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    Delitto di Garlasco, i legali di Andrea Sempio lavora per smontare le intercettazioni: “Commentava un podcast”

    Credit: AGF

    Gli avvocati cercano elementi che possano smontare le accuse dei pm di Pavia

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 7 Mag. 2026 alle 14:54

    I legali di Andrea Sempio, nuovo indagato per il delitto di Garlasco, sono al lavoro per recuperare del materiale audio che possa smontare le accuse dei pm di Pavia, in particolar modo quelle legate alle intercettazioni ambientali. I magistrati, che hanno proposto una nuova dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi, ritengono che solamente chi aveva visto i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi poteva sapere che quel filmato si trovasse su una pendrive. Durante l’interrogatorio, al quale l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, i pm hanno letto a Sempio e ai suoi legali una trascrizione di un’intercettazione ambientale in cui l’amico di Marco Poggi parla dei filmati di Alberto e Chiara e racconta il possibile dialogo con la vittima. “Lei ha detto.. ‘non ci voglio parlare con te’”. E ancora: “Era tipo io gli ho detto ‘riusciamo a vederci?’”. Poi ancora aggiunge: “Lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono… ah ecco che fai la dura (ride, ndr) ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, caz…o. Lei dice ‘non l’ho più trovato’ il video (con tono di voce tutto sbagliato) poi (modificando la propria voce) io ho portato il video”. E ancora: “anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho (voce bassa) dentro la penna, va bene un caz…o”.

    Secondo i legali di Andrea Sempio, tuttavia, Sempio avrebbe dichiarato di aver “scimmiottato” questa ricostruzione proposta durante un podcast. Ecco perché, dalla mattinata di giovedì 7 maggio, gli avvocati di Sempio stanno lavorando per confrontarsi e recuperare quel podcast per poi eventualmente analizzarlo. Secondo la procura di Pavia, invece, quelle parole rappresentano una sorta di ammissione. L’intercettazione, infatti, risale ad aprile 2025, un periodo in cui non si era mai parlato dei video sulla pennetta Usb. Chiara Poggi, infatti, li aveva copiati sulla pendrive e poi cancellati: solo chi li ha visti su quel supporto, secondo i magistrati, poteva esserne a conoscenza.

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