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    Focolaio a Roma, secondo gli inquirenti il virus al San Raffaele Pisana è stato portato da un paziente

    I sospetti degli inquirenti si sono concentrati in particolare su 3 pazienti, assistiti nei reparti di riabilitazione cardiologica e riabilitazione respiratoria

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 16 Giu. 2020 alle 16:37 Aggiornato il 16 Giu. 2020 alle 16:40

    Focolaio a Roma: ecco come è nato il contagio al San Raffaele Pisana

    La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per cercare di capire come è nato il contagio al San Raffaele Pisana, la clinica di Roma dove lo scorso 2 giugno è scoppiato un vero e proprio focolaio, che finora ha provocato 112 infetti e 5 morti. Allo scopo di approfondire la vicenda, nella giornata di lunedì 15 giugno, su mandato del pm Nunzia D’Elia, i Nas si sono recati nella clinica romana per perlustrare i quattro piani dell’istituto e verificare gli elenchi su medici, infermieri e pazienti presenti all’interno della clinica. Anche se le indagini sono ancora in una fase preliminare, i sospetti degli inquirenti si sono concentrati su 3 pazienti, assistiti nei reparti di riabilitazione cardiologica e riabilitazione respiratoria.

    Come detto, il primo caso è stato individuato il 2 giugno, ma il sospetto di chi indaga sulla vicenda è che il contagio possa risalire a settimane prima, motivo per cui l’Azienda sanitaria regionale sta richiamando tutti i degenti dimessi dal 1 maggio in poi. L’obiettivo degli inquirenti è quello di capire se gli ospedali da cui provenivano i pazienti e la clinica stessa abbiano fatto tutti gli esami necessari per accertare eventuali casi Covid-19. Gli investigatori, infatti, hanno scoperto che alcuni pazienti presentavano patologie compatibili con una sindrome respiratoria prima che venisse scoperto il focolaio di Coronavirus.

    Così come il caso di Mario, il nome di fantasia utilizzato da TPI per raccontare la sua vicenda, deceduto al San Raffaele il 25 maggio scorso. Malato di Parkinson e diabete, Mario è stato ricoverato all’ospedale Gemelli, dove è risultato negativo al tampone per la ricerca del nuovo Coronavirus, a causa di una febbre alta che non passava nonostante gli antibiotici. Il 15 maggio è stato trasferito alla clinica San Raffaele dove, come detto, dieci giorni dopo è morto dopo aver sviluppato insufficienza respiratoria e di nuovo febbre alta. Effettuato di nuovo il tampone, Mario questa volta è risultato positivo al Covid-19. Che sia lui il paziente 1 del San Raffaele? È quello che dovrà appurare l’inchiesta condotta da Nunzia D’Elia.

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