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    Cristian e Luca Vigilante, chi sono i gestori del centro anziani di Foggia, colpito da una bomba, nel mirino della mafia

    I due manager sono stati oggetto in passato di altri attentati: la loro "colpa" è di essere testimoni nell'inchiesta "Decima azione" contro la "Società" foggiana, altrimenti nota come "quarta mafia"

    Di Carmelo Leo
    Pubblicato il 16 Gen. 2020 alle 11:45 Aggiornato il 16 Gen. 2020 alle 11:49

    Cristian e Luca Vigilante, chi sono i gestori del centro anziani di Foggia colpito da una bomba

    Sono spaventati Luca e Cristian Vigilante, i due manager di Foggia e gestori del centro per anziani contro cui stanotte è stata fatta esplodere una bomba: nessun ferito ma tanta paura, in quello che a tutti gli effetti è l’ennesimo atto di intimidazione organizzato dalla mafia locale.

    Non è la prima volta, infatti, che i due fratelli sono vittime di attentati dinamitardi. Basti pensare che a inizio anno, il 3 gennaio, era stato fatto esplodere il loro suv aziendale (un Discovery Land Rover), finito poi completamente distrutto insieme ad altre sei auto parcheggiate in via D’Aragona, alla periferia di Foggia.

    La “colpa” di Luca e Cristian Vigilante, che gestiscono il gruppo “Telesforo” (che lavora nel settore delle case di cura, come nel caso di “Il Sorriso di Stefano”, il centro per anziani colpito stanotte) è quella di essere testimoni nell’inchiesta “Decima azione” contro la “Società” foggiana, altrimenti nota come “quarta mafia”.

    Tutto è iniziato circa due anni fa. Luca, 38 anni, è il presidente della società Sanità Più, mentre Cristian (45 anni) è consigliere di amministrazione e responsabile delle risorse umane. Un giorno, alcune persone chiesero al maggiore dei fratelli aiuto per trovare un posto di lavoro. La richiesta, però, venne condita da minacce: se non fosse stata assecondata, sarebbero iniziati i “boom” e i “baam”. Ovvero gli attentati.

    In quel surreale colloquio, Cristian provò a dire che avrebbe denunciato quella richiesta. Ma quegli uomini non si intimidirono, anzi lo invitarono a farlo porgendogli il cellulare. Gli promisero anche che avrebbero prodotto la certificazione necessaria per giustificare l’assunzione di un operatore socio-sanitario senza alcun titolo

    I due uomini, però, non sapevano di essere già sottoposti a intercettazioni da parte della polizia. Così, qualche giorno dopo, Luca e Cristian Vigilante furono convocati in questura e ammisero di aver ricevuto quelle richieste con minacce annesse.

    A novembre 2018, l’operazione portò all’arresto di 30 persone, accusate a vario titolo di  estorsione aggravata e continuata in concorso con altre persone non identificate. Ma da allora la vita di Luca e Cristian Vigilante non è più stata la stessa. Le intimidazioni verbali sono diventati veri e propri attentati: prima il suv del 3 gennaio, adesso la bomba contro il centro per anziani.

    In un’intervista al Corriere della Sera, i due fratelli hanno manifestato la loro preoccupazione: “Siamo esterrefatti – ha detto Luca – e questo ennesimo episodio ci preoccupa. Non ci aspettavamo assolutamente una cosa del genere a distanza di pochi giorni da una risposta collettiva, sociale, istituzionale” come la sfilata dei cittadini – con l’associazione Libera contro le mafie – in opposizione agli ultimi attentati a Foggia. Tuttavia, assicurano, “riapriremo subito: lavoreremo tranquillamente”.

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