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    Questo paese vuole essere il primo al mondo a diventare “plastic neutral”

    Credit: Joseph EID / AFP
    Di Maria Elena Gottarelli
    Pubblicato il 17 Mag. 2019 alle 13:58 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:42

    Timor Est impianto plastica riciclaggio | Timor Est (o Timor-Leste), paese del sud-est asiatico ad altissimo tasso di inquinamento marino, ambisce a diventare il primo paese al mondo ad essere plastic-neutral, cioè in grado di riciclare il cento per cento dei suoi detriti plastici.

    40 milioni di dollari sono stati investiti dal governo di Dili per la progettazione e la creazione di un nuovo impianto tecnologico capace di convertire qualsiasi detrito plastico in un nuovo prodotto.

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    Questo nuovo impianto, che dovrebbe essere lanciato entro la fine del 2020, potrebbe quindi rivoluzionare la politica economica e ambientale di un paese in cui l’emergenza rifiuti è più alta che mai.

    Basti pensare al fatto che il Timor Est, malgrado una popolazione di appena 1.3 milioni di abitanti produce circa 70 tonnellate di detriti plastici al giorno, la maggior parte dei quali viene raccolta sulle spiagge e sulle aree urbane e poi bruciata all’aperto.

    Un progetto, quindi, decisamente ambizioso nato dalla collaborazione fra la capitale (Dili) e l’Australia’s Mura Technology, dalla cui intesa è nata la società no-profit RESPECT, che a partire dal 2020 si occuperà della gestione del nuovo impianto di riciclaggio.

    “Il nostro è un piccolo paese, ma possiamo prenderci un impegno, quello cioè di diventare il primo Stato al mondo plastic-neutral, nella regione con il più alto tasso di inquinamento marino”, ha dichiarato Thomas Maschmeyer, co-inventore della tecnologia di riciclaggio che sarà utilizzata nel nuovo impianto.

    “Quando usata male, la plastica ha un impatto negativo, ma può trasformarsi in un alleato, se usata bene”, ha aggiunto Maschmeyer in un’intervista telefonica con la Thomson Reuters Foundation.

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    Il problema dell’inquinamento è particolarmente cruciale in numerosi paesi asiatici, quelli cioè in cui il vertiginoso sviluppo economico e tecnologico non è affiancato a politiche ambientali avvedute e sostenibili.

    Nel Timor Est, l’accumulo di detriti plastici su coste e fondali marini ha raggiunto livelli allarmanti, segno del fatto che i servizi di raccolta rifiuti locali non sono in grado di stare al passo con lo sviluppo economico del paese.

    Ogni anno, più di otto milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani, secondo gli ultimi dati scientifici. Fra i paesi a maggiore tasso di inquinamento troviamo, senza sorprese, la Cina, ma anche il Vietnam, l’Insonesia, le Filippine e la Thailandia.

    A lungo andare, ciò avrà un impatto negativo non solo sulla salute umana e ambientale, ma anche sul turismo, sulla pesca, sul settore navale e quindi sull’economia in generale. A conti fatti, l’inquinamento ambientale costa ai 21 paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) circa 1.3 miliardi di dollari all’anno.

    Maschmeyer ha spiegato che il nuovo impianto di riciclaggio si servirà di una tecnologia chimica in grado di convertire velocemente i rifiuti plastici in liquido o gas senza aggiungere oli minerali, cosa che nessun altro strumento di riciclaggio permette di fare.

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    “Il problema con i prodotti plastici è capire cosa farne una volta che si è finito di utilizzarli”, ha spiegato Maschmeyer, che insegna chimica all’Università di Sydney. “In questo caso, possiamo riciclarlo e reinserirlo nell’economia circolare”, ha aggiunto.

    “Questa collaborazione è davvero eccitante per noi” ha detto Demetrio a Amaral de Carvalho, segretario ambientale del Timor Est. “Questo nuovo impianto non farà solo la differenza nella riduzione dello spreco della plastica contribuendo alla salute dei nostri amati mari, ma sarà anche un esempio per il resto del mondo”, ha concluso.

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