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Tour de France 2026: Pogacar per la cinquina, Vingegaard per la doppietta, Seixas per la Francia

Credit: AGF
Di Simone Gambino
Pubblicato il 3 Lug. 2026 alle 15:37 Aggiornato il 3 Lug. 2026 alle 15:38

Partirà domani da Barcellona, con una cronometro a squadre di 19 chilometri, il 113° Tour de France che si concluderà domenica 26 luglio a Parigi sui Campi Elisi. La partenza spagnola, a soli tre anni dalla precedente a Bilbao, comporterà l’inevitabile anticipo dei Pirenei, dando luogo a un disegno decisamente alternativo rispetto ai canoni tradizionali. Infatti, dopo la seconda tappa, decisamente mossa, con arrivo ancora nel capoluogo catalano, ci sarà un primo assaggio in altura nella giornata di lunedì 6 luglio, seguito da due frazioni occitane per velocisti, prima del tappone pirenaico da Pau a Gavarnie-Gedre con l’immancabile ascesa al Tourmalet. C’è da aspettarsi che, la sera di giovedì 9 luglio, la classifica generale abbia assunto una identità ben precisa.

La corsa, a questo punto, punterà a nord per il tradizionale volatone di Bordeaux per poi attraversare, nell’ottava giornata, le terre di Cirano, prima di fermarsi, per il primo giorno di riposo a Ussel, ai piedi del Massiccio Centrale. Martedì 14 luglio, il 237° anniversario della Presa della Bastiglia sarà degnamente festeggiato con una frazione da Aurillac a Le Lioran che, negli ultimi 100 chilometri, non avrà un centimetro di pianura. Più che mutare la classifica, questa escursione nei luoghi degli scontri tra Cesare e Vercingetorige potrebbe lasciare molte tossine nelle gambe dei corridori. Si dovrebbero, poi, vivere tre giorni relativamente tranquilli pedalando verso oriente. Sabato 18 luglio, lungo i 155 chilometri da Mulhouse ai 1.192 metri de Le Markstein, si transiterà sul leggendario Ballon d’Alsace, teatro del primo arrivo solitario di Eddy Merckx nel lontano 1969. Il giorno dopo ci sarà un anticipo alpino con l’arrivo ai 1.508 metri del Plateau de Solaison che precederà il secondo giorno di riposo in riva al lago di Ginevra.

La sponda francese del lago Lemano sarà il teatro dell’unica cronometro individuale di questa edizione del Tour. Saranno soltanto 26 i chilometri contro il tempo su un percorso pianeggiante in cui il vento potrebbe riservare qualche sorpresa. Una tappa di tregua, con volata scontata, da Chambery a Voiron fungerà da aperitivo per il trittico alpino finale con la frazione unipuerto di Orceries Merlette che precederà la duplice conclusione all’Alpe d’Huez, tornata protagonista dopo qualche anno d’oblio. Poi tutti in treno a Parigi per il gran finale, comprensivo di passaggio a Montmarte.

Sebbene non manchino i proclami di tanti speranzosi, anche quest’anno dovremmo assistere a una corsa nel segno dei diarchi: Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) e Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike). A entrambi questi fuoriclasse non mancano le motivazioni. Lo sloveno, conquistando la quinta maglia gialla, entrerebbe nel club ristretto dei pentavincitori comprendente Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. Il danese, fresco trionfatore del Giro d’Italia, oltre a realizzare la leggendaria accoppiata rosa-gialla, si troverebbe a essere contemporaneamente campione dei tre grandi giri. Nel collettivo immaginario transalpino, il non ancora ventenne Paul Seixas (Decathlon CMA CGM) dovrebbe recitare il ruolo del terzo incomodo. Preso atto dell’immenso potenziale del giovane lionese, dimostrato prima alle Strade Bianche e successivamente alla Liegi-Bastogne-Liegi quando fu l’ultimo a cedere a Pogacar, resta più d’un dubbio sull’opportunità di sottoporre un corridore così acerbo a una prova massacrante come il Tour.

È plausibile, invece, che sul terzo gradino del podio a Parigi troveremo un uomo della Red Bull Bora Hansgrohe. La squadra tedesca, che ha dirottato Primoz Roglic sulla Vuelta Espana, si presenta con ben tre punte di altissimo valore: il tedesco Florian Lipowitz, terzo in classifica generale 12 mesi fa, l’australiano Jai Hindley, vincitore del Giro d’Italia 2022 e terzo un mese fa nella corsa rosa, e l’indecifrabile Remco Evenepoel, imbattibile a cronometro ma non sempre a suo agio sulle cime storiche del Tour. Compagni di squadra nella UAE l’anno scorso, lo spagnolo Juan Ayuso (Lidl Trek) e il messicano Isaac Del Toro, rimasto sotto la lunga ala di Tadej, potrebbero essere le sorprese di questa edizione, anche se per il vincitore del Tour de l’Avenir 2023 la libertà d’azione potrebbe essere fortemente limitata.

L’Italia sarà ai nastri di partenza con 12 corridori. Non ci sarà, a difendere la maglia verde conquistata l’anno scorso, il neo campione d’Italia Jonathan Milan (Lidl Trek), vittima del turn over che prevede l’alternanza nei grandi giri con il forte danese Mads Pedersen. Filippo Ganna (Netcompany Ineos), in caccia della prima vittoria al Tour, punterà tutte le sue flches sulla cronometro del 21 luglio. In casa Visma, le speranze di Vingegaard posano le loro fondamenta anche sul lavoro di Edoardo Affini e, soprattutto, Davide Piganzoli, autentico homo novus del ciclismo azzurro. La coppia Bahrain Victorious vedrà Damiano Caruso, al suo ultimo grande giro prima di salire in ammiraglia, guidare Antonio Tiberi nel suo esordio alla Grande Boucle. Analogo compito a quello del ragusano attende Mattia Cattaneo con Evenepoel in casa Red Bull. Liberi da compiti gravosi potranno cercare un giorno di gloria Davide Ballerini e Simone Velasco (XDS Astana Team), Marco Frigo (NSN Cycling Team), Stefano Oldani (Caja Rural Seguros), Lorenzo Germani (Groupama FDJ) e il veterano Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling Team) già vincitore di tre tappe in terra di Francia. Ci attende un Tour, come sempre, sontuoso. Speriamo possa essere anche rinfrescante.

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