.

    Secondo il racconto di Tadini, quel giorno la funivia fu avviata “intorno alle 9-9,10 per una corsa di prova a bassa velocità per verificare il regolare funzionamento”. Il capo servizio – scrivono i magistrati – rileva “qualche anomalia all’impianto frenante”. Sente un rumore che proviene dalla centralina: “Un suono caratteristico, riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante, che si ripeteva ogni 2-3 minuti”.

    Si tratta, in base alla ricostruzione fatta, del circuito che tenta di riportare l’olio in pressione e fa così “chiudere una delle due ganasce” dei freni bloccando la funivia: “Il sistema, rilevando un’anomalia, avrebbe fatto scattare il freno impedendo all’impianto di fare le sue corse”.

    Per evitare appunto che le cabine si blocchino, Tadini disattiva allora i freni di emergenza piazzandoci il cosiddetto forchettone. In un primo momento l’indagato ha raccontato ai pm che lo stesso problema si era verificato il giorno precedente e che anche in quel caso lui stesso era intervenuto  col forchettone “senza avvisare nessuno, né Nerini, né Perocchio” e senza annotare l’intervento sull’apposito registro.

    L’ammissione di quest’ultima mancanza comporta per il capo servizio la contestazione di un ulteriore reato: quello di falso in atto pubblico, dato che il registro della funivia è destinato alle verifiche dell’Ustif del Ministero delle infrastrutture.

    Successivamente Tadini cambia versione e riferisce che i freni della funivia Stresa-Mottarone erano stati disattivati, “sostanzialmente in modo pressoché abituale, quanto meno nel corso dell’ultimo mese, da quando l’impianto aveva riaperto al pubblico” dopo la chiusura forzata per Covid. Il tecnico aggiunge anche che la decisione era stata condivisa “sia con l’ingegner Perocchio sia con Nerini”, i quali l’avrebbero avallata e avrebbero sottolineato l’importanza di non interrompere l’attività dell’impianto per scongiurare “ripercussioni di carattere economico”.

     

     

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