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    “Ho fatto 10 giorni in terapia intensiva. Non sottovalutate il Coronavirus”: a TPI l’appello di Gianni

    Gianni Zampino da 10 giorni è ricoverato all'ospedale Amedeo di Savoia di Torino a causa del Coronavirus. A TPI racconta la sua storia e lancia un appello per restare a casa

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 17 Mar. 2020 alle 13:46

     

    Coronavirus, Gianni Zampino a TPI: “Ho fatto 10 giorni in terapia intensiva”

    “In troppi prendono ancora la situazione sotto gamba, il Coronavirus non è influenza. È un incubo, sembra di impazzire”.

    Gianni Zampino, torinese, ha 40 anni. A TPI ha voluto raccontare la sua storia mentre è ancora ricoverato all’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino dove combatte contro il Coronavirus. Lo stesso male ha ucciso suo padre e Gianni non ha potuto nemmeno dargli l’ultimo saluto.

    “Sono all’Amedeo di Savoia, ospedale per le malattie infettive. Ieri è stato fatto un tampone e spero che sia negativo. Adesso mi hanno abbassato un po’ l’ossigeno e non sono più in terapia intensiva ma so che devo ancora lottare. Respiro ancora con un po’ di ossigeno”.

    Quando ti hanno ricoverato?

    Sono qui da 10 giorni.

    Quando hai capito di esserti ammalato?

    Un mese fa avevo avuto una febbre e una tosse molto secca. Visto che faccio il responsabile di un’azienda forse l’ho un po’ trascurato. Sono stato una settimana a casa ma c’è stata una polmonite forse non curata. Ma ho vissuto tranquillamente. Tre settimane fa sono andato a Milano per lavoro, ma tutto tranquillo. La giornata è andata benissimo. Quando mi sono ritirato a casa avevo brividi e stanchezza. Mi son detto mangio qualcosa e mi riposo. Il giorno dopo sono andato a lavorare. La sera dovevo fare una pizza con gli amici ma ho rinunciato. Poi sono iniziati i dolori allo stomaco, la tosse secca, la difficoltà a respirare, questa febbre e mi cambiavo tre volte al giorno perché sudavo per la febbre che scendeva. Vivevo con papà che faceva la dialisi e sentivo che anche lui tossiva.

    Poi cosa hai fatto?

    Ho chiamato il dottore. Come tanti avevo sottovalutato questo Coronavirus. Mi ha stravolto la vita.

    Cosa ti ha detto il dottore?

    È venuto a casa, mi ha fatto la prova del respiro. In 40 anni non ho mai preso antibiotici, sono un ragazzo sportivo, non fumo, non ho mai avuto problemi. Quindi mi ero affidato al dottore. Ho preso gli antibiotici. Poi sabato scorso è venuto mio fratello a trovarci e mi ha visto in condizioni drammatiche. Io svenivo. Avevo dei mancamenti. Quando mio fratello ha chiamato l’ambulanza sono venuti i dottori a casa e siamo scesi come nei film. La gente che ci guardava come appestati. Ci hanno portato in ospedale, in stanze isolate e poi ci hanno fatto il tampone. Poi mi hanno fatto le lastre e i polmoni erano in uno stato molto brutto e mi hanno detto che mi spostavano in un altro ospedale.

    Ho salutato papà e ho realizzato che non l’avrei più visto. Mi hanno portato al Maria Vittoria. Ero da solo in terapia intensiva. Il cellulare era l’unico contatto con il mondo esterno. Questo Coronavirus non è influenza. Lo staff del Maria Vittoria è stato eccezionale. Non mi rendo ancora conto di quello che è successo. È devastante.

    Adesso riesci a dormire meglio?

    Ho fatto 10 giorni in terapia intensiva. Il sistema è al collasso, poverini i medici non sanno cosa fare. Non sai quello che succede, ti sembra di impazzire. Non diamo per scontata la vita.

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