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Messenger Kids, il “bug” e il pericolo pedofilia: un errore tecnico espone i baby utenti a molti rischi

La lettera di Facebook ai genitori

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 25 Lug. 2019 alle 10:50 Aggiornato il 25 Lug. 2019 alle 13:18

Messenger Kids, il “bug” e il pericolo pedofilia

Messenger Kids, il “bug” e il pericolo pedofilia: un errore tecnico espone i baby utenti a molti rischi. Una specie di vicolo cieco dell’algoritmo, in pratica, permetteva agli adulti, anche estranei, di contattare i baby-utenti senza alcun filtro. Esponendoli anche al pericolo di finire nelle grinfie dei pedofili sul web.

La notizia è stata svelata dal sito dedicato a Media e tecnologia The Verge che è riuscito anche ad entrare in possesso del messaggio di allerta che Facebook ha inviato ai genitori.

“Ciao [nome del genitore], abbiamo riscontrato un errore tecnico che ha permesso all’amico [nome dell’amico] di [nome del bambino] di creare una chat di gruppo con [nome del bambino] e uno o più amici approvati dai genitori di[nome dell’amico]. Vogliamo che tu sappia che abbiamo disattivato questa chat di gruppo e che ci stiamo assicurando che le chat di gruppo come questa non siano consentite in futuro”.

Scopo della App di Facebook, lanciata nel 2017 e pensata per i ragazzi dai 13 anni, era quello di non mettere a contatto i più piccoli con utenti non approvati dai genitori. Il fine principale era garantire il massimo della sicurezza.

Messenger Kids avrebbe dovuto ridurre al minimo i rischi di incorrere in sconosciuti nelle chat. Era stata presentata prima di tutto come strumento di comunicazione ideale per la famiglia, tra figli e genitori o tra nipoti e nonni.

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Come aggiravano il vincolo

Un bug, un errore tecnico, però, permetteva di aggirare il vincolo di non riuscire a contattare i baby-utenti a meno di non essere approvati dai genitori: bastava inserire i più piccoli in un gruppo con altri partecipanti.

Non è chiaro per quanto tempo il bug sia stato presente nell’applicazione e se sia stato risolto o meno. Su questo i genitori chiedono a Facebook maggiore trasparenza.

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